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Dal dolore alla speranza: La Palmitoiletanolamide come rimedio per le fasi della vita femminile: Endometriosi, Gravidanza e Menopausa

Medicina Interna Redazione DottNet | 29/05/2024 17:56

Ogni fase porta con sé un insieme unico di esperienze e cambiamenti fisiologici. Tuttavia, una costante accomuna molte di queste fasi: la suscettibilità della donna allo stato infiammatorio e al dolore

La vita di una donna è un viaggio intriso di molteplici fasi evolutive, ognuna delle quali porta con sé sfide e trasformazioni uniche. Da giovane adulta a donna matura, passando attraverso la menopausa e le gioie della maternità, ogni fase porta con sé un insieme unico di esperienze e cambiamenti fisiologici. Tuttavia, una costante accomuna molte di queste fasi: la suscettibilità della donna allo stato infiammatorio e al dolore. Durante tutto il corso della sua vita, la donna può trovarsi ad affrontare condizioni dolorose come l'endometriosi, le sfide della menopausa e le complessità della gravidanza. In questo articolo scientifico, esploreremo le varie fasi evolutive della vita femminile e il ruolo cruciale che l'infiammazione e il dolore giocano in ciascuna di esse.

L'infiammazione è un processo fisiologico che sottende molti fenomeni biologici ed è essenziale per il mantenimento della salute quando è controllata e finalizzata a specifici eventi biologici. Tuttavia, diventa patologica quando si verifica una disregolazione nel rapporto tra mediatori pro-infiammatori e anti-infiammatori, causando un processo infiammatorio cronico e patogeno.

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Nella vita delle donne, l'infiammazione è coinvolta in eventi come l'ovulazione, la mestruazione e il riassorbimento del muscolo uterino dopo il parto. Quando l'infiammazione diventa cronica e persistente, può influenzare negativamente la qualità della vita e portare a condizioni patologiche come la neuroinfiammazione, la depressione e il comportamento di malattia.

L'infiammazione è associata a numerose patologie, incluse quelle cardiovascolari, autoimmuni, infettive, neurodegenerative e oncologiche, che possono peggiorare con l'avanzare dell'età e soprattutto dopo la menopausa, soprattutto se precoce o causata da interventi medici.

Per mantenere l'infiammazione sotto controllo e prevenire il suo eccesso e le conseguenze patologiche, è importante comprendere i meccanismi che regolano il processo infiammatorio. In questo contesto, la palmitoiletanolamide è un mediatore endogeno lipidico che viene prodotto durante l'infiammazione ed è coinvolto nei processi di risoluzione dell'infiammazione.

Studi hanno evidenziato il ruolo della palmitoiletanolamide nella modulazione dell'infiammazione e nella promozione della risoluzione dei processi infiammatori. Questo composto ha dimostrato efficacia clinica, specialmente nelle patologie associate alla neuroinfiammazione, tra cui l'endometriosi, che colpisce in particolare le donne durante la loro vita fertile, così come nella fase post-menopausa e durante la gravidanza.

Comprendere il ruolo della palmitoiletanolamide e di altri mediatori endogeni nell'infiammazione può fornire nuove opportunità terapeutiche per gestire condizioni dolorose e infiammatorie, migliorando così la qualità della vita delle donne colpite da queste patologie.

La palmitoiletanolamide (PEA) svolge un ruolo significativo nei processi infiammatori e le sue concentrazioni endogene possono essere influenzate da vari fattori, comprese le condizioni patologiche. Nei tessuti infiammati e in seguito a ischemia tissutale, i livelli di PEA tendono ad aumentare. Questo aumento è stato osservato in diversi contesti, come nei tessuti cerebrali di animali con condizioni simili alla sclerosi multipla o a seguito di lesioni spinali. Inoltre, sono stati riscontrati aumenti dei livelli di PEA nel liquido cerebrospinale di pazienti con schizofrenia, emicrania cronica e sclerosi multipla.

