
E' stato scoperto un nuovo biomarcatore genetico in grado di prevedere la sopravvivenza dei pazienti con un tumore della testa e del collo. Si tratta delle mutazioni del percorso Mapk (mitogeno-protein-chinasi) che sono state riscontrate in quasi il 20% dei pazienti con questo genere di carcinoma e che possono prevedere gli esiti clinici favorevoli per chi sta seguendo le terapie standard. La sopravvivenza di chi ha avuto la mutazione del percorso Mapk è infatti raddoppiata rispetto ad altri pazienti. Ad aver raggiunto questo risultato è uno studio dell'Università cinese di Hong Kong che ha pubblicato i risultati di questa ricerca sulla rivista scientifica Life Science Alliance. Il team di ricerca ha scoperto che i pazienti dei tumori della testa e del collo con questa mutazione hanno una sopravvivenza più lunga rispetto a quelli senza (95 mesi di vita in più contro circa 48 mesi). I tumori della testa e del collo sono quelli della cavità orale, della faringe e della laringe e hanno come principali fattori di rischio il fumo, il consumo di alcolici e l'infezione da papillomavirus umano (Hpv). Spiegano gli studiosi come a differenza dell'infezione da Hpv, che può solo prevedere la sopravvivenza dei pazienti con questi tumori nell'area della bocca e delle faringe, le mutazioni del percorso Mapk possono essere utili per varie regioni della testa e del collo. I ricercatori hanno ipotizzato come queste mutazioni sarebbero in grado di attrarre le cellule T immunitarie che uccidono il cancro.
fonte: Life Science Alliance

Nel trial DeLLphi-305, aggiungere tarlatamab a durvalumab nel mantenimento di prima linea ha ridotto del 58% il rischio di morte rispetto al solo durvalumab.

Uno studio identifica un asse di segnalazione indipendente dai nutrienti: le mutazioni di ATP6V1B2 possono sostenerne l’attivazione e favorire la proliferazione neoplastica.

Il progetto europeo coinvolge 133 organizzazioni di 29 Paesi e punta a condividere competenze e innovazione in sette aree dell’oncologia, favorendo una maggiore uniformità dell’assistenza e il trasferimento dei risultati della ricerca nella pratica c

Nello studio di fase 3 DeLLphi-305, la combinazione in mantenimento di prima linea ha portato la sopravvivenza globale mediana a 21,1 mesi, rispetto ai 12,7 mesi con il solo durvalumab, nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio
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