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Embolia polmonare nei pazienti oncologici: un nuovo algoritmo potrebbe ridurre le TAC del 20%

Uno studio pubblicato su JAMA apre la strada a diagnosi più mirate nei malati di cancro, con meno esposizione a radiazioni e mezzi di contrasto senza compromettere la sicurezza
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Per i pazienti con tumore e sospetta embolia polmonare, la TAC toracica è da sempre uno degli esami a cui si ricorre quasi automaticamente. Ma un importante studio internazionale presentato al congresso ISTH 2026 (International Society on Thrombosis and Haemostasis) e pubblicato contemporaneamente su JAMA suggerisce che in molti casi potrebbe non essere necessaria. Secondo i risultati del trial HYDRA, l'utilizzo dell'algoritmo YEARS consentirebbe infatti di evitare circa una TAC ogni cinque pazienti, mantenendo gli stessi standard di sicurezza clinica.

Lo studio HYDRA e il contributo italiano

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Il trial HYDRA ha coinvolto 698 pazienti oncologici con sospetta embolia polmonare, arruolati tra il 2019 e il 2025 in 21 ospedali di Paesi Bassi, Italia, Svizzera, Belgio, Francia e Spagna. Lo studio è stato coordinato dai ricercatori olandesi Bram Akerboom e Menno Huisman e ha visto un ruolo di primo piano della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, tra i principali centri di arruolamento internazionali.

Il gruppo italiano è stato guidato dal professor Roberto Pola, professore associato di Medicina Interna all'Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOSD Percorso Trombosi della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a due differenti strategie diagnostiche: da un lato l'algoritmo YEARS, che combina tre criteri clinici con il valore del D-dimero per decidere se eseguire o meno la TAC; dall'altro il percorso tradizionale, basato sull'esecuzione sistematica

Sicurezza confermata anche nei malati di cancro

L'obiettivo principale dello studio è stato quello verificare se l'approccio basato sull'algoritmo YEARS fosse almeno altrettanto sicuro della strategia tradizionale. «Il risultato centrale riguarda la sicurezza – spiega il professor Roberto Pola – Tra i pazienti nei quali l'embolia era stata esclusa al basale, l'evento primario, ovvero trombosi venosa sintomatica o morte correlata a embolia polmonare entro 90 giorni, si è verificato nell'1,8% del gruppo YEARS contro il 5,5% del gruppo gestito direttamente con la TAC. Una differenza che, lungi dal penalizzare l'algoritmo, ne conferma la non inferiorità rispetto allo standard diagnostico attuale». I dati confermano quindi che l'utilizzo dell'algoritmo non aumenta il rischio di mancare una diagnosi clinicamente rilevante, pur limitando l'accesso agli esami radiologici.

Una TAC evitata in 1 paziente su 5

Il dato più interessante dal punto di vista pratico riguarda il numero di esami risparmiati. Tra i 352 pazienti gestiti con l'approccio YEARS, ben 77 non hanno avuto bisogno della TAC. In altre parole, il 22% dei pazienti, circa uno su cinque, ha potuto evitare completamente l'esame radiologico. La percentuale è inferiore a quella osservata nella popolazione generale, dove precedenti studi avevano mostrato una riduzione delle TAC vicina al 48%. Tuttavia, considerata l'elevata frequenza di eventi tromboembolici nei malati oncologici, l'impatto potenziale resta significativo. Gli autori stimano che l'adozione su larga scala dell'algoritmo potrebbe evitare tra 70.000 e 80.000 TAC all'anno negli Stati Uniti per il sospetto di embolia polmonare associata al cancro.

I vantaggi per pazienti e servizi sanitari

Ridurre il ricorso all'angio-TAC non significa soltanto alleggerire il percorso diagnostico, ma anche diminuire l'esposizione a possibili rischi. «Meno esami radiologici significa minor esposizione alle radiazioni ionizzanti, minor rischio legato all'iniezione di mezzo di contrasto e tempi ridotti di permanenza in pronto soccorso», sottolinea la dottoressa Rosa Talerico, docente di Medicina Interna presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e dirigente medico dell'Unità Operativa Complessa di Medicina Interna Geriatrica della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS, diretta dal professor Francesco Landi. «Un beneficio che si somma al risparmio di risorse per i servizi di radiologia, cronicamente sotto pressione», aggiunge la specialista.

Verso un possibile aggiornamento delle linee guida

Gli autori riconoscono alcuni limiti dello studio, tra cui l'esclusione dei pazienti con aspettativa di vita inferiore a tre mesi e l'impossibilità di analizzare separatamente le diverse tipologie e stadi di tumore. Nonostante ciò, HYDRA rappresenta il primo trial randomizzato che confronta direttamente un algoritmo diagnostico validato con la strategia basata esclusivamente sulla TAC nei pazienti oncologici. Un risultato che potrebbe influenzare i prossimi aggiornamenti delle linee guida internazionali e favorire un uso più selettivo dell'imaging diagnostico anche in una popolazione finora considerata ad alto rischio e quindi candidata quasi automaticamente all'esame radiologico.

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