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L'inquinamento e la temperatura nelle crisi epilettiche: cosa dicono gli studi epidemiologici.

Neurologia Redazione DottNet | 16/02/2026 20:36

Studi epidemiologici e sperimentali hanno collegato l’esposizione all’inquinamento atmosferico e alle temperature estreme a un ampio spettro di disturbi neurologici e psichiatrici.[1]

Abstract


L’epilessia è una patologia neurologica cronica la cui espressione clinica può essere influenzata da fattori ambientali. Studi epidemiologici recenti suggeriscono che l’inquinamento atmosferico e le condizioni climatiche, in particolare le variazioni di temperatura, possano essere associati alla frequenza delle crisi epilettiche e agli accessi sanitari correlati. Le evidenze indicano che specifici inquinanti, come gli ossidi di azoto e il particolato fine, così come le temperature estreme, possono agire come fattori di stress fisiologico in soggetti vulnerabili. Tuttavia, i risultati disponibili sono eterogenei e non consentono conclusioni causali definitive, evidenziando la necessità di ulteriori studi integrati e metodologicamente robusti.

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L’epilessia è un disturbo neurologico cronico caratterizzato dalla predisposizione a crisi epilettiche ricorrenti dovute a scariche sincrone eccessive di neuroni corticali, e la sua eziologia comprende cause genetiche, strutturali, metaboliche e, sempre più frequentemente, fattori ambientali.[1]
Negli ultimi anni, la ricerca epidemiologica ha mostrato un crescente interesse verso il ruolo delle esposizioni ambientali, in particolare l’inquinamento atmosferico e le condizioni climatiche, come potenziali determinanti del rischio di crisi epilettiche e di aggravamenti clinici nei soggetti affetti da epilessia.[1]
Gli studi epidemiologici disponibili hanno utilizzato prevalentemente disegni osservazionali, quali studi di serie temporali, studi caso-crossover e analisi basate su registri sanitari, per valutare le associazioni tra esposizione ad agenti atmosferici o variabili meteorologiche e l’incidenza o la gravità delle crisi epilettiche in diverse popolazioni.[1]

L’esposizione a inquinanti atmosferici, tra cui il particolato fine e grossolano (PM₂.₅ e PM₁₀), gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio, l’anidride solforosa e l’ozono, è stata analizzata in numerosi studi in relazione alla frequenza delle crisi epilettiche e agli accessi al pronto soccorso o ai ricoveri ospedalieri per eventi convulsivi.[1]
La scoping review di Sharma et al. ha identificato un numero consistente di studi che riportano associazioni positive tra concentrazioni elevate di inquinanti atmosferici e un aumento del rischio di crisi epilettiche, sebbene tali risultati non siano uniformi e presentino una marcata eterogeneità.[1]
In particolare, il biossido di azoto (NO₂) e PM₂.₅ emergono come gli inquinanti più frequentemente associati a un incremento degli eventi epilettici negli studi a breve termine, suggerendo un possibile ruolo di questi contaminanti nella modulazione della soglia convulsiva.[1]

Tra gli studi su base popolazionale, lo studio di Llobet et al., condotto nella provincia di Lleida, in Spagna, ha analizzato oltre 4700 accessi ospedalieri per crisi epilettiche nel periodo 2010–2019 in relazione a variabili climatiche e livelli di inquinamento atmosferico.[2]
I risultati di questo studio indicano che periodi caratterizzati da concentrazioni elevate di NO₂ sono associati a un aumento significativo del rischio di accesso ospedaliero per crisi epilettiche rispetto ai periodi con livelli più bassi di inquinamento.[2]
L’associazione osservata tra NO₂ e crisi epilettiche è risultata indipendente dalla temperatura media giornaliera, suggerendo che l’inquinamento atmosferico possa agire come fattore di rischio autonomo per eventi convulsivi.[2]

Questi risultati sono coerenti con le evidenze sintetizzate nella revisione di Sharma et al., secondo cui l’associazione tra inquinamento atmosferico e crisi epilettiche è plausibile ma non universalmente osservata, con differenze attribuibili al contesto geografico, alla composizione degli inquinanti e alle caratteristiche delle popolazioni studiate.[1]
La letteratura epidemiologica suggerisce che gli effetti dell’inquinamento possano essere mediati da meccanismi biologici quali neuroinfiammazione, stress ossidativo e alterazioni della neurotrasmissione, che possono facilitare l’insorgenza di scariche epilettiche in soggetti vulnerabili.[1]

