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Le staminali embrionali sono le più sveglie

Medicina Generale

 "Con quelle adulte invece non è esattamente così: sembra siano un pò refrattarie a recepire i messaggi e gli stimoli ad andare nelle direzioni in cui noi vorremmo mandarle''. Così Elena Cattaneo, direttore del Laboratorio Cellule Staminali dell'Università di Milano, descrive le proprietà di queste cellule, parlandone come se fossero sue figlie. L'occasione è un incontro organizzato con gli studenti dei licei milanesi sul 'Lungo e affascinante viaggio della ricerca sulle cellule staminali'. La studiosa è la coordinatrice di un progetto ambizioso: la cura attraverso le staminali di due malattie neurologiche, Corea di Huntington e il Parkinson. Costituito da 16 Centri ricerca e finanziato dalla UE con 11,9 milioni di euro, il progetto mira a testare la possibilità di cura, attraverso le cellule staminali, di due tra le più diffuse malattie neurologiche. ''Saremo un centinaio - afferma la ricercatrice - e questo sarà il meeting in cui affineremo le armi della ricerca. Il lavoro ce lo siamo già diviso”. E spiega: ''In alcuni centri di ricerca europei si lavora a istruire le cellule staminali che danno origine ai neuroni che muoiono nella malattia di Parkinson. Noi facciamo la stessa cosa per la Corea di Huntington'', altra malattia neurologica degenerativa con caratteristiche di ereditarietà e disturbi del movimento. La strategia spiegata dalla professoressa è la seguente: partire da cellule immature, quelle che possono specializzarsi in cellule di diversi tessuti e organi, e spingerle in una direzione precisa, per farle diventare cellule del sistema nervoso, neuroni. Ma per far questo bisogna ricostituire in laboratorio codici, fattori di trascrizione, geni, proteine. ''Oggi - afferma Elena Cattaneo - abbiamo già un bel repertorio di cellule staminali, tra quelle pluripotenti riprogrammate (simili cioè a quelle embrionali ma ottenute partendo da quelle adulte), le adulte, le embrionali. Abbiamo molte informazioni su come funzionano e come agiscono. E anche qualche bel risultato in vitro, sia per il Parkinson che per l'Huntington''

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