
Notate numerose variabili per una categorizzazione 'standard'
C'è un insieme di varianti attorno al tumore ovarico che non può portare la malattia a catalogarla in «sottotipi» ma il suo sviluppo continuo, anche sulla base delle mutazioni, apre a diversi e più articolati scenari di trattamento. Di questo sono convinti i ricercatori della Cuny Graduate School of Public Health and Health Policy che in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Research hanno analizzato l'eterogeneità del carcinoma ovarico sieroso di alto grado. Lo studio è partito dai diversi stadi dell'evoluzione del tumore, attraverso un'indagine della genomica e dell'eterogeneità del cancro. I ricercatori volevano affrontare infatti la dinamica di sviluppo del carcinoma, finora catalogata in sottotipi, e i suoi cambiamenti. Il team è passato attraverso un'altra pubblicazione, realizzata sul Journal of Clinical Oncology - Clinical Cancer Informatics, che ha visto la collaborazione dei ricercatori dell'Università del Minnesota per sfruttare la nuova tecnologia per sequenziare l'Rna delle singole cellule.
fonte: Cancer Research
Il trattamento in prima linea con daratumumab in somministrazione sottocutanea e in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone ha mostrato nei pazienti eleggibili a trapianto una sopravvivenza di circa 17 anni
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In Italia poco più di 3mila oncologi per 3,5 milioni di pazienti. Burocrazia e burnout riducono il tempo di cura, mentre i bisogni aumentano.
Progetto Re-Start di IncontraDonna: spettacolo a Roma con pazienti oncologici e caregiver per condividere arte e resilienza.
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