I dipendenti italiani strozzati dalle tasse: il 40% resta allo Stato

Professione | Redazione DottNet | 11/04/2019 17:52

Se si è single la percentuale sale al 47%. Italia seconda solo alla Francia

In attesa che la flat tax arrivi, prima o poi, ad alleggerire il peso delle tasse sulle famiglie, l'Italia resta dei Paesi industrializzati dove i lavoratori dipendenti sono maggiormente schiacciati dal peso del fisco e dei contributi. Per l'ennesimo anno, l'Ocse certifica come il cuneo fiscale sul lavoro dipendente in Italia sia tra i più alti dell'organizzazione: secondo, solo alla Francia, per le famiglie monoreddito e terzo, dopo Belgio e Germania, per i single.

Misurando la differenza tra il costo del lavoro sostenuto dal datore di lavoro e il corrispondente reddito netto che arriva effettivamente nelle tasche del lavoratore, dopo aver quindi sottratto l'imposta personale sui redditi e gli oneri sociali e contributivi a carico di entrambe le parti, e tenendo anche conto degli assegni e delle agevolazioni fiscali per le famiglie, l'ultimo rapporto 'Taxing wages' riferito al 2018 calcola che il cuneo per i nuclei familiari con due figli nei quali lavora solo una persona è pari al 39,1% a fronte di una media Ocse del 26,6%. Se si guarda invece ai lavoratori single, l'Italia è al 47,9%, percentuale in aumento di 0,2 punti rispetto al 2017 e che si confronta con una media Ocse decisamente inferiore, pari al 36,1%, peraltro in calo rispetto all'anno precedente.

Se si considera che, secondo le statistiche del Ministero dell’Economia e delle Finanze, i medici sono tra i professionisti con stipendi più alti, il conto è presto fatto: in media un medico guadagna 64.900 euro all’anno. Ma di questa cifra circa il 40% resta nelle mani dello Stato come inposizione fiscale. E ciò a fronte di un irrisorio aumento del reddito che, secondo l’Associazione Degli Enti Previdenziali Privati, dal 2010 al 2015 è stato del 3%.

Volendo invece escludere dall'analisi i contributi pagati dal datore di lavoro, concentrandosi solo sui costi fiscali e contributivi sostenuti dal dipendente, il risultato è che i lavoratori single italiani si portano a casa nel complesso il 68,6% del loro salario lordo, ben al di sotto della media Ocse che nel 2018 si attestava al 74,5%. L'Italia parte svantaggiata in termini assoluti: per un single lo stipendio lordo è in media di 45.300 dollari, al 19esimo posto nell'area Ocse, inferiore a tutti i maggiori Paesi dell'area industrializzata, escluso il Canada (42.700 dollari) e sotto la media di 46.100 dollari. Grazie alle detrazioni per i figli a carico, la differenza tra lordo e netto diminuisce per le famiglie. Nei nuclei con due figli e un solo percettore di reddito, il netto che entra in tasca è pari all'80% del lordo, ma anche in questo caso il dato italiano è inferiore alla media dei Paesi Ocse, pari a 85,8%.

"Occorre subito una riforma fiscale che tagli le tasse sul lavoro e sulle pensioni - commenta il segretario confederale della Uil Domenico Proietti - L'attuale livello di pressione fiscale, infatti, non è compatibile con l'obiettivo di promuovere la crescita della nostra economia". Sollecitazioni al governo arrivano anche dalle opposizioni: secondo il Pd "per aumentare i salari dei lavoratori italiani non serve la flat tax, serve abbassare il cuneo fiscale". Forza Italia invece invita ad abbandonare misure spot di carattere elettorale e ad aumentare la capacità salariale "in modo definitivo".

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