A livello addomino-pelvico, si osserva un aumento dei livelli di PEA nel duodeno di pazienti celiaci e nel colon di pazienti con colite ulcerosa. Inoltre, a livello cutaneo, sono stati osservati aumenti di PEA negli animali affetti da neuropatia diabetica, dopo esposizione a sostanze irritanti e in caso di dermatite atopica. Tuttavia, ci sono anche situazioni patologiche in cui i livelli di PEA si riducono drasticamente, come nel fluido sinoviale di pazienti con artrosi o artrite reumatoide.

Le alterazioni dei livelli di PEA nelle condizioni accompagnate da processi infiammatori suggeriscono che l'assunzione esogena di questa molecola potrebbe favorire o accelerare il processo di risoluzione dell'infiammazione e il ripristino dell'omeostasi tissutale. Questo è particolarmente rilevante nelle fasi della vita femminile dove i processi infiammatori sono più significativi, come nell'endometriosi, nella fase post-menopausale e durante la gravidanza. 

L'endometriosi, una condizione che coinvolge la presenza di tessuto endometriale al di fuori dell'utero, costituisce una sfida clinica e terapeutica di rilevanza significativa, non solo per le pazienti colpite, ma anche per gli operatori sanitari che ne curano la gestione. La sua complessità e le sfide diagnostiche che presenta continuano a generare interrogativi nella comunità medica. Questo articolo offre un'analisi approfondita dell'epidemiologia, della diagnosi, delle cause, dei sintomi e delle opzioni terapeutiche disponibili per affrontare questa patologia diffusa in Italia.

L'epidemiologia dell'endometriosi evidenzia la sua diffusione tra il 10% e il 15% delle donne in età riproduttiva, con un'incidenza che colpisce anche il 30-50% delle donne con problemi di fertilità. In Italia, il numero di donne con diagnosi confermata è stimato essere di almeno 3 milioni, sottolineando l'ampia portata della malattia nel paese. L'età tipica di insorgenza è tra i 25 ei 35 anni, ma può verificarsi anche in fasce d'età più giovani, rendendo cruciale la diagnosi precoce e il trattamento tempestivo.

La diagnosi dell'endometriosi è spesso ritardata a causa della sua complessità e della mancanza di consapevolezza sui sintomi. Questo può avere ripercussioni significative sulla qualità di vita delle pazienti, con conseguenze a lungo termine come l'infertilità. È essenziale aumentare la consapevolezza tra i medici e le pazienti stesse per favorire una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo. 

Le cause esatte dell'endometriosi non sono ancora completamente comprese, ma diverse teorie sono state avanzate, inclusa la possibilità di flusso mestruale retrogrado e disseminazione ematica o linfatica delle cellule endometriali. Alcuni fattori di rischio, come la storia familiare e le caratteristiche del ciclo mestruale, possono aumentare la predisposizione a questa condizione. 

I sintomi principali dell'endometriosi includono dolore pelvico cronico, irregolarità mestruali e problemi digestivi o urinari. Questi sintomi possono variare in gravità e possono influenzare significativamente la qualità di vita delle pazienti. I trattamenti per l'endometriosi dipendono dalla gravità dei sintomi e dalle preferenze della paziente. Le opzioni terapeutiche includono farmaci antinfiammatori, soppressori ovarici e interventi chirurgici per rimuovere o distruggere il tessuto endometriale. Tuttavia, la ricerca si sta concentrando anche su nuove opzioni terapeutiche, come la palmitoiletanolamide (PEA), che potrebbero offrire nuove speranze per una gestione più efficace del dolore e dell'infiammazione associati a questa condizione.

In conclusione, l'endometriosi rappresenta una sfida complessa e multifattoriale, che richiede un approccio personalizzato nel trattamento per migliorare la qualità della vita delle pazienti e preservare la loro fertilità. La ricerca continua a progredire, offrendo nuove prospettive e terapie innovative per affrontare questa condizione debilitante. 

