Ostetrica ospedaliera non si vaccina: licenziata per giusta causa

Infettivologia | Redazione DottNet | 15/11/2018 20:19

Incentivi in università e per i concorsi per chi si vaccina. Nel piano del Ministero c'è un obiettivo di 800mila vaccinati

Licenziamento per giusta causa e senza preavviso per un'ostetrica dell'Ospedale di Macerata, che ha rifiutato di sottoporsi alle vaccinazioni obbligatorie per gli operatori sanitari che lavorano in reparti specifici, tra cui ostetricia e ginecologia. Una vicenda che va avanti da tempo, tra contatti e solleciti, formali e informali e l'apertura di un procedimento. Finché il direttore generale dell'Area Vasta 3 di Macerata Alessandro Maccioni ha firmato il provvedimento di risoluzione del contratto. E' il primo caso in Italia e con tutta probabilità approderà davanti al giudice del lavoro.

"Dispiace che sia andata a finire così. Né io né i miei collaboratori siano contenti quando si firma un provvedimento del genere - dice Maccioni all'ANSA - ma la storia si prolungava da mesi, più volte ci sono stati incontri e colloqui". Le sollecitazioni inoltre erano arrivate anche da parte dei superiori dell'ostetrica, dalla responsabile delle professioni sanitarie, dal direttore sanitario. La determina doveva essere firmata un mese fa, poi era stato deciso di aspettare altri 20 giorni. Che però non sono serviti a convincere l'ostetrica. L'obbligo è sancito da una serie di norme nazionali e regionali: il piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2020, una delibera della Giunta regionale che lo ha recepito, una determina dell'Asur dell'ottobre 2017. In più ci sono le norme relative agli obblighi a cui sono sottoposti i lavoratori in determinati settori.

Sempre nelle Marche, nell'agosto 2017 un'ostetrica non vaccinata del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale di Senigallia si ammalò di morbillo, facendo scattare il piano di emergenza, con monitoraggio di tutti i contatti e dei bambini nati nel periodo a rischio di contagio. Un caso che aveva fatto clamore e portato alla ribalta l'urgenza di vaccinarsi per gli operatori sanitari. Una necessità di cui è sempre stato convinto il presidente della Regione Marche e assessore regionale alla Sanità Luca Ceriscioli, che oggi parla di "un percorso fortemente voluto fin da inizio legislatura" di fronte ai dati preoccupanti della copertura vaccinale in calo. Tanto che la Regione Marche è stata tra le prime ad imporre l'obbligo di vaccinazione per l'accesso agli asili nido e ai servizi per l'infanzia e la prima in Italia a lanciare una campagna di vaccinazione per tutti gli operatori sanitari. Non c'è solo l'obbligo, ma un monitoraggio con l'uso di marker per individuare le immunizzazioni. Ad oggi comunque non si sa come l'ostetrica abbia giustificato il suo diniego. "Forse con le solite argomentazioni no vax", dicono fonti ospedaliere.

Sulla vicenda non ha dubbi il virologo Roberto Burioni: "un sanitario che rifiuta le vaccinazioni non solo è un ignorante non scusabile, ma è qualcosa di vicinissimo a un criminale", scrive su Facebook, "un'ostetrica non vaccinata può contrarre morbillo, varicella, rosolia e trasmettere queste malattie alle future mamme e ai neonati con conseguenze devastanti. E' come tollerare che a guidare un autobus sia un autista completamente ubriaco".

Incentivi a chi si vaccina

Incentivi nell'ambito del percorso universitario, per l'accesso ai concorsi pubblici o, ancora, misure ad hoc decise con le federazioni sportive per i giovani atleti. Per promuovere la vaccinazione anti-morbillo tra gli adolescenti ed i giovani adulti, che sono attualmente le fasce meno coperte e dunque più a rischio, gli esperti del ministero della Salute puntano proprio a "misure incentivanti" che motivino e spingano i giovani ad aderire ai programmi di immunizzazione. L'obiettivo è quello di raggiungere e vaccinare 800mila ragazzi.

A queste ipotesi di misure di incentivazione stanno lavorando gli esperti del ministero della Salute, con il coinvolgimento anche di altri ministeri. Le misure allo studio, nell'ambito del nuovo piano per l'eliminazione del morbillo, secondo quanto si apprende, punterebbero dunque a fare leva non sulla obbligatorietà dell'immunizzazione, bensì su incentivi collegati appunto all'accesso ai concorsi pubblici oppure al percorso universitario o sportivo. Si tratta di misure delle quali si sta però ancora verificando la possibilità concreta di applicazione. Altro obiettivo è anche quello di incentivare le vaccinazioni nel personale sanitario.

A questo proposito, come già rilevato dal presidente dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), Walter Ricciardi, si potrebbe fare riferimento alla già esistente legge per la sicurezza sui luoghi di lavoro che obbliga datore di lavoro e lavoratore ad attuare le misure per la prevenzione dei rischi: sulla base di tale norma sarebbe infatti già possibile la previsione della vaccinazione obbligatoria per gli operatori sanitari. Attualmente, i vaccinati nel personale sanitario non superano il 15-20% del totale ed è di questi giorni il caso di un'ostetrica licenziata a Macerata perché ha rifiutato di vaccinarsi. Un problema non da poco se si considera che su 2.295 casi di morbillo in Italia solo nel 2018, ben 100 si sono registrati proprio tra medici ed infermieri.

Che il morbillo sia una malattia "da debellare", lo ha ribadito anche il sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi, precisando di non essere contrario all'obbligo: "Quando serve va fatto, soprattutto per tamponare situazioni che possono essere potenzialmente allarmanti. Ma non ci può essere l'obbligo di vaccinare solo i bambini in età prescolare - ha affermato - e deve esserci anche per chi ne ha bisogno e, in questo caso, i giovani adulti". A tutto ciò si punta nel nuovo Piano anti-morbillo che dovrebbe essere pronto entro gennaio. Entro metà dicembre, invece, si insedierà il nuovo Gruppo tecnico consultivo sulle vaccinazioni (Nitag), con esponenti del ministero, dell'Iss, dell'Aifa, di Agenas, di Ordini, sindacati medici e società scientifiche. Il tema vaccini resta comunque una questione 'calda', come dimostra la cronaca.

Il deputato di Forza Italia Roberto Novelli è stato infatti minacciato di morte per aver preso posizione contro chi non vaccinando i figli provoca contagi. Nei giorni scorsi, in concomitanza con i casi di morbillo a Bari, aveva lanciato l'idea di una proposta di legge per introdurre una nuova ipotesi di reato per sanzionare penalmente chi con la sua condotta mette a repentaglio la salute della collettività, rilanciandola su Facebook. Oggi, come egli stesso denuncia, "la minaccia di morte dai No Vax".

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