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Agenzia delle Entrate: così i controlli sulle spese e sui conti correnti

Sarà necessario pagare con carta o bancomat perché così la coincidenza tra uscita e spesa sarà immediata e si denoterà direttamente dall’estratto conto
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Il grande fratello dell’Agenzia delle Entrate sta per abbattersi anche sui professionisti e sui piccoli contribuenti. C’è infatti una norma nel decreto fiscale che obbligherà, dal 1° gennaio 2020, tutti i titolari di partita Iva a dotarsi di un conto corrente dedicato all’attività lavorativa o professionale in cui far confluire tutti i ricavi e da cui attingere per le relative spese.  Un’innovazione tutt’altro che secondaria perché la riforma punta ad attribuire all’Agenzia delle Entrate maggiori e più incisivi poteri di controllo sulle spese dei contribuenti e, quindi, sui prelievi. Per comprendere come cambieranno le nostre abitudini, dobbiamo fare un passo indietro.

Prelievi e versamenti
L’attuale normativa prevede che l’Agenzia delle Entrate possa controllare i versamenti di contanti e i bonifici sul conto di tutti i contribuenti, non solo degli imprenditori, ma anche dei pensionati, dei dipendenti e dei disoccupati. Chi non riesce a giustificare un accredito eseguito o ricevuto sul conto è considerato evasore. L’Agenzia presume, infatti, che tale denaro sia imputabile a un reddito e, quindi, lo tassa.

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Le cose vanno diversamente per i prelievi sul conto. Solo per le società, infatti, sussiste l’obbligo di giustificare le uscite, essendo soggette a contabilità analitica e dovendo curare un registro con le spese sostenute. Lo stesso obbligo non sussiste, invece, per i professionisti (soggetti a contabilità semplificata), gli autonomi, gli artigiani, i musicisti, tantomeno per i dipendenti. Un avvocato, un medico o un agente di commercio possono prelevare dal conto quanto vogliono senza temere che l’Agenzia delle Entrate possa un domani chiedere spiegazioni.

Cosa cambia dal 2020

È chiaro, invece che l’obbligo di un conto corrente dedicato servirà al Fisco per spiare non più soltanto le movimentazioni in entrata (versamenti e bonifici), ma anche quelle in uscita (prelievi) e accertarsi che esse siano rivolte unicamente a scopi connessi con l’attività lavorativa. Poiché, infatti, i nuovi conti correnti dovranno essere destinati “obbligatoriamente solo” alle somme riscosse nell’esercizio del attività e ai prelevamenti per il pagamento delle spese, non saranno ammessi in nessun caso versamenti o prelevamenti per scopi personali.

Fino a ieri, un contribuente dotato di partita Iva poteva prelevare giornalmente dal proprio conto diverse centinaia di euro per fare la spesa, o fare altri acquisti. Magari, invece, utilizzava i soldi per pagare la segretaria in nero. Da gennaio, tutto ciò non si potrà fare più. Non almeno dal conto dedicato.

Se, ad esempio, un contribuente dovesse prelevare sistematicamente, tutti i fine settimana, 500 euro, l’Ufficio delle Entrate potrà presumere che il denaro sia destinato all’attività lavorativa. Quel prelievo dovrà trovare riscontro in una fattura d’acquisto o altro documento fiscale valido: puoi aver acquistato un computer o un abbonamento a una rivista o comprato un mobile per l’arredo dell’ufficio, ma non potrai dire che i soldi ti sono serviti per comprare i libri. Di fatto, l’Agenzia delle Entrate potrà così monitorare ogni movimentazione sul conto corrente.

Conti correnti: i controlli
A conti fatti, quindi, non saranno controllati solo i versamenti, ma anche i prelievi. E sebbene non vi sia ancora una norma che le attribuisce tale potere, l’Agenzia avrà in mano delle presunzioni gravi, precise e concordati sulla scorta delle quali avviare un accertamento fiscale.

Così, a quel punto, diventerà opportuno – e quasi necessario – pagare con carta o bancomat perché così la coincidenza tra uscita e spesa sarà immediata e si denoterà direttamente dall’estratto conto; altrimenti per il computer o il mobile bisognerà farsi rilasciare la fattura quietanzata dall’esercente e tutto si complicherà. La lotta ai contanti passa anche da qui.  La norma è uno stravolgimento totale della precedente normativa: è, infatti, il modo per estendere il regime attualmente valido solo per le imprese anche ai piccoli contribuenti autonomi.

Nulla è da escludere allora che, un domani, la stessa soluzione possa essere adottata nei confronti dei lavoratori dipendenti che già oggi hanno l’obbligo di un conto corrente “dedicato” ove deve essere accreditato stipendio.  In pratica occorreranno due conti correnti, due carte di credito.

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