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Cassazione: i professionisti devono giustificare i prelievi dal conto corrente

Con la sentenza 13334 la Suprema Corte ha introdotto verifiche fiscali per chi non è soggetto a contabilità separata
Professione

Il 27 marzo scorso la Cassazione con la sentenza 13334, ha stabilito che i liberi professionisti, tra cui anche i medici, dovranno giustificare i versamenti e i prelievi effettuati sul proprio conto corrente, altrimenti rischiano - in determinate circostanze - una condanna penale per il reato di evasione fiscale.

Gli ermellini con questa ordinanza hanno di fatto rivisto precedente pronuncia - la n°228/2014 - cambiando così il principio riguardante la giustificazione di versamenti e prelievi dal conto corrente da parte dei liberi professionisti, quali ad esempio avvocati, medici, ingegneri e commercialisti.

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Una sentenza che farà molto discutere perché obbliga anche i liberi professionisti, così come già valeva per gli imprenditori, a spiegare la motivazione per cui effettuano un prelievo dal proprio conto corrente, con l’Agenzia delle Entrate che in caso di giustificazioni poco chiare o incomplete può chiedere chiarimenti al professionista e far partire un accertamento fiscaleai suoi danni.

Le motivazioni della Cassazione

Come già detto con la sentenza 228  ad essere obbligati a giustificare prelievi sul conto corrente erano solamente coloro che esercitano un’attività imprenditoriale, escludendo da quest’obbligo liberi professionisti e lavoratori autonomi non soggetti ad una contabilità separata. I liberi professionisti, infatti, potrebbero avere necessità di prelevare dal conto corrente per motivi che esulano dalla loro attività di lavoro autonomo; il contante potrebbe servire per esigenze familiari, o comunque per effettuare gli acquisti quotidiani.

Ecco perché fino ad oggi coloro che esercitano attività di lavoro autonoma e che, a differenza degli imprenditori, non sono soggetti ad una contabilità separata non hanno dovuto offrire alcuna giustificazione per i prelievi effettuati in banca; la situazione però sta per cambiare, vediamo perché.

Controlli anche per il professionista

Come anticipato la sentenza 13334/2019 ha ribaltato questo principio stabilendo che ogni persona che esercita attività di lavoro autonomo debba offrire le opportune giustificazioni per prelievi e versamenti sul conto corrente.

Questo perché la Cassazione ha stabilito che per tutti gli automi debba applicarsi quanto previsto dall’articolo 32 del D.P.R. 600/1973, secondo il quale sia i versamenti (in contanti ma anche per mezzo di bonifico) che i prelievi dal conto corrente bancario si presumono come ricavo conseguito dal contribuente nella propria attività: per questo motivo si considerano come reddito in nero qualora questo non sia in grado di dimostrare che ne ha tenuto conto nella base imponibile oppure che sono totalmente estranei all’attività come lavoratore autonomo.

Il principio appena descritto, che descrive quindi una presunzione di colpevolezza lasciando al titolare del conto corrente l’onere di provare che prelievi e versamenti non nascondono un’evasione fiscale, fino all’altro giorno si applicava solamente nei confronti di coloro che esercitano l’attività autonoma sotto forma di impresa; da oggi questo varrà anche per i liberi professionisti e per tutti gli autonomi, con il rischio per gli inadempienti di sanzioni molto severe.

I rischi

Qualora ci siano movimenti bancari - sia in uscita che in entrata - poco chiari e privi delle opportune giustificazioni, l’Agenzia delle Entrate potrà chiedere ulteriori chiarimenti al lavoratore autonomo. Qualora questo non sia in grado di giustificare il prelievo allora potrebbe essere soggetto ad un controllo fiscale più approfondito, con il rischio di una condanna per evasione fiscale.

Anche se la presunzione legale prevista dalla norma tributaria non consiste una fonte di prova del reato, infatti, assume il valore di dato di fatto con il giudice che ha la piena facoltà di valutarlo nel momento in cui deve accertare l’esistenza di una condotta criminosa: per questo motivo, specialmente quando le somme oggetto di verifica e non giustificate dal lavoro sono particolarmente elevate, è possibile che queste siano considerate come elementi validi ai fini dell’accertamento dell’avvenuta evasione fiscale.

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