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Fine vita: cambierà il codice deontologico dei medici

Cappato, Speranza intervenga. Il ministro, è materia del Parlamento. Sulla questione 13 progetti di legge
Professione

Una modifica del Codice deontologico dei medici, prevedendo un'integrazione per applicare la sentenza della Corte Costituzionale sul suicidio assistito. L'annuncio arriva dal presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale con cui la Consulta ha escluso in determinati casi la punibilità dell'aiuto al suicidio, pur non prevedendo l'obbligo di procedere a tale aiuto da parte dei medici.

E se Marco Cappato dell'Associazione Coscioni chiede ora un intervento del ministro della Salute Roberto Speranza, lo stesso ministro chiarisce: "E' materia del Parlamento". Il punto, rileva Cappato, è che "c'è un dovere, da parte del ministro, di adottare tutte quelle tecniche immediate affinché questo diritto sia da oggi esigibile. È la conclusione più importante che traiamo dalla sentenza della Corte". Ma Speranza risponde che su questa materia "c'è una sentenza della Corte costituzionale che va rispettata. Ora il Parlamento è chiamato ad esprimersi, credo che la discussione vada fatta nel più breve tempo possibile ma con la necessaria profondità". Siamo davanti a un "tema delicato - ha aggiunto -. Il Governo non potrà che essere rispettoso delle indicazioni della Consulta da una parte e dall'altra del dibattito parlamentare. Il presidente Conte lo ha detto nella illustrazione delle sue linee programmatiche in Parlamento, durante l'approvazione del voto di fiducia: non ci può essere una iniziativa del Governo su questa materia, che è di natura parlamentare ed è giusto che il Parlamento faccia quella discussione. Poi ognuno di noi ha le sue idee evidentemente".

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Centrale resta, però, la questione legata al Codice dei medici: il Codice deontologico, ed in particolare l'articolo 17, affermano infatti che il medico non può compiere "atti che favoriscono o inducono la morte". Un'integrazione si rende quindi indispensabile: "In definitiva, premesso che la sentenza va applicata - sottolinea Anelli - e che ogni modifica del Codice Deontologico va approvata dal Consiglio nazionale, sarà compito del Consiglio stesso uniformare il Codice al dispositivo della Corte Costituzionale, limitatamente ai casi previsti". E proprio su tale tema, "abbiamo già raccolto le adesioni di centinaia di medici che chiedono la modifica del Codice perché ritengono di dover rispettare le volontà del paziente", ha annunciato Cappato. Per Filomena Gallo, segretario della associazione, questa sentenza "è centrata sul malato, sulla sua libertà di scelta e rende non punibili alcuni comportamenti fino a ieri punibili dall'articolo 580 del Codice penale".

E da parte del mondo medico, il giudizio appare positivo: si tratta, commenta Anelli, di una "sentenza equilibrata, che tutela gli assistiti definendo confini netti, e prevedendo la non punibilità per l'aiuto al suicidio assistito solo in casi particolari". Ovvero, per i soggetti "affetti da patologie irreversibili, con sofferenze intollerabili, dipendenti per le funzioni vitali da apparecchiature e nelle condizioni di chiedere coscientemente questa opzione". Ed è una sentenza che, nel contempo, "rispetta il ruolo del medico, non obbligandolo - afferma - a porre in atto l'aiuto al suicidio" La Consulta, dopo il caso Cappato-Dj Fabo, chiese al Parlamento di completare la legge sul Biotestamento comprendendovi le questioni di fine vita (eutanasia e suicidio assistito) e intervenendo entro settembre 2019. Ciò non è accaduto. La Corte, conclude l'associazione Coscioni, "ha pronunciato una sentenza coraggiosa, ma il Parlamento deve ora approvare una legge che legalizzi l'eutanasia contro l'eutanasia clandestina".

I progetti in Parlamento

Fino ad oggi, sono 13 i progetti di legge in Parlamento relativi alla questione del fine vita, sei alla Camera e sette al Senato. All'indomani della pubblicazione da parte della Corte Costituzionale delle motivazioni della sentenza sul fine vita dello scorso settembre, in merito al caso di Marco Cappato per il suicidio assistito di Dj Fabo, manca ancora una legge per una procedura omogenea sulla questione. Il primo a presentare un progetto di legge sul fine vita in Parlamento fu il deputato socialista Loris Fortuna nel 1984.   Morì l'anno successivo e nessuno dopo di lui portò avanti l'esame del testo. Ma, da allora, in ogni legislatura venne depositato un provvedimento in materia senza che si arrivasse, per anni, ad alcuna discussione concreta

