Centinaia di medici Fimmg restituiscono il tesserino: no ai tamponi

Sindacato | Redazione DottNet | 02/11/2020 21:17

In segno di protesta contro l'accordo firmato con le Regioni e le "modalità non democratiche con cui è stata presa la decisione". Testa (Snami): "invito Silvestro Scotti a ripensarci e ritirare la sua firma dall’Acn"

E alla fine è arrivata la scissione all'interno della Fimmg: come avevano annunciato il giorno in cui è stato firmato l'accordo sui test rapidi da medici di famiglia e pediatri di libera scelta: in disaccordo con il sindacato di riferimento, ieri centinaia di professionisti hanno deciso di restituire la tessera sindacale alla Fimmg (Federazione nazionale dei medici di medicina generale) in segno di protesta contro l'accordo stesso e le "modalità non democratiche con cui è stata presa la decisione". Il tam tam dei medici di famiglia contrari all'accordo era partito nei giorni scorsi sui social fino ad arrivare alla costituzione del "Gruppo Orgoglio": "Già da tempo non ci sentiamo rappresentati affatto da un Sindacato , che prende decisioni a nome nostro, senza consultarci e senza tutela di noi operatori in prima linea, specie nell'attuale situazione pandemica", si legge in una nota.

"Fra le altre cose - aggiungono - non abbiamo condiviso la scelta di far fare i test sierologici agli insegnanti e ai dipendenti delle istituzioni scolastiche, perché test poco affidabile dal punto di vista diagnostico, studi medici in gran parte poco adatti allo scopo e test basato sulla volontarietà degli operatori scolastici, non sugli alunni e non ripetuto periodicamente e con Dpi incongrui ed insufficienti. A cosa serve saggiare la presunta positività o negatività, se viene fatta un'indagine epidemiologica ad inizio anno scolastico soltanto e solo su personale volontario, esclusi gli alunni?". I medici di famiglia in disaccordo ribadiscono comunque la disponibilità "ad effettuare i tamponi rapidi presso idonei locali messi a disposizione dalle asl e con tutti i requisiti previsti per l'esecuzione di un esame diagnostico ad alto rischio".

Intanto la dirigenza del Sindacato Autonomo si rivolge attraverso un duplice appello alla dirigenza della Fimmg e alla base di quel sindacato."Mai avrei immaginato - dice Angelo Testa, presidente nazionale Snami - di dover fare un appello a Colleghi appartenenti ad un sindacato differente da quello che presiedo. Umilmente, con profondo rispetto nei confronti di chi non la pensa come noi, nel contesto della grave situazione che stiamo vivendo come persone e Medici, invito Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg, a ripensarci e ritirare la sua firma dall’Acn che di fatto sancisce l’obbligo, pena la decadenza della convenzione per i Medici che non effettueranno i tamponi covid nei loro studi o nelle strutture delle assl, se messe a disposizione. Chiedo anche alle Colleghe e ai Colleghi della Fimmg che condividono le nostre perplessità e paure sui tamponi da eseguirsi nei nostri studi e credono anche loro che vi sia un alto rischio di contagio per il Medico che effettua l’esame e per il paziente, di associarsi alla nostra richiesta al loro segretario e sostituire, nell’accordo, l’obbligatorietà con la NON obbligatorietà. Solo in questa maniera potremo tutelare i Medici anziani, Medici affetti da patologie e/o a rischio per patologie importanti".

"In corso di trattativa nazionale abbiamo insistito più volte - aggiunge Domenico Salvago, vicepresidente nazionale Snami, - che l’obbligatorietà sarebbe stata deleteria per i Medici. Statisticamente un otto/quattordici per cento dei tamponi può avere esito positivo. I Medici che avessero effettuato quei tamponi potrebbero diventare dei contatti e dovrebbero interrompere temporaneamente la professione. Chi continua ad erogare l’assistenza sanitaria ai nostri assistiti? Possibile che non possa prevalere il buon senso e saper tornare indietro? Si può capire che certe problematiche, evidenti e sostanziali, non le vogliano intendere i politici e prevalgano altri interessi ,ma un Medico.....non è possibile non le voglia considerare!". "Inoltre - aggiunge Salvatore Santacroce, tesoriere nazionale Snami,- per i Medici ultrasessantacinquenni, ad alto rischio per definizione, l’inaccettabile, scellerata imposizione di esporsi ad una notevole possibilità di contagio, potrebbe indurre molti di loro ad andare in pensione prima di quanto preventivato, anche per evitare di danneggiare se stessi e i propri familiari, in un periodo in cui scarseggiano i Medici e si cerca di richiamare quelli già in pensione"."Stanno circolando - conclude Angelo Testa - delle vere e proprie e vere "bufale" che cercano di "diluire" la gravità del percorso tamponi, asserendo che saranno le regioni a decidere. Non è così. I Colleghi meritano la verità e cercare di distorcere questa imposizione ragionevolmente irrealizzabile da una buona parte di Noi, sarebbe non una semplice "omissione di parte della verità" ma una vera distorsione dolosa della intera sostanza della verità".

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