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Ricerca dei consulenti del lavoro: mancano medici, farmacisti e biologi

Il tasso di carenza sul mercato è cresciuto di quasi 50 punti percentuali rispetto al 2019
Professione

Mancano medici e farmacisti. E la soluzione sembra sempre più complessa. Farmacisti, i biologi e gli specialisti nelle scienze della vita da una parte e i medici dall’altra sono tra i profili sempre più difficili da trovare sul mercato del lavoro: per entrambi questi gruppi professionali, considerati irreperibili rispettivamente dal 76,1% e 63,2% delle aziende, il tasso di carenza sul mercato è cresciuto di quasi 50 punti percentuali rispetto al 2019. A seguire, i tecnici della sanità e dei servizi sociali vedono crescere significativamente la concorrenzialità sul mercato: il 54,6% dei profili risulta irreperibile, ma nel 2019 la percentuale si attestava al 32,4%.

Nel complesso a giugno 2022, su quasi 560mila entrate al lavoro previste, 219mila (39,2%) risultavano di difficile reperimento. Nello stesso mese del 2019, il valore si attestava al 25,6%. A crescere, è stata la carenza di candidati (23,7% contro il 12,2% del 2019), mentre la quota di aziende che associa la difficoltà di reperimento alla preparazione inadeguata degli stessi è rimasta simile (11% circa). Lo rivela la ricerca “Il lavoro che c’è, i lavoratori che non ci sono” realizzata dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro e illustrata Bologna in occasione della conferenza stampa di presentazione del Festival del lavoro 2022. Secondo la ricerca tra i profili divenuti sempre più difficili da trovare sul mercato del lavoro spiccano i farmacisti, i biologi e gli specialisti nelle scienze della vita e i medici.

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A pesare sono diversi fattori, a partire dal calo demografico. Tra 2018 e 2021, la popolazione in età da lavoro, dai 15 ai 64 anni, si è ridotta di misura, con una perdita di 636mila residenti (-1,7%) di cui 262mila con meno di 35 anni (-2,1%). A questo si è aggiunta una ricomposizione interna di tale fetta di popolazione: si è ridotta la componente attiva di chi ha un lavoro e lo cerca (-831mila per un decremento del 3,3%) e, di contro, è aumentato il numero di quanti non cercano lavoro o sono scoraggiati a farlo (+194mila, per un incremento dell'1,5%). Secondo i consulenti si tratta di un dato importante, che certifica un fenomeno più generale di allontanamento dal lavoro, prodotto da cause diverse, tra cui il rifiuto di lavori a bassa remunerazione, la crescita di forme di lavoro irregolare, l'aumento del numero dei percettori di sussidi pubblici avvenuta durante la pandemia o, più semplicemente, una revisione delle priorità di vita nel dopo pandemia, che ha portato ad una visione diversa del lavoro nella vita delle persone. Anche tra le componenti tradizionalmente più vitali, come gli immigrati, si riscontrano le stesse tendenze, in forma anche più marcata. A fronte, infatti, di una crescita della popolazione di origine straniera in età attiva (+1,6%), le forze lavoro sono diminuite del 3,5%, mentre è cresciuta esponenzialmente l'area dell'inattività (+14,4%).

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