
Joy Milne, un'ex infermiera all'Università di Manchester, aveva notato come le persone colpite dalla patologia hanno un particolare odore che aumenta di intensità con la progressione della malattia
Piccole molecole contenute nel sebo secreto dalla pelle sono le responsabili di un odore unico nelle persone affette da Parkinson. La scoperta dei ricercatori dell'Università di Manchester potrebbe portare a sviluppare un test di diagnosi precoce della malattia. Analisi che fino ad oggi non sono disponibili in medicina. Gli scienziati già sapevano che il Parkinson può causare una eccessiva produzione di sebo. Da diverso tempo per il loro lavoro hanno reclutato Joy Milne, un'ex infermiera, all'Università di Manchester che aveva notato come le persone colpite dalla patologia hanno un particolare odore che aumenta di intensità con la progressione della malattia.
Milne infatti aveva sentito quel distinto odore su suo marito molti anni prima che gli venisse diagnosticato il morbo di Parkinson. La donna, che ha un senso dell'olfatto più sviluppato del normale, è stata coinvolta nel lavoro dei ricercatori di Manchester per utilizzare la sua particolare capacità olfattiva nello sviluppo di un test per il riconoscimento nasale del Parkinson già in uno stadio precoce.
Annusare le malattie comunque non è un'esclusiva solo umana. Uno studio internazionale infatti ha dimostrato che i cani possono 'annusare' un tumore al polmone con una precisione prossima al 97%. Ma è solo l'ultima di una lunga serie di malattie che questi animali possono riconoscere usando solamente il naso: gli amici dell'uomo riescono a riconoscere patologie che vanno dalla malaria, al diabete, ai tumori alla prostata e al seno. E proprio sulla base del concetto che le malattie si possono anche 'fiutare', da anni che gli esperti dell'Università di Tor Vergata sono i pionieri del cosiddetto naso elettronico: un dispositivo che capta gli odori e trasmette i dati al computer, che li analizza e consente di fare diagnosi.
Un nuovo biomarcatore potrebbe aiutare a prevedere come evolverà il Parkinson, supportando terapie più mirate nei primi anni.
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