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Tunnel carpale: la chirurgia mini-invasiva tra efficacia clinica e scelta condivisa.

Ortopedia

La sindrome del tunnel carpale (CTS) è la più frequente patologia da compressione nervosa degli arti superiori e interessa circa il 5% della popolazione adulta. È causata dalla compressione del nervo mediano all’interno del tunnel carpale e si manifesta con formicolio, intorpidimento, dolore e riduzione della forza della mano, spesso associati a posture scorrette o movimenti ripetitivi del polso.

Nei casi lievi o di recente insorgenza, il trattamento conservativo – basato su tutori e infiltrazioni di corticosteroidi – può essere efficace. Tuttavia, quando i sintomi persistono o peggiorano, il rischio di danno permanente al nervo aumenta, rendendo l’intervento chirurgico la scelta raccomandata nei quadri moderati o severi per favorire un recupero funzionale più rapido.

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Il rilascio del tunnel carpale (Carpal Tunnel Release, CTR) è un intervento consolidato e generalmente efficace, indipendentemente dalla tecnica utilizzata, poiché l’obiettivo comune è la sezione completa del legamento trasverso del carpo. L’approccio tradizionale open, che prevede un’incisione estesa sul palmo, garantisce un’ottima visualizzazione anatomica ma può essere associato a complicanze post-operatorie come dolore cicatriziale, ipersensibilità e il cosiddetto pillar pain.

Negli ultimi anni, la chirurgia si è orientata sempre più verso tecniche mini-invasive, pensate per ridurre l’impatto dell’incisione senza compromettere l’efficacia. Tra queste, la mini-open carpal tunnel release (mOCTR) utilizza un’incisione palmare di 1–3 cm, consentendo una visualizzazione diretta delle strutture anatomiche. Studi clinici e meta-analisi hanno dimostrato miglioramenti significativi dei sintomi e della funzionalità, sebbene l’aumento della lunghezza dell’incisione sia correlato a un rischio maggiore di complicanze, perlopiù transitorie.

Accanto alla mOCTR, sono emerse nuove tecniche assistite da dispositivi dedicati. Un recente studio ha valutato un approccio che combina una piccola incisione palmare con una microcamera, in grado di confermare visivamente il completo rilascio del legamento. I risultati a sei mesi hanno mostrato un recupero funzionale sovrapponibile alla chirurgia convenzionale, ma con vantaggi significativi in termini di durata dell’intervento, dimensioni della cicatrice e tempi di rientro al lavoro.

Un’ulteriore alternativa è rappresentata dal rilascio del tunnel carpale sotto guida ecografica (CTR-US), che prevede un’incisione inferiore al centimetro e una visualizzazione in tempo reale delle strutture anatomiche. Nel trial multicentrico TUTOR, il CTR-US ha dimostrato risultati comparabili alla mOCTR per sintomi, funzionalità e qualità della vita a un anno di follow-up, con una maggiore soddisfazione estetica e minore sensibilità cicatriziale.

Un dato interessante emerso dagli studi è la crescente preferenza dei pazienti per approcci meno invasivi, anche se alcune evidenze suggeriscono che, nei casi con sintomi pre-operatori più severi, la mOCTR possa offrire un beneficio funzionale leggermente maggiore. Nel complesso, l’efficacia e la sicurezza delle diverse tecniche risultano simili.

Alla luce di questi risultati, la scelta della tecnica chirurgica non può basarsi su un’unica soluzione valida per tutti. Deve invece essere il frutto di un processo decisionale condiviso tra chirurgo e paziente, che tenga conto della gravità dei sintomi, delle esigenze funzionali, delle aspettative estetiche e dello stile di vita individuale.

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