
Milano, Roma, Torino, Bologna e Padova: le città con più iscritti. L'indagine di Testbusters
Un’indagine di Testbusters - che ha coinvolto oltre mille studenti italiani tramite interviste e analisi di studi e dati disponibili - svolta con lo scopo di valutare i rischi concreti della riforma voluta dalla Ministra Bernini proprio per risolvere alcune criticità del Ssn, conferma un generale malcontento. Circa otto studenti su dieci, infatti, non sono d’accordo con il provvedimento, ritenuto inefficace, e temono i prolungati carichi di stress, mentre solo il 4% si sente più sicuro rispetto al proprio futuro universitario e professionale con il nuovo sistema.
Inoltre, dai più recenti dati raccolti e sintetizzati nella pagina dedicata alle iscrizioni e ai pagamenti del cosiddetto semestre filtro, emerge chiaramente che circa l’80% delle università ha scelto di svolgere le lezioni online. Questa modalità, seppur necessaria in alcuni casi, non garantisce la qualità formativa richiesta per un percorso così delicato e impegnativo come quello medico. Oltretutto, nei casi di erogazione di formazione mista, prevista in contemporanea in aula e in streaming da parte di alcuni Atenei, crea disparità qualitativa tra chi può beneficiare di una formazione tradizionale dal vivo e chi no.
Scogli economici per le famiglie - Se è vero che con la didattica a distanza si evita alle famiglie dei fuori sede di investire in affitti onerosi senza avere certezze di un percorso formativo confermato per i propri figli, è anche da considerare che gli scogli di natura economica per le famiglie di molti studenti resteranno ugualmente anche senza la preoccupazione di un affitto. Questo perché dovranno sostenere, oltre
alla quota forfettaria di iscrizione al semestre filtro e materiale didattico nella totale incertezza sul futuro, complice anche il fatto che gli iscritti temporaneamente al semestre non sono formalmente immatricolati. Questo comporta la probabile esclusione da borse di studio, mense universitarie, alloggi pubblici e altre misure previste dal diritto allo studio.
La carenza dei medici - Infine, il problema della carenza di medici in Italia, che la riforma intende parzialmente risolvere, non dipende tanto dall’accesso alle facoltà, quanto dalla difficoltà di trattenere i medici nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN), già oggetto di definanziamento. L'Italia ha infatti un numero di medici superiore alla media OCSE, ma molti, circa 4.000 ogni anno, abbandonano il pubblico per il settore privato o per l'estero. Per l’81% degli studenti, sei mesi di preparazione e valutazione comporteranno uno stato di stress e ansia prolungato, con possibili ripercussioni sulle scelte future, tanto più che, chi ha un “piano B” non previsto dalla riforma in caso di mancato superamento del semestre, finirà per perdere un anno di studi.
Secondo i dati OCSE, l'Italia ha 4,1 medici ogni 1.000 abitanti contro la media europea di 3,7 e riforma non compenserebbe la diminuzione di medici nel prossimo quinquennio, durante il quale sono previsti numerosi pensionamenti. Sempre secondo lo studio di Testbusters, il fabbisogno di rimpiazzo inizierà a diminuire dal 2029, quando il numero degli ingressi comincerà a superare quello dei pensionamenti, fino a più che compensare i medici persi negli ultimi anni. Infatti, a fronte dei quasi 20.000 studenti immatricolati nel 2023, nel 2034, quando avranno completato il loro percorso formativo, andranno in pensione solo 7.000 medici. Per quella data si stimano meno di 5.000 pensionamenti all'anno, mentre i posti nel Sistema Sanitario Nazionale messi a disposizione degli aspiranti studenti di medicina e chirurgia sono già raddoppiati nell’ultimo quinquennio, passando da 9.000 nel 2018 a quasi 20.000 nel 2023.
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