Scoperta una variante giapponese al Covid che resiste ai vaccini. Terza dose in Gb

Infettivologia | Redazione DottNet | 05/04/2021 18:59

Secondo gli esperti britannici il coronavirus diventerà endemico: vaccino combinato con antinfluenzale. Le reazioni ai vaccini, ecco le più frequenti

L'ultima mutazione del Sars-CoV-2 è stata registrata in Giappone, nella città di Tokyo. La variante "Eek" preoccupa anche l'Europa: secondo quanto riportato dall'emittente pubblica giapponese NHK, il 70% dei pazienti contagiati dal coronavirus, e testati a marzo in un ospedale della capitale, il Tokyo Medical and Dental University Medical Hospital, era stato colpito dalla variante E484K, soprannominata appunto "Eek". Numeri alla mano, la minaccia è stata trovata in 10 delle 14 persone risultate positive. L'agenzia Reuters ha sottolineato che, negli ultimi due mesi, 12 dei 36 pazienti Covid hanno portato la mutazione. Nessuno di loro aveva recentemente effettuato viaggi all'estero o avuto contatti con persone infettate dalla E484K.

Questo significa, almeno in teoria, che la variante Eek è al momento relegata all'interno dei confini giapponesi. Pare che la Eek riesca sia a sfuggire agli anticorpi generati da una precedente infezione Covid, sia ai vaccini fin qui sviluppati. Come se non bastasse, la campagna di vaccinazione del Giappone deve ancora entrare nel vivo. Il Governo nipponico è in allarme: gli ultimi bollettini descrivono una situazione epidemiologica da monitorare con estrema attenzione. Venerdì sono state registrati 446 nuovi casi in quel di Tokyo. Un valore notevole, ma ancora al di sotto della soglia di 2.500 infezioni rilevate lo scorso gennaio. A Osaka sono invece emersi 666 casi (record). In quest'ultima città, gli esperti hanno espresso apprensione per la diffusione del ceppo britannico. Il primo ministro giapponese, Yoshihide Suga, ha dichiarato che saranno ampliate le misure di emergenza per contenere la nuova ondata di infezioni. Gli sforzi saranno orientati a stroncare sul nascere la diffusione delle varianti. "Tutte le possibilità sono state prese in considerazione", ha spiegato Suga, aggiungendo che, qualora dovesse essere necessario, il governo agirà "senza esitazione".

Intanto nel Regno Unito stanno programmando la terza dose perché si pensa che il nuovo Coronavirus diventerà endemico, cioè riemergerà ciclicamente a ondate come un'influenza. Per questo motivo Oltremanica stanno pensando di organizzare ogni anno in autunno una vaccinazione antinfluenzale a tappeto combinata con la vaccinazione anti-Covid (la cosiddetta terza dose), impiegando un vaccino aggiornato alle ultime varianti in circolazione, proprio come avviene con il virus dell'influenza che si ripresenta ogni anno e puntualmente cambia, richiedendo ogni volta nuove formulazioni di vaccino. In Italia sarà difficile superare la soglia del 50% della popolazione vaccinata entro il prossimo ottobre, in modo da ridurre la circolazione del virus grazie all'immunità di gregge. Al momento la variante inglese del virus Sars-Cov-2 è la più diffusa e contagiosa. Nove volte su dieci (86,7% dei casi di sindrome da Covid-19 in Italia) sono provocati da questo ceppo di coronavirus portatore della mutazione UK, dati dell'Istituto superiore di sanità elaborati con gli epidemiologi della Fondazione Bruno Kessler. In Italia circolano altre due varianti, la brasiliana e la sudafricana, e in misura minore la B.1 525, cosiddetta variante nigeriana, più molte altre forme con mutazioni puntiformi, ovvero con minime differenze rispetto ai gruppi geografici prevalenti.

Ma il vaccino per quanto tempo protegge? La risposta arriva dalle sperimentazioni cliniche di Fase 3 del vaccino anti Covid a mRna prodotto da Pfizer/BioNTech che hanno confermato, in occasione di controlli a sei mesi,  la valida protezione del siero., Dopo la somministrazione della seconda dose ha un'efficacia del 100% contro la variante sudafricana del coronavirus (B.1.351) con una protezione che potrebbe durare anni, ha dichiarato Scott Hensley, immunologo presso l'Università della Pennsylvania (Usa) che ha studiato vaccini a mRNA del tipo Pfizer e Moderna: “Abbiamo livelli di anticorpi elevati e c'è una protezione significativa anche nei confronti delle varianti”.