Studi clinici: Efficacia della PEA nei pazienti affetti da endometriosi

Uno studio ha esaminato l'uso della cannabis nel trattamento del dolore ginecologico, focalizzandosi su dati provenienti da studi clinici e prospettici condotti tra il 1990 e il 2021. Tra i 16 studi inclusi, la percentuale di utilizzo della cannabis tra le donne variava dal 13% al 27%, con la maggior parte che assumeva o inalava cannabis più volte alla settimana, con dosaggi di THC fino a 70 mg e di CBD fino a 2000 mg. La maggioranza dei partecipanti ha riportato un sollievo dal dolore tra il 61% e il 95,5%. Inoltre, gli studi hanno valutato l'efficacia della palmitoiletanolamide (PEA), una molecola che migliora i cannabinoidi endogeni. Sei studi prospettici e un trial controllato randomizzato (RCT) che utilizzavano PEA hanno evidenziato un significativo sollievo dal dolore, con una riduzione media del dolore di 3,35 punti su una scala visiva analogica a 10 punti dopo 3 mesi di trattamento. Tuttavia, uno studio che utilizzava un inibitore dell'enzima della PEA non ha mostrato una riduzione del dolore. Sebbene la cannabis sembri migliorare il dolore ginecologico in base ai dati raccolti, l'interpretazione degli studi è limitata a causa della varietà di formulazioni, metodi di somministrazione e dosaggi, rendendo difficile trarre conclusioni definitive sull'efficacia della cannabis nel trattamento del dolore ginecologico.

In un ulteriore studio, è stata valutata l'efficacia della palmitoiletanolamide micronizzata (PEA)-transpolidatina nel trattamento del dolore pelvico cronico nelle donne con endometriosi. Ventiquattro pazienti hanno assunto due compresse al giorno di PEA 400 mg e polidatina 40 mg per 90 giorni consecutivi. Sono stati somministrati questionari, inclusa una scala visiva analogica per valutare l'intensità del dolore e della dismenorrea, la dispareunia, la dischezia e la disuria, oltre a valutare l'impatto sulla qualità della vita. Sono stati registrati anche il consumo di farmaci analgesici. Le valutazioni sono state effettuate prima e dopo il trattamento. I risultati hanno mostrato una significativa riduzione del dolore pelvico, della dismenorrea e della dispareunia, con un miglioramento della qualità della vita. Non sono state osservate riduzioni significative della disuria e della dischezia. È stata anche riscontrata una diminuzione nell'uso mensile di farmaci antinfiammatori non steroidei. In conclusione, il trattamento con PEA per 3 mesi può essere un'efficace aggiunta alla terapia farmacologica analgesica per il dolore pelvico associato all'endometriosi.

Durante la gravidanza, molte donne possono sperimentare dolore pelvico, che si manifesta nella parte inferiore del tronco, sotto l'addome e tra le anche. Questo dolore può essere di diversa intensità e carattere, ma di solito è temporaneo e causato dagli adattamenti del corpo per accogliere il feto. Tuttavia, se il dolore è correlato a un disturbo, potrebbe essere accompagnato da altri sintomi come sanguinamento vaginale.

Cause

Le cause più comuni di dolore pelvico durante la gravidanza includono i normali cambiamenti fisici, un aborto spontaneo pregresso o in corso, una minaccia di aborto e la gravidanza ectopica. Quest'ultima è una condizione grave che richiede intervento chirurgico d'urgenza. Altre cause di dolore pelvico durante la gravidanza possono derivare da disturbi del tratto digerente e urinario, come gastroenterite, sindrome dell'intestino irritabile, appendicite, infezioni delle vie urinarie e calcoli renali. I fattori di rischio per alcuni disturbi ostetrici che causano dolore pelvico includono età superiore ai 35 anni, precedenti aborti spontanei, fumo di sigaretta e anomalie dell'utero. 

Trattamento del dolore pelvico in gravidanza

Il trattamento del dolore pelvico durante la gravidanza dipende dalla causa sottostante e può includere farmaci analgesici, interventi chirurgici o terapie conservative. Tuttavia, durante la gravidanza, è importante utilizzare farmaci solo sotto supervisione medica e preferire il paracetamolo come analgesico di prima linea. In generale, alle donne si consiglia di adottare alcune misure per alleviare il dolore, come modificare le attività che lo causano, mantenere una buona postura, applicare calore sulle zone doloranti e utilizzare cinture di supporto premaman. Inoltre, eseguire esercizi di Kegel e dormire con un cuscino fra le ginocchia possono fornire sollievo. 

