
Per molti pazienti una lesione del midollo spinale segna uno spartiacque nella vita. Dietro un incidente stradale, un trauma sportivo o un infortunio sul lavoro possono nascondersi conseguenze permanenti che vanno ben oltre la perdita della mobilità. Tra le più difficili da gestire c’è il dolore neuropatico cronico, una condizione che colpisce oltre il 70% delle persone con lesione midollare e per la quale, ad oggi, non esistono farmaci in grado di modificare il decorso della malattia. Ora una ricerca italiana apre uno scenario inatteso: la tossina botulinica potrebbe non limitarsi ad alleviare i sintomi, ma contribuire direttamente alla riparazione del sistema nervoso.
Una strategia innovativa contro le lesioni croniche
Lo dimostra uno studio coordinato dall’Istituto di Biochimica e Biologia Cellulare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ibbc) e pubblicato sulla rivista scientifica Military Medical Research. I ricercatori hanno valutato gli effetti della tossina botulinica di tipo A somministrata per via intratecale in associazione all’elettrostimolazione muscolare in un modello preclinico di lesione cronica del midollo spinale. I risultati indicano una riduzione della neuroinfiammazione, un miglioramento dei processi di riparazione del tessuto nervoso e un’attenuazione del dolore neuropatico. Secondo gli autori, l’approccio potrebbe rappresentare una nuova prospettiva terapeutica per una condizione che oggi dispone di opzioni molto limitate.
Non solo effetto analgesico
L’aspetto più interessante della ricerca è il possibile cambio di paradigma nel ruolo attribuito alla tossina botulinica. Tradizionalmente utilizzata per controllare sintomi e disturbi neuromuscolari, potrebbe infatti esercitare effetti biologici più profondi, intervenendo sui meccanismi che regolano la protezione e la rigenerazione del tessuto nervoso. «Fin dai primi esperimenti abbiamo capito che la tossina botulinica faceva molto più che ridurre il dolore neuropatico. Osservavamo un recupero funzionale anticipato che non poteva essere spiegato dal solo effetto analgesico e che lasciava intuire l'attivazione di meccanismi di neuroprotezione e riparazione», spiega Sara Marinelli, prima ricercatrice dell’Istituto di Biochimica e Biologia Cellulare del Cnr e coordinatrice dello studio. «Quell’intuizione ha guidato oltre dieci anni di ricerca e oggi ci permette di guardare con fiducia alla sperimentazione clinica», aggiunge.
Verso il primo trial clinico
I dati ottenuti costituiscono la base scientifica per avviare il primo studio clinico di fase I/II dedicato a questa strategia terapeutica nelle persone con lesione del midollo spinale. Attorno al progetto è stato inoltre sviluppato un articolato percorso di trasferimento tecnologico e valorizzazione dei risultati. Il programma comprende un brevetto internazionale, un’iniziativa di Proof of Concept, il confronto con l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) per definire il percorso regolatorio e le collaborazioni necessarie allo sviluppo clinico.
Una sfida ancora aperta
Le lesioni del midollo spinale rappresentano una delle principali cause di disabilità neurologica permanente. Oltre alle limitazioni motorie, i pazienti convivono spesso con dolore persistente, difficoltà funzionali e un impatto significativo sulla qualità della vita. Per questo motivo, la possibilità di intervenire non soltanto sui sintomi ma anche sui processi biologici alla base del danno nervoso suscita grande interesse nella comunità scientifica. Se i risultati preclinici saranno confermati nell’uomo, la tossina botulinica potrebbe inaugurare una nuova fase della ricerca sulle terapie rigenerative per le lesioni del sistema nervoso centrale.




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