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Vaiolo scimmie: Oms conferma 780 casi in 27 Paesi

Infettivologia Redazione DottNet | 06/06/2022 19:17

Probabile trasmissione silente seguita da eventi superdiffusori

I casi di vaiolo delle scimmie nei Paesi in cui l’infezione non è endemica continuano a crescere: sono 780, secondo l’ultimo bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Si tratta di 523 casi in più rispetto alla rilevazione del 29 maggio, quando i casi notificati erano 257.
Nonostante il balzo dei contagi, la situazione per il momento non sembra destare allarme: «l'Oms valuta il rischio a livello globale come moderato», un livello dettato, più che dall’entità del contagio, dal fatto che «questa è la prima volta che molti casi e cluster di vaiolo delle scimmie vengono segnalati contemporaneamente in Paesi non endemici ed endemici in aree geografiche così diverse». Il centro dell’epidemia continua a essere l’Europa con 688 casi (l'88% del totale): 207 nel Regno Unito, 156 in Spagna, 138 in Portogallo, 57 in Germania, 33 in Francia, 31 in Olanda, 20 in Italia. Fuori dal Vecchio Continente, il Paese più colpito (58 casi) è il Canada.

Continuano le indagini sull'origine dell’epidemia. E’ noto, rileva l’Oms, che «la maggior parte dei casi segnalati finora è emersa da servizi di salute sessuale o altri servizi in strutture sanitarie e ha coinvolto principalmente - ma non esclusivamente - uomini che hanno rapporti sessuali con uomini».

L'ipotesi più probabile è che ci sia «stata una trasmissione non rilevata per un periodo di tempo sconosciuto seguita da eventi di amplificazione più recenti». Un’ipotesi compatibile con le caratteristiche e l’andamento del virus, «che negli ultimi anni ha aumentato la circolazione nelle aree endemiche, probabilmente perchè si è abbassata la quota di popolazione vaccinata contro il vaiolo umano», spiega Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di Genetica Molecolare 'Luigi Luca Cavalli Sforzà del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IGM-CNR) di Pavia. «La trasmissione inter-umana non è immediata e richiede un contatto molto stretto. Il virus ha inoltre tempi di incubazione lunghi: una persona, quindi, può scoprire di essere stata contagiata a distanza di tempo dal contatto», continua Maga. Inoltre, non sempre le manifestazioni dell’infezione sono eclatanti.

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Dunque, conclude, «non è da escludere che con la ripresa della circolazione delle persone dopo la fase acuta della pandemia ci siano stati casi di introduzione del virus passati sotto traccia fino a quando alcuni eventi non ne abbiano favorito la diffusione che stiamo osservando oggi». Intanto, in giornata sono arrivate le notizie di nuovi contagi, specie in Gran Bretagna dove l’Agenzia per la sicurezza sanitaria (Ukhsa) ha reso nota l’identificazione di altri 77 casi, che hanno portato la conta totale delle persone infettate a 302. In Italia, a Piacenza, l’azienda Usl ha confermato tre nuovi casi collegati tra di loro: uno è ricoverato a scopo precauzionale, mentre gli altri sono a casa in isolamento fiduciario. Situazione sottocontrollo dice la vicepresidente lombarda Letizia Moratti nessun nuovo caso nella regione lazio. «A oggi non ci sono elementi per parlare di emergenza», ha detto il sottosegretario alla Salute Andrea Costa. «C'è una situazione che deve essere attenzionata. Attendiamo quelle che saranno le indicazioni scientifiche».

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