
Cala la fiducia dei fumatori nelle e-cig, come strumento di riduzione del rischio, nonostante le evidenze scientifiche ne indichino il potenziale beneficio.
Tra i fumatori cresce la convinzione che le sigarette elettroniche siano dannose quanto o addirittura più delle sigarette tradizionali. Una percezione che contrasta con le evidenze scientifiche disponibili e che, secondo gli esperti, rischia di compromettere le strategie di riduzione del danno legate al fumo.
Esperti chiedono informazioni basate su evidenze scientifiche. Alla base della distorsione vi è una confusione tra causa ed effetto: la nicotina è responsabile della dipendenza, ma le principali patologie fumo-correlate derivano dalla combustione del tabacco e dall’inalazione delle sostanze tossiche prodotte dal fumo.
Nonostante ciò, le sigarette elettroniche vengono sempre più percepite come altrettanto pericolose. Il tema è stato al centro del 13° Summit annuale sulla sigaretta elettronica, svoltosi al Royal College of Physicians di Londra. I dati dimostrano un netto cambiamento nella percezione del rischio: se nel 2014 il 44% dei fumatori considerava le e-cig meno nocive delle sigarette tradizionali, nel 2024 la percentuale è scesa al 19%. Oggi il 61% dei fumatori ritiene il vaping ugualmente o più dannoso del fumo.
Questa percezione ha conseguenze concrete. Uno studio del 2023 indica che tra chi crede nella riduzione del rischio associata al vaping, il 49,9% riesce a smettere di fumare, contro il 17,1% di chi non è convinto dei suoi benefici."Il vero problema di salute è il fumo, che riduce l'aspettativa di vita di circa dieci anni", ha sottolineato Hayden McRobbie della Queen Mary University of London. Dal Regno Unito arrivano anche dati incoraggianti: secondo l’Università di Nottingham, 2,7 milioni di adulti hanno smesso di fumare con l'aiuto del vaping negli ultimi cinque anni. Tra i giovani tra 11 e 17 anni, il 7% svapa regolarmente.
Proteggere i giovani e non fumatori: controlli sulla qualità dei prodotti
Il Ministero della Salute britannico avverte che un divieto generalizzato delle e-cig ridurrebbe i tassi di cessazione. L’obiettivo resta proteggere giovani e non fumatori senza rinunciare a strumenti per i fumatori adulti. Gli esperti hanno inoltre sottolineato il ruolo dei media nella percezione del rischio e hanno messo in guardia dagli effetti delle campagne di moralizzazione, che possono aumentare lo stigma, distorcere la percezione del rischio ed erodere la credibilità della scienza.
Sul piano regolatorio, è emersa la necessità di controlli rigorosi sulla qualità dei prodotti e di un contrasto efficace al mercato illegale. Un sondaggio condotto su 940 medici statunitensi mostra che il 93% considera il vaping utile per smettere di fumare, pur ribadendo la priorità della prevenzione della dipendenza dei giovani.
Infine, dalla Norvegia arrivano evidenze sullo snus, il tabacco umido in polvere. Questo non è associato a un aumento di rischio di cancro orale ed è considerato la forma di consumo meno tossica. McRobbie conclude: "Il vaping non è per i giovani o per i non fumatori ma può aiutare una parte dei fumatori adulti a smettere ed è significativamente meno nocivo del fumo. La scelta migliore resta non fumare e non svapare".
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