
L'Agenas ha pubblicato i dati di un sondaggio realizzato in tutte le regioni sul funzionamento dell'intramoenia. La visita cardiologica è la più richiesta
L'intramoenia funziona: lo dimostrano i tempi di attesa per le prestazioni in attività libero professionale (Alpi) che sono molto bassi, con un'attesa che: nel 62% dei casi va da 0 a 10 giorni. L'attività si svolge all’interno delle Aziende per il 90%, il 9% negli studi privati collegati in rete o presso altre strutture pubbliche convenzionate con gli ospedali e solo l’1% rimane relegata in studi non ancora collegati in rete, ma soprattutto in Campania, nel Lazio e in Molise le percentuali salgono (rispettivamente il 17%, il 3 e l’8%). La visita cardiologica è la prestazione più gettonata nell’ambito dell’attività libero professionale intramuraria, seguita a stretto giro da quella ginecologica.
E' il risultato di tre monitoraggi realizzati da Agenas sulle attività libero professionale intramuraria (Alpi) in modalità ex ante, ossia al momento della prenotazione sulle prestazioni prenotate, svolti ad aprile, luglio e ottobre del 2019. Un monitoraggio coordinato e gestito da Agenas come previsto dal Piano Nazionale per il Governo delle Liste di Attesa 2019-2021, in coerenza con le disposizioni del precedente Piano (2010-2012). Nell’ambito del nuovo Pngla 2019-2021, Agenas ha predisposto, in collaborazione con il Ministero della Salute, Cittadinanzattiva, Istituto Superiore di Sanità ed esperti delle Regioni e Provincie Autonome in materia di liste di attesa e Alpi, le nuove “Linee Guida per il monitoraggio ex ante delle prestazioni prenotate in Alpi” (clicca qui per scaricare il documento completo), che sono state utilizzate per la prima volta a partire dalla rilevazione del mese di ottobre. Per questo Il report è suddiviso in due parti: la prima riguarda i monitoraggi di aprile e luglio e la seconda il monitoraggio di ottobre.
Dal Report emerge sul territorio una disomogeneità tra i diversi livelli di governo dell’attività libero professionale. Sull’intramoenia allargata non è stato possibile scattare una fotografia dettagliata alla luce delle nuove Linee Guida e così nei monitoraggi effettuati ad aprile e luglio è solo emerso che nove non si avvalgono più dell’attività in intramoenia allargata (Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, PA di Bolzano, PA di Trento, Toscana, Valle D’Aosta e Veneto). Mentre nelle altre regioni si riscontra un andamento non omogeneo, sebbene sia possibile riscontrare una tendenza alla riduzione del ricorso all’intramoenia allargata in alcune Regioni, segno di un progressivo adeguamento agli adempimenti normativi. In particolare nelle Regioni Molise e Sicilia.
I dati. Monitoraggi di aprile e luglio 2019
Tutte le 21 Regioni/PA hanno partecipato alle due rilevazioni nazionali svolte nei mesi di aprile e luglio. Su 213 Aziende pubbliche che erogano tali prestazioni 195 hanno partecipato ad entrambi i monitoraggi nazionali (92%), 12 ad uno solo (6%), 2 a nessuna rilevazione (Aou Policlinico Tor Vergata, Asp Reggio Calabria). Il 61% delle prenotazioni ha un tempo di attesa inferiore ai 10 giorni, circa il 25% tra gli 11 e i 30/60 giorni (a seconda che si tratti di una visita specialistica o di una prestazione strumentale), il 14% delle prenotazioni si deve attendere oltre i 30/60 giorni. Oltre l’80% delle TC e delle RM vengono prenotate entro i 10 giorni.
Le visite con maggiore richiesta sono: visita cardiologica (11%) con il 56% delle prestazioni effettuato entro i 10 giorni; la visita ginecologica (11%) con il 57% circa dei casi effettuato entro 10 giorni; la visita ortopedica (9%) con il 69% delle prestazioni effettuato entro i 10 giorni; la visita oculistica (8%) con i 50% delle prestazioni effettuato entro i 10 giorni. Nove Regioni/PA su 21 non si avvalgono più dell’attività in intramoenia “allargata” (Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, PA di Bolzano, PA di Trento, Toscana, Valle D’Aosta e Veneto), mentre nelle restanti si rileva un andamento non omogeneo.
Per quanto riguarda il monitoraggio di ottobre 2019 tutte le 21 Regioni/PA hanno partecipato. Delle 231 Aziende, 7 (pari al 3%) non hanno partecipato. Le visite specialistiche continuano a rappresentare il 75% del totale delle prestazioni effettuate; il 25% è costituito dalle prestazioni diagnostiche; tra queste ultime, le più frequenti sono l’ecografia dell’addome e l’ecografia mammaria.
Il 90% delle prestazioni viene erogato esclusivamente all’interno degli spazi aziendali, il 9% esternamente all’azienda secondo le tipologie previste (studi privati collegati in rete o presso altre strutture pubbliche previa convenzione). L’1% di attività viene svolta ancora presso studi non ancora collegati in rete, criticità che presenta i valori più elevati in Campania (17%), Lazio (3%), Molise (8%).
Agende di prenotazione (aprile-luglio-ottobre). 12 Regioni/PA (Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, PA di Bolzano, PA di Trento, Puglia, Toscana, Umbria, Valle D’Aosta e Veneto) utilizzano quasi esclusivamente l’agenda gestita dal sistema Cup. Per le rimanenti 6 Regioni (Calabria, Campania, Emilia- Romagna, Lazio, Sardegna e Sicilia) si registrano prenotazioni attraverso il Cup per più dell’80% del totale.
Relativamente ai volumi delle prestazioni erogate, si osserva che il rapporto tra volumi di visite specialistiche erogate in Alpi e volumi di prestazioni erogate in regime istituzionale registra, a livello nazionale, valori compresi tra il 4% (visita fisiatrica, visita oncologica) e il 29% (visita ginecologica), mentre per le prestazioni strumentali, diagnostica per immagini e altri esami specialistici, tale rapporto varia tra l’1% (Tac, elettrocardiogramma dinamico holter, fotografia del fundus) e il 44% (ecografia ginecologica).
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