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Enpam, pensioni anticipate e permanenza in servizio oltre le vecchiaia

Previdenza Redazione DottNet | 06/12/2022 19:13

Restano invece per ora a bocca asciutta coloro che hanno già compiuto o hanno intenzione di compiere la scelta opposta, cioè restare in servizio dopo il compimento dei 68 anni

Non c’è bisogno di sottolineare come il lavoro dei medici, dopo la pandemia, complice la cronica scarsità degli organici, si sia fatto sempre più pesante, e le statistiche stanno a segnalare la sempre maggiore propensione al pensionamento dei camici bianchi. In questo alveo si inseriva una interessante iniziativa dell’Enpam, che avevamo segnalato nei mesi scorsi, in base alla quale, tenendo sempre come stella polare l’equilibrio delle gestioni interessate, la Fondazione da un lato rideterminava le penalizzazioni per il pensionamento anticipato dei medici convenzionati (principalmente medici di famiglia, pediatri e specialisti ambulatoriali) e dei liberi professionisti, dall’altro istituiva un bonus più consistente per chi fra questi sceglieva di restare in servizio anche dopo il 68esimo anno di età.

Si apprende tuttavia che questa riforma ha sinora visto la luce soltanto per metà. Il Consiglio di Amministrazione dell’Enpam, con la delibera n.

63 del 7 luglio 2022, ha in effetti provveduto all’aggiornamento dei coefficienti di adeguamento all’aspettativa di vita per il calcolo della pensione anticipata, che hanno subìto un lieve incremento. La nuova tabella entrerà in vigore dopo l’approvazione dei Ministeri vigilanti, che si stima possa aver luogo nei primi mesi del prossimo anno. Restano invece per ora a bocca asciutta coloro che hanno già compiuto o hanno intenzione di compiere la scelta opposta, cioè restare in servizio dopo il compimento dei 68 anni. Infatti, la proposta di istituire (in realtà di reintrodurre) dei coefficienti di maggiorazione dell’intera pensione in caso di cessazione successiva al raggiungimento dell’età di vecchiaia, al posto della semplice maggiorazione del 20% del rendimento dei soli anni successivi al sessantottesimo, non è andata in porto. 

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Le risultanze delle elaborazioni attuariali hanno infatti evidenziato forti criticità in merito alla sostenibilità della modifica. In sostanza, l’eventuale adozione della misura avrebbe peggiorato lo squilibrio di medio e lungo periodo delle gestioni interessate. Di conseguenza, sono state valutate dall’Enpam misure alternative di incremento della prestazione previdenziale, che incentivino alla permanenza in attività degli iscritti. In particolare, la Fondazione ritiene ora opportuno introdurre una maggiorazione delle aliquote di rendimento, relative ai periodi di contribuzione dopo i 68 anni e fino ai 75 anni di età (laddove è consentita la prosecuzione del servizio), in misura pari ad un punto e mezzo percentuale. L’attuale incremento delle aliquote pari al 20 per cento resterebbe in vigore, secondo il principio del pro rata, per i periodi di contribuzione successivi al sessantottesimo anno e fino al mese di approvazione della modifica da parte delle Autorità vigilanti. 

Le valutazioni attuariali effettuate dall’Attuario interno della Fondazione confermano la praticabilità di questa proposta, che potrebbe anche avere effetti positivi sull’equilibrio di lungo termine delle gestioni. Rimane tuttavia qualche dubbio sull’effettivo appeal di questo intervento, in termini di permanenza in servizio dei medici più anziani; inoltre, l’irretroattività del beneficio rispetto alla ratifica ministeriale, unita con i tempi tecnici di approvazione, spostano la sua efficacia in avanti, con il rischio di dover fare i conti con scenari diversi dagli attuali.

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