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Covid: ai medici di famiglia i test rapidi. Le criticità

Saranno cinque milioni i test antigenici da distribuire. Si parte dal Lazio
Medicina Generale

In arrivo 5 milioni di test rapidi antigenici per la diagnosi di positività al SarsCov2 negli studi dei medici di famiglia, dove il cittadino potrà effettuare l'esame ed avere il risultato entro un'ora. L'annuncio del premier Giuseppe Conte dà sostanza al progetto promosso dalla Federazione dei medici di medicina generale Fimmg e che partirà a breve nel Lazio negli studi che daranno la disponibilità.  Un'iniziativa che potrà essere estesa anche alle altre Regioni, ma che deve comunque fare in conti con una situazione di "confusione normativa" alla quale proprio i medici di famiglia chiedono ora di mettere mano.  "Ci sono file per i test, stiamo lavorando per i test rapidi. Ieri c'è stato un bel segnale: un importante sindacato dei medici di famiglia, insieme a Speranza, ha dichiarato che sono disponibili a effettuare i test", ha annunciato Conte precisando che il commissario straordinario Domenico Arcuri "sta concludendo la gara per 5 mln di test rapidi che saranno messi a disposizione dei medici di famiglia".

L'obiettivo, spiega il segretario Fimmg Silvestro Scotti, è dunque decongestionare i drive-in delle asl dove vengono effettuati attualmente i tamponi, riuscire a differenziare le patologie nelle fasi iniziali e riuscire a isolare prima possibile i pazienti Covid.

Ma il progetto 'test rapidi' si scontra tuttavia con una realtà normativa che nel Paese è a macchia di leopardo e che, invece di velocizzare, rischia ancora una volta di allungare i tempi delle diagnosi. Ad oggi, emerge da un sondaggio Fimmg, solo il 50% dei medici può prescrivere direttamente il tampone molecolare tradizionale. Esistono infatti "norme diverse a livello di Regioni, province o addirittura di singole Asl che determinano una situazione di estrema confusione. In circa il 50% delle province, dunque - spiega Paolo Misericordia, responsabile centro studi Fimmg - il medico può prescrive direttamente il tampone, prendendo anche appuntamento con i drive-in delle Asl per farlo effettuare al paziente e accorciando così i tempi. Ma nell'altra metà il medico deve fare la richiesta al Dipartimento prevenzione della Asl che poi, a sua volta, prenderà in carico il cittadino convocandolo per il tampone. Un passaggio in più, cioè, che allunga inevitabilmente i tempi".

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Un aspetto da non sottovalutare: "Se il test rapido risulta positivo è infatti necessario effettuare il tampone molecolare per la conferma, ma se il medico non può prescriverlo direttamente i tempi si allungano. La condizione per velocizzare il processo - afferma Scotti - è cioè che i medici possano prescrivere i tamponi direttamente in tutta Italia avendo certezza dei tempi di esecuzione". Altrimenti, l'operazione test rapidi negli studi, avverte, "rischia di trasformarsi in un 'parcheggio', con il cittadino positivo che però deve attendere chissà quanto per il tampone". Grande soddisfazione per l'annuncio del premier, dunque, ma "è necessario un percorso a 360 gradi ed i protocolli applicativi devono essere chiari ed univoci su tutto il territorio". Quanto ai fondi per garantire i dispositivi di protezione ai medici, anche in vista dell'avvio dei test rapidi negli studi, una rassicurazione era già arrivata dal ministro della Salute Roberto Speranza che, dal congresso Fimmg in corso a Villasimius, ha affermato che saranno velocizzati i tempi per rendere disponibili i 235 milioni previsti nell'ultima legge di Bilancio e destinati alla diagnostica di primo livello per i medici.

Altro strumento fondamentale per il controllo dei contagi sono poi le Usca (Unità speciali di continuità assistenziali), ma anche in questo caso il medico spesso non può richiederne direttamente l'attivazione. Se nel 98% delle province sono state infatti attivate Usca con i compiti di visita domiciliare per il paziente Covid o sospetto Covid, il medico di famiglia può richiederne l'intervento contattandole direttamente solo nel 42% dei casi. In alternativa, deve inviare una richiesta al Dipartimento Prevenzione (38%) o attraverso un medico coordinatore (8%). 

Medicina Generale
Commenti
GR
Giovanni Vitali Rosati
ottima iniziativa che da alla medicina di famiglia valore e professionalità mi auguro che la pediatria di famiglia faccio lo stesso
Rispondi
09/10/2020 08:29

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