L'Efficienza della PEA nel Trattamento dei Disturbi durante la Gravidanza

L'uso di Palmitoiletanolamide (PEA) durante la gravidanza è indicato per mantenere lo stato di quiescenza uterina per tutta la durata della gestazione, particolarmente nei casi in cui vi sia un rischio aumentato di attività contrattile uterina patologica. Questi casi includono situazioni come gravidanze multiple, in cui il rischio di iperattività uterina è naturalmente più elevato, o condizioni di sovradistensione uterina causate da polidramnios, ovvero un eccesso di liquido amniotico.

Inoltre, la PEA può essere prescritta dopo procedure invasive di diagnosi prenatale, come la villocentesi, l'amniocentesi o la cordocentesi, che possono aumentare il rischio di contrazioni uterine indesiderate. In queste circostanze, l'obiettivo principale è prevenire l'attività contrattile eccessiva dell'utero, che potrebbe mettere a rischio la salute della madre e del feto.

L'azione della PEA nel mantenere lo stato di quiescenza uterina durante la gravidanza è di particolare importanza per garantire una gestazione stabile e sicura. Tuttavia, è fondamentale che l'uso di questo farmaco durante la gravidanza venga attentamente valutato e monitorato da un medico specialista in ostetricia e ginecologia, considerando attentamente i potenziali benefici e rischi per la madre e il bambino. La menopausa rappresenta una fase significativa nella vita di una donna, caratterizzata da cambiamenti fisiologici e psicologici profondi. Questo processo segna la fine del ciclo mestruale e della capacità riproduttiva, in quanto le ovaie cessano la produzione degli estrogeni, ormoni chiave nel regolare il ciclo mestruale e mantenere la salute degli organi riproduttivi.

La perimenopausa è la fase che precede e segue la menopausa, spesso accompagnata da sintomi come vampate di calore, sudorazioni notturne, disturbi del sonno, irritabilità, ansia, secchezza vaginale e variazioni dell'umore. Questi sintomi possono variare in intensità da donna a donna e possono influenzare significativamente la qualità della vita. 

Il Dolore come Sintomo Principale dell'EndometriosiInizio modulo

Tra i sintomi più significativi che molte donne sperimentano durante la menopausa c'è il dolore. La variazione dei livelli ormonali, in particolare la diminuzione degli estrogeni, può causare dolori articolari e muscolari, sensazioni di tensione o dolore pelvico, e contribuire all'insorgenza di disturbi come l'osteoporosi e l'artrite. Per affrontare al meglio la menopausa e mitigare i suoi sintomi, è consigliabile adottare uno stile di vita sano. Una dieta equilibrata ricca di nutrienti come calcio e vitamina D può contribuire a mantenere la salute ossea, mentre l'esercizio fisico regolare può aiutare a mantenere il tono muscolare e a migliorare il benessere generale. Smettere di fumare può anche ridurre il rischio di sviluppare condizioni legate alla menopausa, come l'osteoporosi e le malattie cardiovascolari. 

Diagnosi della Menopausa: Procedure e Approcci Diagnosticativi.

La diagnosi di menopausa di solito si basa sulla cessazione delle mestruazioni per un periodo di tempo prolungato, ma in alcuni casi possono essere necessari esami di laboratorio per valutare i livelli ormonali o altre procedure diagnostiche per escludere condizioni mediche che possono causare sintomi simili. In ogni caso, è importante che le donne affrontino la menopausa con consapevolezza e si rivolgano al proprio medico per una gestione personalizzata dei sintomi e per affrontare eventuali complicazioni legate a questa fase della vita. 

