
Il test potrebbe essere disponibile entro cinque anni a costi contenuti e promette di accelerare enormemente i tempi delle diagnosi, riducendoli da anni a giorni
Un unico test del Dna che e' in grado di riconoscere, in modo rapido e affidabile, 50 diverse malattie genetiche solitamente difficili da diagnosticare. Descritto sulla rivista Science Advances, il test potrebbe essere disponibile entro cinque anni a costi contenuti e promette di accelerare enormemente i tempi delle diagnosi, riducendoli da anni a giorni. E' stato messo a punto grazie alla ricerca coordinata dall'Istituto australiano Garvan per la Ricerca Medica di Sydney. Le malattie coperte dal test appartengono a una classe di disturbi causati da sequenze di Dna che si ripetono in modo anomalo all'interno di alcuni geni, come la corea di Huntington, la sindrome dell'X fragile, l'atassia cerebellare ereditaria e la distrofia miotonica. Queste malattie, che al momento restano incurabili, coinvolgono in genere danni a nervi e muscoli e possono essere ereditarie.
Oltre il 77% dei ricoverati ha più di 70 anni e quasi la metà dei reparti è in overbooking. Per gli internisti il problema non è emergenziale ma legato a organizzazione e territorio.
Un Manifesto traccia le linee di intervento: dare priorità all’obesità come malattia non trasmissibile, costruire l’alfabetizzazione sanitaria, ottimizzare le strategie di prevenzione, migliorare i servizi alla persona
La Commissione sull’Obesità Clinica raccomanda un nuovo approccio, con più sfumature, nel quale vengono usate in aggiunta al BMI anche delle misure del grasso corporeo
Andrea Montagnani è il nuovo presidente nazionale Fadoi: tra le priorità innovazione organizzativa, rafforzamento della medicina interna ospedaliera e integrazione tra ospedale e territorio.
Le comunità microbiche che popolano l’intestino influenzano l’efficacia e la sicurezza dei farmaci. Una revisione internazionale evidenzia il potenziale della farmacomicrobiomica per rendere le terapie sempre più mirate e personalizzate.
Le società scientifiche portano ad Agenas e al Ministero della Salute un dossier: il 60% dei pazienti ha un'intensità di cura medio alta, ma i decreti li classificano ancora come "a bassa complessità"
Un editoriale su The Lancet riporta al centro le patologie del fegato. Giannini (SIGE): “Serve un cambio di strategia nelle politiche sanitarie”
Uno studio dell’Università di Bologna evidenzia come il progressivo abbassamento dei valori e le differenze tra linee guida possano influenzare percezione dei pazienti, scelte cliniche e ricorso alle cure
Commenti