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Tumore alla prostata, nuovo test potrebbe evitare la biopsia

Frutto della ricerca italiana, affidabile in oltre 90% dei casi
Oncologia

Un nuovo test ideato da ricercatori italiani potrebbe essere in grado di diagnosticare il tumore alla prostata senza ricorrere alla biopsia e superando quindi i limiti del Psa, un esame diagnostico indicatore di possibili malattie della prostata. Il metodo, i cui risultati sono stati pubblicati su 'Cancers', è stato messo a punto grazie a uno studio clinico prospettico frutto di una collaborazione tra l' Istituto superiore di sanità (Iss), con l' unità di Neuroimmunologia dell' Irccs Fondazione Santa Lucia e con il dipartimento di Scienze urologiche del Policlinico Umberto I di Roma

 "Il nuovo test è stato applicato su 240 campioni, dimostrandone la precisione diagnostica pari al 100% di specificità (nessun falso positivo) e al 96% di sensibilità", sottolineano i ricercatori. In base a questi risultati, su 100 pazienti 96 "potrebbero non avere bisogno di ulteriori approfondimenti diagnostici e con l' allargamento della base dei dati si potrà arrivare, in tempi relativamente brevi, a una procedura decisionale ottimale che renderà necessarie ulteriori analisi invasive a numero minimo di pazienti - osserva lo studio - Ciò renderà possibile cambiare in modo significativo la gestione clinica del paziente colpito da cancro alla prostata consentendo anche di intervenire con una prevenzione secondaria molto più efficace basata sia su terapia chirurgica che medica".

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"Fino ad oggi il dosaggio della Psa sierica, cioè il dosaggio dell' antigene prostatico specifico non era in grado di operare efficacemente la discriminazione tra le patologie maligne e quelle benigne che spesso coesistono nello stesso paziente - afferma Stefano Fais, del dipartimento Oncologia e medicina molecolare dell' Iss - grazie a questo nuovo test, invece, attraverso un semplice prelievo ematico è possibile diagnosticare la natura della neoplasia grazie alla possibilità di caratterizzare e quantificare i livelli plasmatici di exosomi che esprimono la Psa". Gli exosomi (vescicole extracellulari di dimensioni nanometriche), che la gran parte delle cellule del nostro organismo rilasciano, servono infatti a trasportare e a scambiare diversi tipi di molecole tra le cellule, tanto da essere considerate ormai la principale sorgente di biomarcatori di malattia.

Nel caso del cancro prostatico trasportano una Psa che per molti aspetti è diversa dalla classica Psa solubile presente nel siero. Nello studio sono state dimostrate, grazie al confronto dei valori della Psa sierica con quelli degli Exo-Psa, l' elevata sensibilità e la specificità del nuovo test rispetto all' incapacità della Psa sierica nel distinguere il cancro della prostata da tutte le altre condizioni, compresa l' iperplasia prostatica benigna. "Si tratta di un test di altissima precisione - afferma Alessandro Sciarra, dipartimento di Scienze materno infantili e scienze urologiche del Policlinico Umberto I - vantaggioso innanzitutto per i pazienti che non devono sottoporsi a ulteriori indagini invasive e psicologicamente non devono sopportare lo stress dell' attesa dei risultati. Inoltre, l' uso diffuso di questo test può notevolmente ridurre la spesa sanitaria, evitando cioè i costi di ulteriori approfondimenti diagnostici".

Quindi, in base ai dati dello studio pubblicato su 'Cancers', saranno possibili studi di screening basati su Exo-Psa sulla popolazione maschile a livello mondiale. Per l' Iss ha partecipato al lavoro, oltre a Stefano Fais, Mariantonia Logozzi, dello stesso dipartimento che ha messo a punto ed eseguito la totalità dei test, mentre l' analisi statistica è stata eseguita, in collaborazione con il Dipartimento Ambiente e salute, da Alessandro Giuliani. Il Policlinico Umberto I ha curato sia la raccolta dei dati clinici dei pazienti che la raccolta dei campioni e l' Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma, grazie alla collaborazione di Daniela Angelini, ha messo a punto le analisi cito-fluorimetriche.

fonte: cancers

Oncologia
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