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Embriologi: in Italia manca una scuola di specializzazione

La Proposta della SIRU, con ONB e Fp CGIL Medici per il riconoscimento dell’embriologo. Filippi (CGIL): “Il ruolo dell’embriologo clinico nasce dal bisogno di salute dei cittadini”
Professione

Un ‘paradosso’ italiano: se da un lato l’embriologo clinico è ritenuta la professione del futuro, con abilità e responsabilità richieste crescenti, dall’altro lato, questa figura chiave all’interno dei centri di riproduzione medicalmente assistita manca di una vera e propria scuola di specializzazione. Il professionista che intende intraprendere questa strada deve pagarsi da sé corsi e master di perfezionamento, senza tra l’altro poter mai ambire ad un incarico pubblico, come previsto dalla legge 502.

Una discriminazione da sanare con urgenza, secondo la Società italiana di Riproduzione Umana, che ha posto la questione al centro dei lavori del 4° congresso nazionale a Napoli attraverso un confronto tra i rappresentanti delle Istituzioni nazionali e gli operatori del settore sulla formazione, il riconoscimento e l’inquadramento dell’embriologo clinico in Italia.

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Sono centinaia i biologi che lavorano nei centri di procreazione medicalmente assistita, una cifra in costante aumento vista la crescita del bisogno di assistenza riproduttiva nel nostro Paese. Una professione delicata, che richiede aggiornamento continuo e nuove competenze: spetta agli embriologi la maggior parte delle procedure sui gameti e gli embrioni dei pazienti, sempre più sofisticate e tecnologiche. L’embriologo si assume molte responsabilità cliniche, dalle pratiche di laboratorio di fecondazione in vitro, alla gestione degli embrioni dallo sviluppo al congelamento alla comunicazione ai pazienti e al controllo della garanzia della qualità e della sicurezza delle cure.

SIRU ha presentato una proposta, supportata da Fp CGIL, per il riconoscimento formale dell’iter formativo e per l’inquadramento professionale dell’embriologo clinico, in ottica di valorizzare l'alta specialità, competenza e responsabilità che tale attività richiede per la conduzione e la gestione del laboratorio di un centro che si occupa di riproduzione medicalmente assistita. Tra i principali autori della proposta gli embriologi Paola Viganò, Simone Palini e Alessio Paffoni.

In questo momento è molto attiva la collaborazione con l'ordine Nazionale dei Biologi e l’Enpab – Ente Nazionale Previdenza e Assistenza Biologi "L'impegno della SIRU, insieme a Giovanni Ruvolo e a tutto l’ordine degli Biologi, sta portando i suoi primi frutti – ha commentato Paola Viganò, presidente area biologica. Anche se alcuni passi avanti si stanno facendo per inserire nel piano formativo delle scuole di specializzazione in genetica medica le attività dell’embriologo clinico, non perdiamo di vista che l’obiettivo finale, che continua ad essere la definizione di un percorso di formazione specialistica con riconoscimento della figura dell’embriologo clinico" continua Viganò.  

A credere nell’importanza del riconoscimento dell’embriologo e quindi, a rispondere all’appello SIRU, anche la Fp CGIL Medici.  "La nostra proposta parte dal principio del ruolo valoriale dell’embriologo per i cittadini che nasce dal bisogno di salute crescente delle coppie che si rivolgono alla PMA – commenta Andrea Filippi (nella foto), segretario generale Fp CGIL Medici –Se non sottovalutiamo questa necessità, ecco che il professionista assume identità e valore e la soluzione diventa riconoscere piena identità a questa professione" conclude Filippi.

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