
Notate numerose variabili per una categorizzazione 'standard'
C'è un insieme di varianti attorno al tumore ovarico che non può portare la malattia a catalogarla in «sottotipi» ma il suo sviluppo continuo, anche sulla base delle mutazioni, apre a diversi e più articolati scenari di trattamento. Di questo sono convinti i ricercatori della Cuny Graduate School of Public Health and Health Policy che in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Research hanno analizzato l'eterogeneità del carcinoma ovarico sieroso di alto grado. Lo studio è partito dai diversi stadi dell'evoluzione del tumore, attraverso un'indagine della genomica e dell'eterogeneità del cancro. I ricercatori volevano affrontare infatti la dinamica di sviluppo del carcinoma, finora catalogata in sottotipi, e i suoi cambiamenti. Il team è passato attraverso un'altra pubblicazione, realizzata sul Journal of Clinical Oncology - Clinical Cancer Informatics, che ha visto la collaborazione dei ricercatori dell'Università del Minnesota per sfruttare la nuova tecnologia per sequenziare l'Rna delle singole cellule.
fonte: Cancer Research
Via libera alla Camera all’emendamento Cattoi: telemedicina estesa ai pazienti oncologici. Ora il passaggio al Senato
Un’analisi del Cipomo stima il tempo che gli oncologi dedicano ad attività amministrative: 19 ore settimanali. Un carico che incide sulla relazione di cura e riapre il tema della riorganizzazione del lavoro.
Il trattamento in prima linea con daratumumab in somministrazione sottocutanea e in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone ha mostrato nei pazienti eleggibili a trapianto una sopravvivenza di circa 17 anni
Il nuovo regime conferma l’importanza di daratumumab sottocute come terapia di prima linea nel mieloma multiplo in grado di ritardare significativamente la progressione della malattia
Dallo screening organizzato alle innovazioni diagnostiche e terapeutiche: le evidenze emerse dall’EAU 2026 raccontano un cambio di paradigma nella gestione della neoplasia
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