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Aids: a Roma l'incontro su importanza di terapie long-acting in Hiv

Antinori: "Con long-acting aderenza al 100% in terapia Hiv". Torti: "Terapia long-acting per sempre più pazienti con Hiv"
Farmaci

"I farmaci long-acting esistono già in varie aree terapeutiche e dagli ultimi anni li abbiamo a disposizione anche per le malattie infettive, in particolare tra gli antivirali utilizzati contro l'Hiv. I vantaggi rispetto a una terapia cronica autosomministrata riguardano soprattutto l'aderenza. Riteniamo che un'aderenza ottimale si raggiunga intorno all'80% di persone che assumono cronicamente una terapia antiretrovirale. Con i farmaci long-acting, che sono iniettabili a intervalli molto lunghi, si ottengono aderenze vicine al 100%". Così Andrea Antinori, direttore del Dipartimento clinico e ricerca Malattie infettive, Inmi Spallanzani Irccs di Roma, intervenendo oggi nella Capitale all'evento istituzionale 'Hiv Call 2025-2026 - Regione Lazio', momento di confronto tra esperti regionali sul percorso gestionale - terapeutico del paziente e sulle opportunità di prevenzione offerte dalla PrEp (profilassi pre-esposizione).

"I vantaggi - spiega Antinori - si evidenziano anche se consideriamo alcune sottopopolazioni particolari, perché una malattia da Hiv è ad alto coefficiente sociale". Interessa "fasce di popolazione marginalizzate in cui abbiamo povertà, problemi di salute mentale, dipendenze - evidenzia - tutti aspetti che comportano difficoltà nella corretta e precisa assunzione di una terapia orale quotidiana. Per questi gruppi più fragili e socialmente sfavoriti, la terapia long-acting è un requisito molto importante che ci consente di avere un miglior controllo su tutta la popolazione in trattamento".

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"Il nostro centro segue all'incirca 2.300 pazienti che vivono con l'infezione da Hiv. Di questi, 150 sono attualmente in terapia long-acting. Il numero è aumentato negli ultimi tempi perché ci siamo organizzati per offrire questa possibilità a più pazienti possibili. Devono però essere accuratamente selezionati per poter ricevere queste terapie ed essere seguiti con attenzione durante il loro percorso senza trascurare tutte le comorbidità e le problematiche che questi pazienti hanno. Non si tratta solo di un problema di semplificazione della terapia, è un discorso molto più complesso che rende necessario costruire e adattare i percorsi gestionali". Così Carlo Torti, direttore Uoc Malattie infettive, Fondazione policlinico universitario A. Gemelli Irccs di Roma, in occasione dell'evento istituzionale 'Hiv Call 2025-2026 - Regione Lazio: nuove opportunità di gestione e prevenzione, per l'emergenza sanitaria silente. Quali politiche a livello locale?', che si è svolto oggi a Roma.

"Il Policlinico Gemelli è stato molto sensibile a questa esigenza - prosegue Torti - Recentemente è stato approvato un percorso clinico assistenziale per queste persone che vivono con Hiv, allo scopo di selezionarle e seguirle accuratamente anche relazionandosi con specialisti di altre discipline. Oltre a ristrutturare i percorsi, è necessario aumentare le risorse di personale - sottolinea l'esperto - In quest'ottica è stata resa disponibile una persona con funzioni manageriali che faccia da riferimento per la cura di questi pazienti. Si tratta di un infermiere, non di un medico. In futuro queste risorse dovranno essere adattate ai numeri crescenti di pazienti. La strada consiste nel capire quali sono le esigenze dei pazienti, ma anche di quali risorse abbiamo bisogno per poter svolgere tutto nel miglior modo possibile".

Farmaci
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