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Fattori genetici e sorveglianza attiva in pazienti con cancro

L’antigene prostatico specifico e biomarkers epigenetici predittivi dello stadio patologico.
Urologia

Nel 1966 il Dr. Gleason sviluppò un sistema di classificazione per il carcinoma prostatico. Questo sistema è basato sull’architettura microscopica del tumore: conta 5 pattern di sviluppo (1-5) (Grado 1 altamente differenziato, Grado 2 ben differenziato, Grado 3 moderatamente differenziato, Grado 4 scarsamente differenziato, Grado 5 altamente indifferenziato) e lo score viene indicato con un punteggio che va da 2 a 10: più basso è il punteggio, più basso è il grado del tumore e la sua aggressività, permettendone una classificazione.

Il sistema Gleason assieme ad altre indicazioni diagnostiche (come l'esame obiettivo, i sintomi, gli esami ematici, come la misurazione del PSA e altre indagini diagnostiche) indirizzano ad una strategia terapeutica, anche in base all'età e alle condizioni generali del paziente. La sorveglianza attiva (AS) è di norma indicata come opzione primaria per i pazienti con tumori a basso rischio (con ≤ 3 nuclei positivi).

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Il Dr. Thomas Polascik, della Divisione di Urologia dell’University Duke Medical Center di Durham NC (USA), segnala l’importanza dello studio retrospettivo di Audenet F. et al. (1) in cui sono stati analizzati i dati di 3.359 pazienti con cancro alla prostata, a basso rischio,sottoposti a prostatectomia radicale (da gennaio 2000 ad agosto 2016). Il 5,1% (n=171) dei pazienti esaminati presentava patologia avversa e apparteneva al Grado GrdGrp ≥3, o coinvolgimento delle vescicole seminali o di linfonodi.

Lo scopo è stato quello di identificare predittori di patologia grave per pazienti a basso rischio, e determinare quale possa essere il numero di campioni bioptici che possano aiutare nel decidere per una attiva sorveglianza. I risultati dello studio hanno dimostrato che il numero campioni bioptici positivi o la percentuale massima di cancro o i millimetri di cancro per campione non sono criteri predittivi per la riclassificazione. Secondo il modello statistico, solo l’età più avanzata (59-62 anni), livelli di PSA più alti (4,7 vs 5,8 ng/mL) e PSA density (0,12 vs 0,17) sono predittori statisticamente significativi di un grado patologico grave (p<0.0001).

Quindi - sottolinea il dr. Polascik - anche in accordo con la letteratura corrente (2), il PSA density assume un ruolo emergente per i criteri di ammissibilità e riclassificazione. Inoltre è utile disporre di nuovi elementi, come la risonanza multiparametrica prostatica, nuovi biomarcatori che includono modificazioni genetiche (TMPRSS2-ER di tessuto e urina), PCA3urinario, microRNAs (3): nuovi attori protagonisti per la pianificazione delle strategie di sorveglianza attiva, il cui ruolo è in studio.

Nel consigliare di convalidare ulteriormente questi risultati, il Dr. Polascik sottolinea l'importanza di disporre di più nomogrammi e modelli predittivi, per offrire più ampi criteri per sorveglianza attiva in pazienti a basso rischio.

Bibliografia:

1. Audenet F. et al. Biopsy Core Features are Poor Predictors of adverse Pathology in Men with Grade Group 1 Prostate Cancer. J Urol 2017 Oct.10 doi:10.1016/j.uro2017.10.010

2. Klotz L. Active surveillance for low-risk prostate cancer. Curr Opin Urol 2017 May;27(3):225-230

3. Ferro M. et al. Epigenetic signature: A new player as predictor of clinicallysignificant prostate cancer (PCa) in patients on active surveillance (AS). Int J Mol Sci. 2017 May 27;18(6)

L.IT.COM.12.2017.3139

Urologia
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