
Report GIMBE: garantire pari diritti alle donne su tutto il territorio nazionale L’endometriosi resta una patologia ancora sottovalutata in Italia, con tempi di diagnosi che possono arrivare fino a 10 anni e forti disuguaglianze nell’accesso alle cure tra le diverse Regioni. È quanto emerge dal nuovo report della Fondazione GIMBE, che analizza evidenze scientifiche e organizzazione dei servizi sanitari sul territorio.
Una malattia diffusa ma sottodiagnosticata
A livello globale, l’endometriosi colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva, con impatti significativi su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale.
In Italia, però, i dati ufficiali sottostimano il fenomeno: si registrano circa 9.300 nuovi casi l’anno, ma le stime si basano soprattutto su ricoveri ospedalieri, quindi sulle forme più gravi.
“Si tratta di un problema di salute pubblica ancora sottovalutato”, sottolinea Nino Cartabellotta. “La diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea”.
Diagnosi tardive: fino a 10 anni di attesa
Uno dei principali nodi critici è il ritardo diagnostico, stimato tra 7 e 10 anni dall’insorgenza dei sintomi.
Le cause sono molteplici:
Le conseguenze sono rilevanti: anni di dolore, peggioramento della qualità della vita e aumento del rischio di complicanze.
Servizi sanitari a “geometria variabile”
Il report evidenzia forti differenze regionali nell’organizzazione dell’assistenza:
Alcune Regioni – come Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia – hanno attivato sia PDTA sia reti cliniche. In altre realtà, invece, l’organizzazione resta parziale o frammentaria.
“Il quadro è molto eterogeneo”, evidenzia Cartabellotta, “con differenze concrete nell’accesso alle cure”.
Esenzioni limitate e diritti non pienamente garantiti
L’endometriosi è stata inserita tra le patologie croniche nel Piano Nazionale della Cronicità 2024-2025 e, per gli stadi più avanzati (III e IV), è prevista l’esenzione dal ticket.
Tuttavia:
Inoltre, una recente sentenza del TAR del Lazio ha messo in discussione il sistema tariffario, creando incertezza futura.
Iniziative regionali, ma senza uniformità
Alcune Regioni hanno introdotto misure aggiuntive:
Nonostante ciò, il quadro complessivo resta frammentato.
La richiesta: equità e accesso uniforme
Secondo la Fondazione GIMBE, è necessario garantire alle donne:
Il rischio, altrimenti, è quello di una sanità “a due velocità”, dove il diritto alla salute dipende dal luogo di residenza.
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