Ci sta lavorando un gruppo di ricercatori delle università di Pisa, Milano e dell'Insubria insieme al Cnr di Pisa
Uno studio esplorativo sugli effetti che il lockdown ha avuto sulla qualità della vita. E' quello a cui sta lavorando un gruppo di ricercatori delle università di Pisa, Milano e dell'Insubria insieme al Cnr di Pisa. L'obiettivo è quello di analizzare come le abitudini degli italiani si siano modificate dopo il graduale ritorno alla normalità degli ultimi mesi, individuando quali sono i principali fattori di cambiamento e suggerendo di conseguenza gli eventuali consigli per migliorare la qualità della vita o, almeno, per tornare ai livelli precedenti al lockdown. "Da marzo 2020 a maggio 2021, ci sono stati diversi periodi di lockdown - spiega una nota - che hanno limitato, con diversi gradi di severità, la possibilità delle persone di muoversi.
Sono 13 milioni gli italiani con almeno due patologie. La multimorbilità cresce con l’età e si concentra negli over 75.
Focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio: aumenta la spesa privata e triplicano gli iscritti ai fondi sanitari, con effetti sull’equità del sistema.
Secondo dati diffusi dall’Associazione Luca Coscioni, la procedura farmacologica sfiora il 60%. Persistono forti differenze territoriali e limiti organizzativi.
Dati ISTAT e allarme AUPI. Gli psicologi chiedono politiche strutturate su educazione digitale, prevenzione e ruolo delle piattaforme.
Doppio canale per i medici di famiglia, estensione della pediatria, nuove regole di formazione e scontro aperto con i sindacati. Il tutto mentre si avvicinano le scadenze del PNRR e il confronto si sposta sulle Regioni
La bozza Schillaci introduce due modelli per i medici di famiglia: convenzionati e dipendenti. Obiettivo: far funzionare la sanità territoriale senza superare del tutto l’impianto attuale. I sindacati: “Restano tutte le criticità”
Dal Dfp 2026 nessuna inversione di tendenza: spesa sanitaria ferma al 6,4% del Pil e previsioni riviste al ribasso. Cartabellotta: “Lo squilibrio ricadrà su Regioni e cittadini”
La società scientifica dei medici di medicina generale chiede una visione complessiva del SSN. “Modelli ospedalieri applicati al territorio rischiano di essere un errore”
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