Oltre all’inquinamento atmosferico, le condizioni meteorologiche, in particolare la temperatura ambientale, sono state oggetto di crescente attenzione come possibili fattori associati al rischio di crisi epilettiche.[1]
Diversi studi inclusi nella revisione di Sharma et al. hanno analizzato l’effetto delle variazioni di temperatura sull’incidenza delle crisi, riportando risultati eterogenei e spesso non lineari.[1]
Nello studio di Llobet et al., le basse temperature medie giornaliere sono risultate associate a un aumento del rischio di accesso ospedaliero per crisi epilettiche, con un incremento del rischio fino a circa il 40 % nei giorni più freddi rispetto alla distribuzione annuale.[2]
Questo effetto del freddo è stato interpretato come potenzialmente legato a risposte fisiologiche allo stress termico, che potrebbero contribuire a ridurre la soglia convulsiva.[1,2]

L’influenza delle condizioni climatiche sulla provocazione delle crisi epilettiche è stata ulteriormente esplorata nello studio di Hammen et al., che ha valutato l’associazione tra diversi fattori meteorologici e la comparsa di crisi epilettiche in una popolazione clinica.[3]
Questo studio ha evidenziato che variazioni della temperatura e di altri parametri climatici possono essere associate a un aumento della probabilità di crisi epilettiche, suggerendo che l’ambiente climatico possa modulare la suscettibilità individuale alle crisi.[3]
Sebbene lo studio di Hammen et al. non si concentri direttamente sull’inquinamento atmosferico, esso fornisce un supporto indipendente all’ipotesi che fattori ambientali fisici possano agire come trigger delle crisi epilettiche.[3]

Nel loro insieme, le evidenze epidemiologiche disponibili indicano che l’inquinamento atmosferico e le condizioni climatiche possono essere associati alla frequenza delle crisi epilettiche, anche se i risultati non sono sempre coerenti e presentano importanti limitazioni metodologiche.[1,2,3]
Tra i principali limiti evidenziati figurano l’uso di misure aggregate di esposizione ambientale, la difficoltà di distinguere effetti causali da associazioni spurie e la mancanza di informazioni individuali dettagliate su fattori clinici, terapeutici e socioeconomici.¹ Inoltre, la maggior parte degli studi si concentra su esposizioni a breve termine, rendendo difficile valutare gli effetti cumulativi o a lungo termine dell’inquinamento e delle condizioni climatiche sull’epilessia.[1]

In conclusione, la letteratura epidemiologica recente suggerisce un possibile ruolo dell’inquinamento atmosferico, in particolare del NO₂, e delle basse temperature come fattori associati a un aumento del rischio di crisi epilettiche o di accessi ospedalieri per eventi convulsivi.[1,2]
Le evidenze disponibili, pur non consentendo di stabilire relazioni causali definitive, indicano la necessità di ulteriori studi che integrino dati ambientali ad alta risoluzione con informazioni cliniche individuali per chiarire i meccanismi sottostanti e identificare i soggetti più vulnerabili.[1,2,3]

Referenze: 

  1. Sharma R, Schinasi LH, Lee BK, Weuve J, Weisskopf MG, Sheffield PE, Clougherty JE. Air Pollution and Temperature in Seizures and Epilepsy: A Scoping Review of Epidemiological Studies. Curr Environ Health Rep. 2024 Dec 10;12(1):1. doi: 10.1007/s40572-024-00466-3. PMID: 39656387; PMCID: PMC11631820.
  2. Llobet C, Martinez-Alonso M, Justribó E, Ortet J, Yuguero O. Seizures, climate and pollution: is there evidence of an association? Front Public Health. 2025 Nov 13;13:1708538. doi: 10.3389/fpubh.2025.1708538. PMID: 41323586; PMCID: PMC12658456.
  3. Hammen T, Treib S, Treib P, Stefan H, Hamer HM, Landwehr R, Lohmann L, Koch S, Treib J, Adler W. The Influence of Climatic Factors on the Provocation of Epileptic Seizures. J Clin Med. 2024 Jun 11;13(12):3404. doi: 10.3390/jcm13123404. PMID: 38929934; PMCID: PMC11204309.

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