Le proposte della Cosmed per la sanità con il Recovery fund

Sindacato | Redazione DottNet | 16/02/2021 18:07

Importante valorizzare e rendere indipendente la dirigenza pubblica, rilanciare l'Ssn senza rinunciare alle risorse del Mes

La Cosmed lancia le sue proposte per la sanità: il Recovery fund parte dai servizi pubblici come garanzia dei diritti fondamentali indispensabili per la coesione sociale, l’equità e l’uguaglianza dei cittadini. L’Italia è uno dei Paesi con meno dipendenti pubblici. Invertire la tendenza alle privatizzazioni e alle esternalizzazioni contrastando improprie commistioni pubblico-privato. Occorre far proprie le raccomandazioni dell’unione europea.
 
Valorizzare e rendere effettivamente indipendente la dirigenza pubblica
Inaccettabili ritardi e disfunzioni della macchina pubblica rendono inaccessibili diritti e servizi e spesso inapplicabili le stesse disposizioni legislative. In particolare i condizionamenti della Dirigenza pubblica non consentono una gestione efficace e tempestiva delle funzioni pubbliche. Solo l’indipendenza della pubblica amministrazione garantisce imparzialità e trasparenza. Superare le nomine discrezionali degli apparati politici pro tempore separando indirizzo politico e gestione della cosa pubblica.I margini per valutazioni di tipo discrezionale dei curricula dei dirigenti per l'attribuzione degli incarichi devono essere fortemente ridimensionati e data invece assoluta preminenza alle esperienze professionali maturate sul campo nelle specifiche attività dell'incarico. Così come è giunto il momento di ridimensionare fortemente i contingenti di legge (addirittura il 30%) per il ricorso al personale esterno dell'Ente (il che comporta peraltro significative lievitazioni della spesa pubblica).

Investimenti indispensabili in sanità: incomprensibile il mancato utilizzo del Mes sanitario
Come evidenziato dall’Unione europea (vedi nota a piè di pagina) la sanità italiana presenta gravi lacune strutturali che sono state clamorosamente evidenziate dalla pandemia. Solo “la mobilitazione straordinaria, in particolare del personale sanitario e dei servizi sociali locali, ha compensato i limiti dell'infrastruttura fisica, del numero di operatori sanitari e degli investimenti degli anni passati”. I tagli trentennali della sanità pubblica nonché la sua frantumazione hanno portato il Paese ai primi posti per letalità per numero di abitanti nel mondo dovuta alla pandemia. È evidente che la sanità pubblica ha un costo ma non averla costa di più sia in termini umani che economici.
 
Le principali carenze sono rappresentate:
Finanziamento del SSN
Tale finanziamento è inferiore alla media europea anche se raffrontato al PIL. con cui dovremmo confrontarci. Se effettuiamo un raffronto rispetto alla percentuale di PIL destinata alla sanità, l’Italia arriva all’8,7%, la Germania all’11,7%, la Francia all’11,2%, l’Austria al 10,4% e la Svizzera supera il 12% (OECD, Health at Glance 2020). Il cittadino italiano dispone di una quota pro capite per la salute nettamente inferiore alla media europea.
 
Obsolescenza delle strutture ospedaliere
La vetustà delle strutture ospedaliere è nota con un’età media superiore ai 50 anni, con costi elevati di manutenzione e gestione, scarsa sicurezza e disagio dei pazienti.
 
Carenza di posti letto
Il numero di posti letto per mille abitanti (3,1), come evidenziano i dati OECD riferiti al 2018, è tra i più bassi in Europa e largamente insufficiente rispetto alle esigenze di ricovero. La carenza si manifesta non solo nei posti letto di Terapia intensiva ma anche in quelli di degenza ordinaria. Inaccettabile e insicuro il costante ricorso a posti letto provvisori (barelle nei corridoi e in strutture inadeguate) come abbiamo visto durante l’epidemia.
 
Liste d’attesa
La pandemia ha reso ancora più drammatico il problema delle liste di attesa e di accessibilità alle cure producendo un netto incremento della mortalità per altre patologie non-Covid. Necessario un piano per ristabilire la certezza e il diritto alle cure indispensabili in tempi adeguati al problema clinico.
 
Assistenza alla terza età e alla cronicità
L’inadeguatezza delle cosiddette RSA (che spesso non hanno nulla di sanitario) lasciate all’improvvisazione e prive di requisiti e controlli ha prodotto una mortalità inaccettabile che richiede un urgente azione riformatrice.
 
