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Farmindustria, la lotta all'epatite C è un esempio di collaborazione

Non mancano, però, "criticità", a partire dalla perdita dello status di innovatività dei farmaci oggi in uso
Infettivologia

"Nella cura dell'epatite C abbiamo avuto un bell'esempio di collaborazione tra Servizio sanitario Nazionale e industria" che "ci auguriamo possa esser seguito per altre aree terapeutiche". Per l'ultimo tratto di strada da fare non mancano, però, "criticità", a partire dalla perdita dello status di innovatività dei farmaci oggi in uso, che rischia di far scomparire l'eradicazione del virus dall'agenda politica. A spiegarlo è stato oggi Fabrizio Greco, componente del Comitato di Presidenza di Farmindustria, ascoltato in Commissione Affari sociali durante l'audizione nell'ambito dell'indagine conoscitiva su politiche di prevenzione ed eliminazione dell'epatite C.  Per l'epatite C, "in breve tempo si è passati da terapie parzialmente efficaci e con molti effetti collaterali a trattamenti che guariscono in poche settimane e senza effetti collaterali".

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E' stato, ha aggiunto, un esempio di collaborazione istituzionale "che ha portato alla creazione di un fondo per i farmaci innovativi che ha facilitato l'accesso alle terapie, portandoci anche ad avere i costi più bassi in Europa". Questo, ha sottolineato Greco, "ci ha portato a essere uno dei pochi paesi in linea con gli obiettivi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità".  Lo scenario è però cambiato. "Finora abbiamo trattato i pazienti più gravi, già in lista d'attesa. Abbiamo però ancora 200-300mila persone con infezione da Hcv presenti in Italia.  Dobbiamo andare a cercarli, con screening nelle coorti della popolazione più a rischio" perché trattarli significa prevenire l'evoluzione della patologia e i costi per curarla. I fondi "ci sono e rimangono non spesi a disposizione delle regioni", ma "il nostro sistema non è strutturato per trovarli". E la prossima uscita dei farmaci antivirali dal fondo dell'innovazione, rischia, ha concluso, "di rendere questi pazienti meno visibili e di far uscire la patologia dalla priorità politica".

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