
La terapia genica RGX-314 mostra efficacia fino a 4 anni e apre alla possibilità di trattare la maculopatia umida con una sola iniezione intravitreale.
La maculopatia umida è la forma più aggressiva di degenerazione maculare legata all’età e rappresenta una delle principali cause di perdita visiva nei Paesi industrializzati. L’esordio è improvviso, il peggioramento può essere rapido e il danno ai fotorecettori determina un impatto, tanto clinico quanto funzionale, davvero rilevante.
Nonostante gli anti-VEGF di ultima generazione — che oggi costituiscono lo standard di cura — si stiano dimostrando efficaci da un punto di vista clinico, il peso per il paziente rimane comunque importante: il trattamento richiede da cinque a sette iniezioni oculari all’anno.
È allora in questo contesto che la terapia genica per la maculopatia umida emerge come una delle innovazioni più interessanti, con l’obiettivo di ridurre in maniera significativa il numero di somministrazioni, garantendo comunque una pari efficacia terapeutica.
Come funziona RGX-314: il DNA terapeutico che produce anti-VEGF
La terapia genica RGX-314 si basa sull’introduzione nelle cellule retiniche di un "DNA terapeutico" che contiene il messaggio biochimico per stimolare la crescita autonoma di una proteina anti-VEGF. Una volta somministrata nello spazio sottoretinico o sovracoroideale, la terapia consente alla retina di generare in modo continuo il farmaco necessario a controllare la proliferazione dei neovasi anomali.
Si tratta di un approccio che mira a garantire la soppressione stabile del VEGF, riducendo — e si sta valutando la possibile eliminazione — l’attuale necessità di iniezioni aggiuntive dall’esterno.
I risultati clinici: efficacia e sicurezza fino a 4 anni
I dati aggiornati presentati al congresso FLORetina confermano quelli pubblicati su The Lancet e segnano un passaggio decisivo per la terapia genica della maculopatia umida. Secondo quanto riportato, nel follow-up a quattro anni della sperimentazione multicentrica su 42 pazienti, una singola somministrazione sottoretinica di RGX-314 ha dimostrato non solo un profilo di sicurezza favorevole, ma anche una stabilizzazione anatomica e funzionale della retina.
Nella pratica clinica ciò si è tradotto nella cessazione totale delle iniezioni supplementari anti-VEGF in molti pazienti. Solo una piccola minoranza ha richiesto un intervento farmacologico che possiamo definire "integrativo". Ciò che conta, per il paziente, è che la risposta visiva sia risultata stabile nel tempo e, in alcuni casi, migliorata: un dato che sostiene l’ipotesi che la terapia sia in grado di garantire un controllo duraturo della patologia. Proprio la durata dell’efficacia — a oggi fino a quattro anni — rappresenta uno degli elementi più rilevanti emersi nei lavori congressuali.
L’Italia capofila negli studi di fase III
Le conferme di tali risultati giungono dai trial di fase III ATMOSPHERE e ASCENT, avviati negli Stati Uniti e in diversi Paesi europei, che mirano a valutare efficacia e durata dell’intervento su un numero molto più ampio di pazienti. L’Italia, particolare non secondario, è capofila in Europa per l’arruolamento: il Centro del Policlinico Gemelli IRCCS ha già trattato 12 pazienti, a cui ne seguiranno altri quattro.
Guardando ai numeri globali, la sperimentazione è stata completata e ha coinvolto oltre 1.200 partecipanti in più di 200 centri. Si è ora in attesa dei dati preliminari, previsti per il quarto trimestre del 2026. L’obiettivo dichiarato è quello di ottenere i dati necessari per la presentazione alle autorità regolatorie, con una possibile approvazione nel 2027.
Una prospettiva terapeutica che potrebbe cambiare la vita dei pazienti
La terapia genica RGX-314 apre dunque un nuovo scenario nella gestione della maculopatia umida. Ridurre il numero di iniezioni a una sola somministrazione e mantenere la stabilità visiva nel lungo periodo significherebbe modificare profondamente il percorso di cura. Per i pazienti equivarrebbe a una minore dipendenza dagli accessi ambulatoriali, a un miglioramento della qualità di vita e a una riduzione del carico emotivo legato alla terapia intravitreale ripetuta.
Le evidenze cliniche mostrano che la terapia genica per la maculopatia umida non è più un obiettivo lontano, ma una possibilità concreta che, se confermata dalle prossime fasi di studio, potrebbe diventare disponibile in un futuro non distante.
Nuovi dati clinici rafforzano il ruolo della terapia genica nella maculopatia umida, con risultati positivi fino a 2 anni anche nei pazienti resistenti alle terapie standard.
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