Assistenza domiciliare
La casa come primo luogo di cura e come modello alternativo al ricovero ospedaliero che consente la permanenza a domicilio di persone fragili e con patologie croniche. Superare il grave divario con i Paesi europei in materia di assistenza domiciliare. Indispensabile un’effettiva l’integrazione socio-sanitaria.
 
Strutture intermedie
Il progetto di ospedali di comunità in numero contenuto se viene potenziata la dotazione dei posti letto ospedalieri e le cure domiciliari può rappresentare una struttura intermedia utile purché con un organico dedicato. In particolare l’effettivo isolamento dei contagi di patologie infettive richiederanno strutture adeguate anche in futuro.
 
Prevenzione
Indispensabile potenziare i servizi di prevenzione e sicurezza sul lavoro particolarmente tagliati negli ultimi anni facendo propria la lezione della pandemia, integrando SSN e INAIL, rinnovando e potenziando i dipartimenti di prevenzione.
 
Ripristino degli organici del servizio sanitario pubblico
Dal 2009 sono stati tagliati nel SSN circa 45.000 posti di lavoro di cui oltre 7.000 medici e oltre 2.500 tra la dirigenza sanitaria e tecnica professionale e amministrativa. Le assunzioni effettuate durante l’emergenza epidemica, circa 37 mila, sono prevalentemente con contratti precari. Urge un provvedimento di stabilizzazione di questa crescente sacca di precariato con forme contrattuali a tempo indeterminato più consone a garantire continuità assistenziale, sicurezza e qualità delle cure.
L’età media nel SSN è di 50 anni (il 37 % ha più di 57 anni di cui il 16% più di 62 anni ) tra i medici l’età media è di 53 anni (il 49 % ha più di 57 anni di cui il 29% più di 62 anni).
 
Adeguamento delle retribuzioni e valorizzazione del patrimonio umano
Il divario con le retribuzioni medie europee di medici, dirigenti sanitari e dipendenti del SSN è così alto da favorire l’abbandono del servizio pubblico per sedi di lavoro meno gravoso nel privato o l’emigrazione verso l’estero. Questi fenomeni rendono urgente la conclusione del CCNL 2019/2021 per cercare di rendere più attrattivo il lavoro nel settore pubblico.
 
Rivisitazione del titolo V
Inadeguata la cosiddetta “legislazione concorrente” e la frantumazione del SSN occorrono norme certe e uniformi su tutto territorio nazionale e una politica sanitaria unitaria.
 
Sanità e ambiente
L’evidenza di stretti rapporti tra ambiente e salute impone il ritorno delle Arpa nel SSN da cui dipendono peraltro finanziariamente.
 
Sanità delle funzioni centrali
Gli enti con funzioni sanitarie (Ministero della salute, INAIL, INPS, AIFA) devono far parte a tutti gli effetti e pienamente integrati nel SSN.
 
Digitalizzazione
Inaccettabile la frantumazione dei servizi informatici tra aziende sanitarie, enti e regioni che comportano duplicazioni e sprechi e mancanza di riferimenti e documentazione utile ai pazienti.
 
Ricerca biomedica
Finanziare la ricerca e valorizzare il personale della ricerca delle Istituzioni pubbliche sottraendolo all’esodo di questi anni.
 
Per questi motivi appare incomprensibile il mancato ricorso al MES sanitario che libererebbe risorse per altri settori. Insoddisfacenti e inadeguati ancorché incrementati nell’ultima stesura del PNRR destinati alla sanità. Cresce tra la popolazione il bisogno di una sanità pubblica accessibile. Lesinare ora risorse al servizio sanitario pubblico per favorire definitivamente la sanità privata o privatistica significherebbe non essere all’altezza del sistema di protezione sociale e non aver compreso le effettive necessità evidenziate dalla pandemia. Facciamo nostre le affermazioni del Presidente del Consiglio: “dovremmo spendere molto di più per la salute”.
 
Incentivi per la produttività del pubblico impiego
Lo sforzo cui dovranno far fronte i servizi pubblici non può prescindere dall’adozione di incentivi alla produttività già operativi per il sistema privato, per recuperare l’enorme quantità di lavoro arretrato accumulato. Detassazione dei salari collegati alla produttività aggiuntiva sono uno strumento indispensabili di cui il servizio pubblico non può rinunciare.
 
Cosmed (Confederazione sindacale medici e dirigenti)

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