
“Non è vero che solo 2,9% dei decessi attribuiti al Covid è dovuto al virus”. "Non è corretto affermare che le patologie riscontrate nei deceduti Sars-CoV-2 positivi avrebbero comunque portato a decesso in tempi brevi'
Mentre si fa strada e, anzi, diventa sempre più sicura la terza dose di vaccino, l'Iss in una nota fa chiarezza sui tanti dati diffusi sui decessi da Covid ma che sarebbero stati fraintesi. Insomma una valanga di notizie male interpretate dai media. "Non è vero che solo il 2,9% dei decessi attribuiti a Covid-19 è dovuto al virus". L'Istituto superiore di sanità (Iss) torna sui dati contenuti nel suo ultimo report sui decessi Covid, in cui si davano dati anche sull'alta presenza di malattie croniche nelle vittime della pandemia, respingendo alcune tesi circolate a livello mediatico, basate su interpretazioni ritenute dall'Istituto non corrette.
Il primo chiarimento riguarda proprio la citata percentuale del 2,9%, una percentuale "peraltro riportata anche nelle edizioni precedenti" del rapporto.
Altra puntualizzazione riguarda la visione secondo cui avere delle patologie pregresse equivale necessariamente a un epilogo fatale come destino immediato: "Non è corretto - scrive l'Iss - affermare che le patologie riscontrate nei deceduti Sars-CoV-2 positivi avrebbero comunque portato a decesso 'in tempi brevi'. Indipendentemente da Covid-19, la presenza di patologie croniche nella popolazione anziana è molto comune. Un recente rapporto dell'Istat indica che solo il 15% non ne soffrirebbe e che circa il 52% soffrirebbe di 3 o più patologie croniche. In considerazione del fatto che le patologie croniche rappresentano un fattore di rischio per decesso da Covid, e che queste sono molto comuni nella popolazione generale, non deve sorprendere l'alta frequenza di queste condizioni nella popolazione deceduta Sars-CoV-2 positiva".Il secondo momento si sta concretizzando in questi giorni con la decisione della Giunta regionale di dare all’organismo una nuova veste giuridica in grado di gestire direttamente i fondi strutturali europei".
La concomitanza di più patologie croniche nella stessa persona costituisce di per sé "elemento di fragilità in genere compensato con appropriate terapie: il contrarre una infezione come Sars-CoV-2 si traduce in un aumentato rischio di complicanze e di morte", chiarisce ancora l'Istituto superiore di sanità. "Sin dall'inizio della pandemia, infatti - si ricorda nella nota - è stato censito un eccesso di mortalità nella popolazione, cioè un numero di deceduti superiore a quello degli anni precedenti, le cui stime sono periodicamente riportate nel rapporto congiunto Iss-Istat. Si precisa che le patologie preesistenti riportate nel report, finalizzato alla caratterizzazione delle caratteristiche dei deceduti, vengono valutate da un gruppo di medici dell'Iss attraverso la revisione di un campione di cartelle cliniche ospedaliere inviate ad Iss dalle Regioni e Province autonome, e le patologie preesistenti riscontrate più frequentemente nei deceduti Sars-CoV-2 positivi sono riportate nella tabella 1 del report. Le più rappresentate sono: ipertensione, diabete di tipo 2 e demenza, patologie molto frequenti nella popolazione".
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