Il primo risultato, su questo fronte, si ebbe nel 2010 quando si riuscì ad approvare la proposta di legge sulle cure palliative. Ma si dovrà aspettare il 2017 per vedere licenziata dalle Camere la legge sul testamento biologico. Le questioni del trattamento per il fine vita, dell'eutanasia e del suicidio assistito sono però di recente tornate al centro del dibattito politico. E i provvedimenti arrivati sinora in Parlamento dall'inizio della legislatura sono 13: 6 alla Camera e 7 al Senato. Di questi, uno è di iniziativa popolare. Presentato nel 2013 è stato riproposto il 23 marzo del 2018 (le proposte popolari, se non esaminate nella legislatura in corso, restano all'ordine del giorno anche per quella successiva). All'attenzione del Parlamento ci sono così 5 progetti di legge del Pd. L'ultimo in ordine di tempo è quello che vede la senatrice Monica Cirinnà prima firmataria, anche se vi hanno aderito esponenti del M5S, Matteo Mantero; di Leu, Loredana De Petris; di Italia Viva-Psi, Riccardo Nencini; del Misto, Paola Nugnes (ex M5s). Si tratta di un ddl che parla dell'aiuto medico e della tutela della dignità nella fase finale della vita.

E che punta ad inserire le nuove norme nella legge per il testamento biologico. Oltre a quello della Cirinnà, ci sono altri 4 provvedimenti dei Dem: uno al Senato, primo proponente il capogruppo Andrea Marcucci che, tra l'altro, punta ad ampliare il ricorso alla sedazione profonda.   Si tratta di un testo considerato in linea con la sentenza della Corte e che 'apre' anche a chi non ricorre a supporti vitali come ad esempio quello della ventilazione. Gli altri, portano la firma di Tommaso Cerno, Alessando Zan e Nadia Ginetti. Del M5S ce ne sono due sostanzialmente analoghi, presentati a Montecitorio da Donata Sarli e a Palazzo Madama da Mantero. Sono visti dall'Associazione Luca Coscioni con particolare favore anche perchè propongono una legge ad hoc sull'eutanasia senza rimettere in discussione quella sul testamento biologico.  La Lega, con Alessandro Pagano, ne ha depositato uno alla Camera a giugno di quest'anno. Non prevede la depenalizzazione del suicidio assistito, ma una pena ridotta per il convivente (dai 6 mesi ai 2 anni invece che dagli attuali 5-12 anni). Anche Leu ha messo in campo un solo progetto di legge.

Firmatario è Michele Rostan, che lo ha depositato a marzo 2019, ed è tra quelli all'esame della Camera. Non prevede la punibilità nel caso in cui a chiedere l'eutanasia sia un soggetto perfettamente informato e consapevole ed effettivamente in condizioni irreversibili. All'attenzione dei deputati c'è anche la pdl di Andrea Cecconi (Misto-Maie). Mentre al Senato sono solo assegnati in Commissione i ddl delle due esponenti di FI Maria Rizzotti e Paola Binetti.

Professione
Commenti
GM
GIOVANNI MIGLIACCIO
Credo che nessuna Legge possa obbligare un medico a forzare la propria coscienza e le proprie convinzioni.E ovviamente nemmeno la modifica del codice deontologico.L'eutanasia passiva si applica già da moltissimi anni, nel senso che si sospendono le cure quando nessun farmaco potrà essere efficace.Ho avuto modo già di esprimere la mia opinione sulla immoralità sia dell'eutanasia attiva che del suicidio assistito che non dovrebbe essere dipendente da convinzioni religiose, ma da ciò che è la missione del medico, ovvero dare la vita e non la morte.Per il malato terminale vi sono provvedimenti medici che aboliscono il dolore e non vi è alcuna necessità di somministrargli farmaci che lo uccidono.Eutanasia e suicidio assistito hanno una "base" economica poiché le cure palliative costano, ma ciò degrada la società che li sostiene ed equipara il medico al boia che, per es. negli Stati Uniti, schiaccia i bottoni per l'afflusso nel sangue del condannato.Se la Legge passerà, come ormai è ineluttabile, non dovrà imporre ai medici di aderirvi né tanto meno il nostro codice deontologico dovrà fare eccezione.Se Legge sarà, essa dovrebbe affidare tali pratiche a un funzionario dello Stato che, su certificazione di almeno tre medici in cui si constata l'irreversibilità dello stato clinico, dia l'avvio all'iniezione letale.La religione non c'entra nulla ! E' la vita di una persona che deve essere salvaguardata, anche se non può essere più nel ciclo produttivo della società.
Rispondi
25/11/2019 07:48

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