
Abstract
La sindrome del tunnel carpale (CTS) è la più comune tra le patologie da compressione nervosa che colpiscono gli arti superiori. Il rilascio del tunnel carpale (CTR) è un trattamento chirurgico ampiamente riconosciuto come efficace per affrontare la CTS. Poiché le diverse tecniche di CTR mirano a sezionare il legamento trasverso del carpo, l’efficacia tra le tecniche è generalmente equivalente. Ad oggi esistono numerosi metodi di chirurgia mini-invasiva. Ogni tecnica presenta vantaggi e svantaggi che dovrebbero essere discussi con il paziente attraverso un processo decisionale condiviso, al fine di determinare l’approccio ottimale in base ai fattori individuali. Obiettivo di questa review è analizzare tre procedure mini-invasive: mOCTR (mini-Open CTR), CTR-US (CTR con ecografica) e un nuovo intervento chirurgico assistito da dispositivo.
La sindrome del tunnel carpale (CTS, da Carpal Tunnel Syndrome) è un disturbo neuropatico diffuso, che colpisce circa il 5% degli adulti.[1] È caratterizzata da parestesie, intorpidimento e debolezza, causati dalla compressione del nervo mediano all’interno del tunnel carpale.[1] Tale compressione può verificarsi a seguito di posture scorrette e prolungate del polso o movimenti ripetitivi di flessione, tutti fattori che contribuiscono frequentemente all’insorgenza della CTS.[2]
Le opzioni terapeutiche disponibili variano da approcci conservativi, come l’utilizzo di tutori e le iniezioni di corticosteroidi, a interventi chirurgici più invasivi.[1] I pazienti con sintomi lievi o di recente insorgenza possono trarre beneficio dalla gestione conservativa.[2] Tuttavia, un trattamento conservativo prolungato o il peggioramento dei sintomi possono aggravare il danno al nervo mediano, compromettendo la funzionalità e causando disabilità.[2] Per questo motivo, i professionisti sanitari raccomandano un intervento chirurgico tempestivo nei casi di CTS di grado moderato o severo, al fine di favorire un più rapido recupero della funzionalità del polso.[2]
L’approccio chirurgico convenzionale prevede un’incisione cutanea a forma di "S" che si estende dal centro del palmo fino alla piega del polso.[2] Questo tipo di incisione ha il vantaggio di esporre completamente il legamento trasverso del carpo, riducendo il rischio di un rilascio incompleto.[2] Tuttavia, può comportare diverse problematiche post-operatorie, come dolore nel sito dell’incisione, compressione dei tendini flessori, ipersensibilità della cicatrice e dolore nelle regioni tenare e ipotenare (noto anche come pillar pain).[2]
Tra le varianti chirurgiche mini-invasive, la più comune è la tecnica mini-open di rilascio del tunnel carpale (mOCTR, mini-Open Carpal Tunnel Release) che si basa su una piccola incisione palmare di 1-3 cm per una visualizzazione diretta del legamento trasverso del carpo e delle strutture nervose e vascolari circostanti.[3] L’efficacia e la sicurezza della mOCTR sono ben documentate, ma le preferenze dei pazienti si orientano sempre più verso approcci meno invasivi e con minore impatto estetico.[3]
Una revisione sistematica e meta-analisi recente ha evidenziato che la mOCTR porta a miglioramenti significativi e clinicamente rilevanti nella funzione e nei sintomi post-operatori, con un miglioramento medio nella scala BCTQ-SSS (Boston Carpal Tunnel Questionnaire Symptom Severity Scale) di –2,2 e nella BCTQ-FSS (Boston Carpal Tunnel Questionnaire Functional Status Scale) di –2,1.[1] Tuttavia, la lunghezza dell’incisione è risultata correlata ad un aumento del rischio di complicanze post-operatorie, con una media dell’8,9% di incidenza di eventi avversi.[1] Tra i più comuni vi sono stati: pillar pain, sensibilità/dolore cicatriziale, irritazione temporanea del nervo e ritardo nella guarigione della ferita.[1] Ad ogni modo, gran parte dei casi di pillar pain e sensibilità cicatriziale si sono risolti durante il periodo di follow-up degli studi.[1]
Il recente studio di Guo et al. ha introdotto una nuova tecnica mini-invasiva con ausilio di un dispositivo dedicato, composto da una guida metallica, un bisturi a spinta a forma di U, uno strumento smusso per la dissezione e un sistema di visualizzazione a microcamera.[2] Questo metodo prevede una singola incisione longitudinale palmare di 1,5-2,0 cm e, mediante la connessione della microcamera a un dispositivo digitale, è in grado di confermare il completo rilascio del legamento trasverso del carpo e la decompressione del nervo mediano.[2] Lo studio retrospettivo ha confrontato 54 pazienti trattati con la nuova tecnica contro 55 operati con il metodo convenzionale.[2] Dai risultati ottenuti a 6 mesi è emerso un recupero completo in entrambi i gruppi, senza differenze significative in termini di forza di presa o di pinza, dolore della ferita, pillar pain, sensibilità o punteggi riportati dai pazienti (DASH [Disabilities of the Arm, Shoulder and Hand], BCTQ), indicando che il grado di decompressione del nervo mediano e il recupero funzionale erano comparabili tra le due tecniche.[2] Tuttavia, il nuovo approccio mini-invasivo ha mostrato vantaggi significativi in termini di tempi dell’operazione, lunghezza dell’incisione e tempistiche di rientro a lavoro.[2] Questi risultati sono molto importanti, poiché suggeriscono che la natura mini-invasiva della nuova tecnica non ha compromesso la completezza del rilascio del tunnel carpale né l’efficacia complessiva dell’intervento chirurgico.[2]
Un terzo approccio analizzato è quello con guida ecografica (CTR-US, Carpal Tunnel Release – UltraSound), che utilizza una piccola incisione al polso (<1 cm) e visualizzazione in tempo reale per la dissezione del legamento.[3] Nel trial multicentrico TUTOR, i pazienti sono stati randomizzati 2:1 per ricevere CTR-US o mOCTR.[3] I risultati a 1 anno hanno mostrato miglioramenti simili tra i due gruppi in termini di sintomi, funzionalità, dolore e qualità della vita.[3] Tuttavia, il CTR-US è stato associato a minore sensibilità cicatriziale e maggiore soddisfazione estetica; inoltre, la procedura è stata completata senza necessità di conversione a OCTR e con un’incisione significativamente più corta (6 ±2 mm vs 22 ±7 mm).[3] In ogni caso, la soddisfazione globale dei pazienti ad 1 anno di follow-up è risultata alta per entrambi gli approcci.[3]
Un’osservazione interessante dello studio TUTOR è che molti pazienti assegnati inizialmente a mOCTR si sono ritirati prima dell’intervento, evidenziando una preferenza generale per approcci meno invasivi.[3] D’altra parte, però, l’analisi condotta da Hammert et al. ha confermato che nei pazienti con sintomi pre-operatori più severi si ottenevano miglioramenti post-operatori mag- giori con mOCTR, rafforzando l’ipotesi che il beneficio assoluto dipenda dalla gravità iniziale dei sintomi.[1] In conclusione, data l’efficacia e la sicurezza comparabili tra queste tecniche di rilascio del tunnel carpale, la decisione sulla tecnica da utilizzare dovrebbe essere presa congiuntamente dal paziente e dal chirurgo, dopo aver discusso fattori individuali come le preferenze, il livello di attività e le preoccupazioni relative alle cicatrici.[3]
Referenze:



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