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Le nanotecnologie rivoluzioneranno i trapianti

Individuata una strategia per minimizzare il danno ossidativo agli organi
Medicina Interna

Una ricerca interamente toscana ha sviluppato una nuova strategia per minimizzare il danno ossidativo a cui vanno incontro gli organi dopo il prelievo, creando i presupposti per una sostanziale rivoluzione sul futuro dei trapianti d'organo. E' quanto rende noto l'Azienda ospedaliero universitaria di Pisa spiegando che "è stata realizzata un'innovativa procedura di conservazione di un fegato umano", che consente all'organo "di restare perfettamente vitale a 37°C fuori dal corpo e, contemporaneamente, di sottoporlo a un trattamento antiossidante con nanoparticelle, al fine di mantenerlo in ottime condizioni fisiologiche più a lungo di quanto accada con le attuali procedure".

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La combinazione di perfusione d'organo ex-situ e nanotecnologie, si spiega, "apre nuovi scenari in quanto con l'aiuto delle nanoparticelle, particelle di natura organica o inorganica delle dimensioni dell'ordine di un miliardesimo di metro utili per la somministrazione di farmaci o materiale genetico nelle cellule bersaglio, si potrà aumentare il numero e la qualità degli organi disponibili per i trapianti".  Lo studio, ancora in fase pre-clinica, si colloca nell'ambito del progetto 'Liver Transplant Hub', finanziato dalla Regione Toscana attraverso l'Ott-Organizzazione toscana trapianti, finalizzato a studiare le potenzialità della perfusione normotermica del fegato.  L'innovativa procedura ha visto al lavoro insieme l'Unità operativa di chirurgia epatica e del trapianto di fegato dell'Aoup, l'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa, lo Smart Bio-Interfaces Lab dell'Istituto italiano di tecnologia a Pontedera e il Center for nanotechnology innovation di Iit a Pisa.

Medicina Interna
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