
Sette morti ma non ci sono legami: per altri due gli esami sono in corso. Recuperato il 30% dei bambini non immunizzati
''Nessuna problematica di sicurezza per i vaccini'' e di sette casi con esito fatale nessuno è risultato correlabile con la vaccinazione tra quelli per i quali è stato possibile valutare il nesso di causalità, ''mentre per gli altri due casi si attendono approfondimenti richiesti ma non ancora disponibili al momento della pubblicazione del presente Rapporto''. E' quanto emerge dal Rapporto Vaccini 2016 che l'Agenzia Italiana del Farmaco ha pubblicato oggi sul portale istituzionale per il 2016, riferito dal Direttore Generale, Mario Melazzini. "Anche dal Rapporto 2016 - afferma Melazzini - non emergono problematiche di sicurezza che possono modificare il rapporto beneficio rischio dei vaccini utilizzati. Come Agenzia regolatoria, proseguendo nell'operazione di trasparenza già avviata''.
I dati del 2017 saranno disponibili nei prossimi mesi. Le segnalazioni su vaccini sono state 4.766 (11% del totale delle segnalazioni a farmaci e vaccini).
La prima ricognizione sugli effetti della legge sull'obbigo vaccinale approvata lo scorso giugno sembra dare ragione ai fautori del provvedimento. Anche se solo su cinque regioni, scrivono tre esperti su Lancet Infectious Diseases, i primi dati vedono un trend in ascesa, con poco meno di un terzo dei bambini che non erano stati immunizzati 'recuperati' in pochi mesi. In sostanza, affermano Carlo Signorelli della Società Italiana di Igiene, Stefania Iannazzo del ministero della Salute e Anna Odone dell'università Vita-Salute di Milano, il 30% dei bambini nati tra il 2011 e il 2015 che non erano stati vaccinati sono stati immunizzati dopo l'approvazione della legge. "Confrontate con il 2016 - scrivono gli autori - queste vaccinazioni di 'catch up' hanno fatto sì che la copertura tra giugno e ottobre 2017 sia aumentata dell'1% per l'esavalente contro difterite, tetano, pertosse, polio, hemophilus influentiae B ed epatite B, e del 2,9% per morbillo, rosolia e parotite".
La legge, spiegano gli esperti nell'articolo, era necessaria visto il calo delle coperture che si era verificato negli ultimi anni in tutte le regioni compreso il Veneto, l'unica che aveva tolto l'obbligo nel 2007. Proprio l'esperienza veneta, dove nonostante politiche di offerta attiva e campagne molto diffuse sulla vaccinazione in dieci anni il calo è stato maggiore della media nazionale, secondo gli autori è stata una delle 'molle' che ha fatto pendere per l'obbligo, unita all'esperienza della California dove l'obbligo per il vaccino sul morbillo ha fatto aumentare le coperture del 5%. Il dibattito sul provvedimento, sottolineano comunque gli stessi autori nell'articolo, non può comunque limitarsi al solo monitoraggio delle coperture. "È stata scelta una via coercitiva che non è quella con cui voleva lavorare la sanitá pubblica - spiega Signorelli -, ma sulla strada dei tentativi di invertire il trend delle coperture in altri modi ci siamo scontrati con le fake news e con reazioni collaterali impreviste, smisurate e fuori dal seminato, che hanno portato a dei cali importanti e preoccupanti delle coperture".
Tra i primi a commentare i dati anche l'immunologo Roberto Burioni, da subito uno dei principali sostenitori della legge. "E' il momento di gioire insieme - si legge sul suo profilo Facebook -, perché un provvedimento sembra essere efficacissimo e di questa efficacia ne beneficeranno i più piccoli che non sono ancora stati vaccinati, i più deboli che non si possono vaccinare e in generale tutti quanti visto che un paese senza morbillo e senza altre brutte malattie è un paese più sano e più felice".
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