
La sperimentazione, coordinata dall’Università di Lund e dallo Skåne University Hospital, ha coinvolto otto persone con Parkinson in fase moderata sottoposte al trapianto di cellule progenitrici dopaminergiche derivate da cellule staminali embrionali umane. Dopo un anno di follow-up, i ricercatori non hanno rilevato eventi avversi gravi attribuibili al trattamento né evidenze di proliferazione tumorale, confermando la fattibilità della procedura e un profilo di sicurezza favorevole nella fase iniziale dello studio. Il monitoraggio clinico proseguirà fino a 36 mesi per valutare efficacia e sicurezza a lungo termine.
Sebbene i risultati non rappresentino ancora una prova definitiva di efficacia terapeutica, costituiscono un passaggio significativo nello sviluppo di strategie innovative per una patologia neurodegenerativa che, ad oggi, dispone esclusivamente di trattamenti sintomatici.
Alla luce di queste evidenze, l’Associazione Luca Coscioni richiama l’attenzione sulle restrizioni previste dalla legge 40/2004, che vieta l’utilizzo per finalità di ricerca delle blastocisti non idonee all’impianto. Secondo l’associazione, il progresso della ricerca internazionale evidenzia la necessità di un aggiornamento del quadro normativo nazionale, per consentire lo sviluppo di studi scientifici analoghi anche in Italia.
Il tema era già stato affrontato nel febbraio 2026 durante un convegno organizzato presso il Senato della Repubblica, nel quale la ricercatrice Malin Parmar, tra i principali esperti internazionali nel settore, aveva illustrato gli sviluppi della ricerca sulle cellule staminali embrionali applicate al Parkinson e i primi risultati della sperimentazione clinica condotta in Svezia.
L’associazione ricorda inoltre che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 84 del 2016, aveva demandato al Parlamento il compito di individuare un equilibrio tra la tutela dell’embrione e la libertà della ricerca scientifica. A distanza di dieci anni, tuttavia, il quadro legislativo è rimasto invariato.
Per questo motivo è stata rilanciata la petizione rivolta al Parlamento per chiedere una revisione della normativa, proponendo di consentire la donazione alla ricerca delle blastocisti non utilizzabili a fini riproduttivi, nel rispetto di rigorosi criteri etici e di controllo. Secondo i promotori, l’obiettivo è favorire lo sviluppo di nuove conoscenze scientifiche e di future opzioni terapeutiche per patologie oggi prive di cure risolutive, come la malattia di Parkinson.




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