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Lo sfruttamento degli specializzandi: pagati per 38 ore, lavorano anche 60 a settimana

L'associazione “Chi si cura di te” ha fatto luce attraverso un'indagine su orari di lavoro e tutele dei giovani medici in formazione
Professione

Orari e lavoro per gli studenti di medicina in formazione. Da un lato c'è la buona notizia e cioè che in tre anni le borse di specializzazione per i medici sono triplicate. Il motivo? Mancano molti medici, a cominciare da anestesisti, ginecologici, pediatri. Tanto che ormai - e soprattutto con la pandemia - interi reparti ospedalieri si reggono sul lavoro degli specializzandi. Che imparano, ma a costo di essere sfruttati come rivela una ricerca condotta da Chi si cura di te? L'associazione di medici specializzandi che nel 2021 ha avviato un'indagine fra circa 330 medici iscritti alle scuole di specializzazione, per scoprire se le poche regole sull'orario di lavoro effettivo e le tutele esistenti in materia di riposo, malattia e assenze siano rispettate negli ospedali italiani. E le risposte sono sicuramente poco incoraggianti come ha appunto scoperto l'indagine.

Vediamo qualche dato: iI medici specializzandi lavorano, in media, da un minimo di 45 ore a un massimo di 60 a settimana, in piena violazione non solo del limite di 38 ore, ma spesso anche della Normativa Europea in materia, che pone un limite massimo di orario di 48 ore settimanali, straordinari compresi a cui, comunque, gli specializzandi non possono accedere in quanto non inquadrati come lavoratori. Inoltre, il 39% degli intervistati risponde che non sono previsti in nessun modo i riposi dopo i turni di guardia (sia diurno, sia notturno) mentre circa il 20% riporta un’ampia discrezionalità in base al tutor in servizio. Significa, quindi, che in più della metà dei casi i medici specializzandi lavorano anche dopo turni di guardia, anche questo in violazione della normativa in materia.

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Infine, solo la metà dei partecipanti ha dichiarato di aver usufruito dei 30 giorni di assenza giustificata previsti dal contratto di formazione. Altre risposte indica l’abitudine ad autorizzare le assenze solo quando "maturate", o evidenziavano la difficoltà fattuale nello sfruttare le assenze. Il 15% dei partecipanti all’indagine, inoltre, ha dichiarato di aver dovuto utilizzare giorni di assenza giustificata per coprire le assenze per malattia, che invece sono conteggiati a parte, come ribadito da una nota del Miur del 2019. Ma visto che lavorano tanto, accumulando inevitabilmente stress e fatica, hanno poi il tempo anche per studiare? E' evidente che alla fine resta ben poco per potersi mettere sui libri per approfondire le materie, visto che alla fine sono lavoratori-studenti a tutti gli effetti chiamati nella maggioranza dei casi a sopperire ai buchi di personale negli ospedali. L'associazione ritiene che il cambiamento reale possa arrivare solo da una riforma complessiva delle specializzazioni mediche, passando a un vero Contratto Collettivo Nazionale della Formazione medica, inquadrato all’interno del Ccn della dirigenza, con graduale acquisizione di competenze e responsabilità e con la possibilità di una rappresentanza sindacale reale.

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