Trattamenti durate la Menopausa: Opzioni Terapeutiche e Gestione dei Sintomi

La terapia principale per la menopausa è la terapia ormonale sostitutiva, che consiste nella somministrazione di estrogeni, spesso combinati con progestinici, per alleviare i sintomi. Tuttavia, la decisione di intraprendere questa terapia dipende dalle condizioni individuali e deve essere valutata da uno specialista. Per quanto riguarda i dolori articolari associati alla menopausa, possono essere causati dall'infiammazione delle articolazioni dovuta alla diminuzione degli estrogeni. La terapia ormonale sostitutiva può aiutare a ridurre la progressione della malattia, ma è necessario eseguire esami approfonditi prima di iniziarla. Inoltre, è consigliabile mantenere un peso forma, assumere vitamina D, praticare attività fisica moderata e utilizzare integratori come l'acido ialuronico e la glucosamina, sotto supervisione medica. 

Menopausa: Invecchiamento e Infiammazione: Ruolo della Palmitoiletanolamide come Terapia Innovativa

L'infiammazione e la neuroinfiammazione sono risposte fisiologiche che cercano di riparare i danni tissutali causati da stimoli nocivi, ma quando diventano persistenti, possono danneggiare l'organismo. Con l'avanzare dell'età, si verifica un aumento dell'infiammazione di basso grado (LGI), caratterizzata da livelli elevati di mediatori pro-infiammatori come TNF-α, IL-1 e IL-6. La menopausa può accentuare questo processo, aumentando il rischio di malattie croniche. Questo articolo esplora il potenziale della Palmitoiletanolamide (PEA) come terapia innovativa per contrastare la LGI e migliorare i sintomi delle malattie croniche legate alla menopausa. Attraverso l'analisi di studi recenti sull'associazione tra menopausa, LGI e malattie croniche, emerge un crescente supporto per l'efficacia della PEA nel ridurre l'infiammazione di basso grado e migliorare i sintomi correlati nelle donne in menopausa. In conclusione, l'utilizzo della PEA come terapia per contrastare la LGI e le malattie croniche legate alla menopausa offre nuove prospettive terapeutiche. Questo approccio potrebbe notevolmente migliorare la qualità della vita delle donne anziane e ridurre il rischio di sviluppare condizioni patologiche correlate. Ulteriori ricerche sono necessarie per confermare l'efficacia e la sicurezza della PEA nelle donne in menopausa, ma i risultati finora ottenuti sono promettenti.

  1. Fasi Evolutive della Donna: Sintomatologie e Complessità
    • L’Infiammazione nella Vita della Donna: Implicazioni e Gestione
    • Il Ruolo Primario della PEA nelle Diverse Fasi della Vita della Donna: Endometriosi, Gravidanza e Menopausa
    • Endometriosi: Comprensione di una Condizione Infiammatoria Cronica Femminile
    • Ruolo del Dolore Pelvico come Principale Sintomo durante la Gravidanza
    • La Menopausa: Caratteristiche e Punti Salienti.
    • Conclusione

La palmitoiletannolammide PEA: Un Alleato Fondamentale nelle Fasi Chiave della Vita Femminile

In conclusione, la vita delle donne è spesso segnata da varie fasi che possono essere accompagnate da dolore, come l'endometriosi, la menopausa e la gravidanza. Queste condizioni possono influenzare significativamente la qualità della vita e il benessere emotivo e fisico delle donne. Tuttavia, l'uso della Palmitoiletanolamide (PEA) come antinfiammatorio e analgesico naturale offre una soluzione promettente per affrontare il dolore in modo efficace e risolutivo. La PEA ha dimostrato di essere un alleato prezioso nelle terapie per il dolore associato a queste fasi della vita femminile, offrendo sollievo senza gli effetti collaterali spesso associati ai farmaci convenzionali. Inoltre, l'approccio naturale della PEA risuona con l'interesse crescente per terapie alternative e complementari che rispettano il corpo e promuovono il benessere complessivo. Pertanto, considerando l'importanza di migliorare la qualità della vita delle donne in ogni fase della loro vita, l'utilizzo della PEA dovrebbe essere ulteriormente esplorato e considerato come una risorsa preziosa nella gestione del dolore femminile.

Dr.ssa Giulia Gianfilippo, Farmacologia e Tossicologia Clinica e Divulgatrice scientifica.

dr Lauletta Angela specialista in ginecologia ed ostetricia

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