Ue contro Italia sulle norme di accesso alle risorse genetiche

Medicina Interna | Redazione DottNet | 13/02/2020 16:39

Il regime di accesso alle risorse genetiche provenienti da Paesi terzi non funziona correttamente

 La Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia dell'Ue perché ritiene che il suo regime di accesso alle risorse genetiche provenienti da Paesi terzi non funzioni correttamente. "Queste disfunzioni pregiudicano la capacità delle imprese stabilite in Italia di sfruttare i vantaggi di un simile accesso ai fini di ricerca, produzione e scambi commerciali", spiega Bruxelles. Per risorse genetiche s'intende il materiale genetico di origine vegetale, animale o microbica, come quello delle piante medicinali, delle coltivazioni agricole e delle razze animali, che abbia un valore effettivo o potenziale.   Gli obblighi relativi all'accesso e alla ripartizione dei benefici (Abs) implicano la garanzia, per il Paese che abbia agevolato l'accesso alle proprie risorse genetiche e alle conoscenze tradizionali (ad esempio in relazione ad alcuni principi attivi di una determinata pianta), di ottenere una quota del prodotto finale (nuovi medicinali, ecc.) sviluppato su tale base.  In risposta a una lettera di costituzione in mora trasmessa dalla Commissione nel gennaio 2018 e di un parere motivato del gennaio 2019, nel luglio seguente l'Italia ha notificato di aver designato le autorità nazionali competenti. Ma ad oggi, tuttavia, l'Italia non ha notificato le disposizioni di legge che prevedano le sanzioni applicabili in caso di violazione delle norme. 

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