Le reazioni dei vaccini: Pfizer

Sul sito dell'Aifa, l'Agenzia italiana del Farmaco, è stato pubblicato un elenco molto accurato dei disturbi che può provocare la somministrazione di una dose di Pfizer. Ad ogni modo, si tratta generalmente di conseguenze di “entità lieve o moderata e si sono risolte entro pochi giorni dalla vaccinazione”. Tra le reazioni avverse – prosegue la nota Aifa  - “figuravano dolore e gonfiore nel sito di iniezione, stanchezza, mal di testa, dolore ai muscoli e alle articolazioni, brividi e febbre. Arrossamento nel sito di iniezione e nausea si sono verificati in meno di 1 persona su 10. Prurito nel sito di iniezione, dolore agli arti, ingrossamento dei linfonodi, difficoltà ad addormentarsi e sensazione di malessere sono stati effetti non comuni, che hanno interessato meno di 1 persona su 100. Debolezza nei muscoli di un lato del viso (paralisi facciale periferica acuta) si è verificata raramente, in meno di 1 persona su 1000".  Quanto agli effetti collaterali “severi”, si rileva l'ingrossamento delle ghiandole linfatiche. “Si tratta comunque di una patologia benigna che guarisce da sola”, spiega l'Agenzia del Farmaco. Reazioni di questo tipo sono state notate più frequentemente e in maniera pronunciata dopo la seconda dose. Nei Paesi dove è già stata avviata la somministrazione di massa del vaccino sono cominciate anche le segnalazioni delle reazioni avverse, da quelle meno gravi a quelle più significative, comprese le reazioni allergiche.

Vaccino Moderna

Il secondo vaccino autorizzato dall'Aifa è il farmaco prodotto da Moderna. In questo caso “gli effetti indesiderati più comuni sono stati dolore nel sito di iniezione (92%), affaticamento (70%), mal di testa (64,7%), dolori muscolari (61,5%), brividi (45,4%), nausea-vomito (23%), ingrossamento delle ghiandole linfatiche nello stesso braccio dell’iniezione (19,8%), febbre (15,5%), gonfiore (14,7%) e arrossamento (10%) nel sito di iniezione”. Le reazioni, più frequenti dopo la seconda dose, sono state generalmente di intensità lieve o moderata e si sono risolte entro pochi giorni dalla vaccinazione. Hanno riguardato soprattutto le persone tra i 18 e i 65 anni, meno colore che avevano un'età superiore ai 65 anni.

Vaccino AstraZeneca

Le reazioni avverse più frequentemente osservate durante la campagna vaccinale in corso sono la febbre, il mal di testa, i dolori muscolari o articolari. Si tratta di reazioni non gravi, di entità lieve o moderata che, seppur fastidiose, si risolvono in poche ore o pochi giorni, spesso senza nemmeno ricorrere a trattamenti sintomatici (antidolorifico o simili). "Come per tutti i farmaci - si legge ancora sul sito dell'Aifa -, sono inoltre possibili, seppur rarissime, reazioni di tipo allergico fino allo shock anafilattico. Per questo le vaccinazioni vengono eseguite in contesti sicuri da personale addestrato ed è previsto un periodo di osservazione di almeno 15 minuti dopo la vaccinazione. Un altro aspetto di cui si tiene conto è che, in seguito all’iniezione, si possono verificare anche reazioni di tipo ansioso con fenomeni vaso-vagali che vanno dalla sensazione di stare per svenire fino allo svenimento vero e proprio, per cui il personale presta attenzione a evitare traumatismi da caduta". Resta tuttavia la reazione più grave: la combinazione estremamente insolita di sintomi - coaguli di sangue diffusi e una bassa conta piastrinica, a volte associata a sanguinamento - è stata finora segnalata da almeno sette paesi. Le società mediche di tutto il mondo hanno avvertito i membri di prestare attenzione al disturbo della coagulazione nei soggetti vaccinati e di segnalarlo. Le stime di incidenza vanno da una persona su 25.000 a cui è stato somministrato il vaccino AstraZeneca in Norvegia ad almeno una su 87.000 in Germania. "Le persone stanno assolutamente lavorando come un matto dietro le quinte per fornire maggiore chiarezza", afferma Saskia Middeldorp, internista vascolare presso il Radboud University Medical Center nei Paesi Bassi. Finora, la maggior parte dei casi di coagulazione è stata osservata in donne di età inferiore ai 65 anni. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che molti paesi europei hanno utilizzato l'iniezione solo in popolazioni più giovani e prioritarie, come operatori sanitari e insegnanti, la maggioranza dei quali sono donne. Inizialmente esitavano a darlo a persone di età superiore ai 65 anni perché i dati dei primi studi clinici dell'azienda includevano pochi in quel gruppo.

Vaccino Johnson & Johnson

L'Ema, l'Agenzia europea per i medicinali, cita uno studio in corso, per chiarire quali sono gli effetti indesiderati del vaccino Johnson & Johnson, che nelle prossime settimane sarà somministrato nell'Ue, quindi anche in Italia. Ebbene, “la reazione avversa locale più comunemente segnalata è stata il dolore in sede di iniezione (48,6%). Le reazioni avverse sistemiche più comuni sono state cefalea (38,9%), stanchezza (38,2%), mialgia (33,2%) e nausea (14,2%). Piressia (definita come temperatura corporea ≥38,0°C) è stata osservata nel 9% dei partecipanti”. Effetti sopraggiunti per lo più entro uno o due giorni dalla vaccinazione con una severità da lieve a moderata.


 

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