
«Oggi si parla di intelligenza artificiale quasi come di qualcosa che può sostituire l’uomo in ogni ambito lavorativo, non è così. Quando ci si relaziona ad un paziente, l’intelligenza artificiale può essere un valido strumento di ausilio, ma nulla di più». Lo dice la dottoressa Clara Imperatore, responsabile scientifico di un congresso che si terrà presso l’Auditorium dell’Ordine dei Medici di Napoli domani mercoledì 5 giugno. L’ascolto del paziente è tempo di cura, lo è per arrivare ad una tempestiva e precisa diagnosi, per poter iniziare un'adeguata terapia e soprattutto per instaurare l’alleanza terapeutica medico-paziente senza la quale l’obiettivo salute non può essere raggiunto. Se l’attenzione mediatica è ora protesa verso i possibili impieghi dell’intelligenza artificiale, in medicina bisogna ricordare che questo resta uno strumento additivo, mai sostitutivo dell’atto medico. «Ricordando "pensieri lenti e veloci" di Daniel Kahneman – dice Imperatore - siamo consapevoli dell’unicità del pensiero umano e che il computer può incrociare infiniti dati nella maniera più veloce possibile, ma solo l’uomo è in grado di chiedersi il perché di quegli stessi dati.




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