"Le Car-T sono state una terapia rivoluzionaria a livello mondiale e ancor di più in Italia e dobbiamo cercare di evitare che siano concentrate soprattutto in alcune aree del Paese"
"Le Car-T (Chimeric Antigens Receptor T-Cells) sono state una terapia rivoluzionaria a livello mondiale e ancor di più in Italia", e "dobbiamo cercare di evitare che siano concentrate soprattutto in alcune aree del Paese". Lo dice il presidente nazionale di Ail (Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma) Giuseppe Toro, presentando a Firenze la campagna 'Il futuro è qui' per informare pazienti, caregiver e specialisti e migliorare accesso e gestione di queste terapie. A oltre sei anni dall'arrivo in Italia della prima terapia genica anticancro, le Car-T terapie avanzate basate sulla modifica e sul potenziamento dei linfociti T, che in questo modo riescono a riconoscere e aggredire le cellule tumorali, sono diventate un nuovo paradigma di cura per alcuni tumori del sangue e motivo di speranza per i pazienti. Oggi a Firenze l'occasione per fare il punto sulla situazione. Da un lato aumenta il numero delle Car T cells autorizzate in oncologia e onco-ematologia e il loro utilizzo, i laboratori di tutto il mondo continuano a ricercare nuovi e difficili bersagli da colpire, e nei prossimi anni assisteremo a una importante evoluzione di queste terapie.
"Le Car-T - aggiunge il presidente di Ail - rappresentano più che una speranza concreta per quei pazienti che non rispondono alle terapie convenzionali, e il loro impiego sta ottenendo successi insperati fino a pochi anni fa". E la ricerca va sempre più veloce: in Italia sono cinque le terapie Car-T approvate sulle sei in Europa, e con indicazioni in aumento nell'adulto e nel bambino. Fino ad ad oggi sono stati trattati tra i 1.
Attualmente, ricorda Vannucchi, "in campo ematologico le Car T sono rimborsate da Aifa per malattie quali leucemia linfoblastica acuta, i linfomi non Hodgkin, ci sono diversi tipi di linfoma dal linfoma grandi cellulare, linfoma mantellare, al linfoma follicolare e anche più recentemente per il mieloma, che sono tutte patologie altamente aggressive o che non guariscono con le terapie convenzionali. E le Car T hanno dimostrato di avere un plus rispetto alla terapia di seconda, terza o quarta linea". Queste terapie, però, "sono un procedimento complesso che richiede un'organizzazione, richiede quello che noi definiamo un Car-T team cioè fatto non solo dagli ematologi, ma da neurologi, animatori, così come anche un team di personale infermieristico altamente addestrato a seguire questi pazienti e soprattutto a cogliere i primi segni delle reazioni avverse" che sono legate "al fatto che questi linfociti" una volta attivati, "liberano nell'organismo una serie di proteine infiammatorie che possono causare disturbi anche molto gravi a livello del sistema nervoso centrale. Riconoscerli prontamente è il modo migliore per intervenire e limitare queste reazioni".
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