Corte europea, in Italia ci sono ancora troppe difficoltà per l'aborto

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 27/01/2019 17:35

Associazione Coscioni, il ministro Grillo intervenga

Strasburgo richiama l'Italia sull'applicazione della Legge 194 sull'aborto. "Nonostante la situazione sembri migliorata, permangono considerevoli disparità d'accesso all'interruzione di gravidanza a livello locale" e "l'Italia non ha dato informazioni sulle misure prese per prevenire atti di molestia morale contro i medici non obiettori di coscienza". Lo scrive il Comitato per i diritti sociali del Consiglio d'Europa in relazioni alle iniziative di Roma per rimediare alle violazioni della Carta sociale europea, riscontrate nel 2016, dopo il ricorso collettivo della Cgil sull'applicazione della Legge 194.

Il Comitato, che ha basato la sua valutazione sulle informazioni fornite dal governo precedente il 16 febbraio 2018, chiede adesso informazioni all'Italia - che dovranno pervenire entro ottobre di quest'anno - sulle misure introdotte per ridurre le restanti disparità, sia sull'accesso delle donne all'interruzione di gravidanza, che per assicurare una distribuzione più omogenea dei medici non obiettori sull'intero territorio nazionale. Il Comitato chiede inoltre informazioni sulle misure preventive e risarcitorie adottate per proteggere il personale medico non obiettore da discriminazioni e molestia morale.

"Lo Stato deve garantire che una donna che va in ospedale abbia l'opportunità di trovare sia un medico obiettore che uno non obiettore nello stesso turno: anche l'ultima relazione del Ministero della Salute evidenza dati di obiezione di coscienza davvero preoccupanti, che inoltre mettono in luce la difficoltà dei professionisti non obiettori a farsi carico dell'enorme mole di lavoro", afferma Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni. E aggiunge: "La legge 194 si conferma la norma più disapplicata del nostro ordinamento, e il ricorso distorto all'obiezione di coscienza contrasta palesemente con questo dettato. Da 40 anni. Invitiamo il ministro Grillo ad intervenire con un segnale di discontinuità dal passato."

Stando alla Relazione del 18 gennaio del Ministro della Salute sulla attuazione della legge, l'obiezione di coscienza tra i ginecologi si attesta al 68.4% rispetto agli anestesisti, con il 45.6%. Dalla Relazione emerge anche che in Campania e nella Provincia di Bolzano il numero di punti per l'interruzione volontaria di gravidanza è inferiore al 30% delle strutture censite. Altra criticità riguarda il carico di lavoro in due regioni: ogni ginecologo non obiettore per singola struttura di ricovero esegue 13.6 interruzioni di gravidanza a settimana, 18.2 in Sicilia, al di sopra della media di 9 Igv a settimana. 

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