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Tecnologie sanitarie obsolete: fino al 50% delle apparecchiature medio-piccole ha oltre 10 anni

Sanità pubblica Redazione DottNet | 15/12/2025 16:51

Gli ingegneri clinici lanciano l’allarme sull’anzianità del parco tecnologico ospedaliero. Bene il rinnovo delle grandi macchine con il Pnrr, ma resta scoperta la spina dorsale del Servizio sanitario nazionale.

Una parte rilevante delle tecnologie sanitarie medio-piccole in uso negli ospedali italiani ha superato da tempo il ciclo di vita raccomandato, con percentuali che oscillano tra il 25% e il 50% di apparecchiature con oltre dieci anni di anzianità.

È il risultato di una survey realizzata dall’Associazione italiana ingegneri clinici (Aiic), con la partecipazione di strutture sanitarie equamente distribuite tra Nord, Centro e Sud del Paese, che fotografa una situazione di criticità destinata a incidere non solo sull’efficienza del sistema, ma anche sulla sicurezza delle cure e sulla qualità dell’assistenza.

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Mentre le macchine e i sistemi per anestesia dovrebbero avere una vita massima di dieci anni, i defibrillatori, i laser chirurgici, le incubatrici e gli elettrobisturi andrebbero sostituiti dopo sette anni. I monitor non dovrebbero superare gli otto anni di utilizzo, mentre per gli endoscopi il ciclo di vita raccomandato è ancora più breve: cinque anni. Tempi che, nella pratica, risultano disattesi, con un progressivo invecchiamento del parco tecnologico a disposizione dei clinici.

Il nodo delle tecnologie "intermedie" e il ruolo del Pnrr

Il quadro appare più positivo sul fronte delle grandi apparecchiature diagnostiche. Nonostante il 37% delle oltre 8mila grandi tecnologie installate in Italia (Tac, risonanze magnetiche, Tc/Pet, mammografi e angiografi) abbia ancora più di dieci anni, l’obiettivo del PNRR di sostituire 3.100 grandi macchine entro giugno 2026 può virtualmente essere considerato raggiunto.

"Era un traguardo di sistema assolutamente necessario", sottolineano dall’Aiic. "Il giudizio sul rinnovo delle grandi tecnologie promosso e realizzato dal Pnrr è molto positivo", ha spiegato Stefano Bergamasco, coordinatore del Centro Studi Aiic. "Ma non dobbiamo dimenticare lo stato di salute del resto delle apparecchiature, che costituiscono la vera spina dorsale del parco tecnologico dei nostri ospedali".

Secondo Aiic l’attenzione dedicata alle grandi macchine rischia di lasciare in secondo piano un segmento tecnologico forse meno visibile ma non meno decisivo per il funzionamento quotidiano dei servizi. "Il valore delle tecnologie medio-basse è tutt’altro che marginale" ha sottolineato Bergamasco "e rappresenta oltre il 60% del parco tecnologico installato nel Servizio sanitario nazionale".

Vale la pena ricordare che proprio queste apparecchiature sono utilizzate in modo capillare nei reparti, nei pronto soccorso e nelle attività cliniche di routine, influenzando direttamente i tempi, la qualità e la sicurezza delle prestazioni.

Criticità organizzative e disallineamento tra bisogni e investimenti

Alla base della mancata sostituzione nei tempi indicati concorrono diversi fattori: budget insufficienti per l’acquisto di nuove tecnologie, difficoltà nel reperire pezzi di ricambio per dispositivi obsoleti, lentezza dei processi di approvvigionamento, burocrazia e complessità amministrative, oltre a una carenza strutturale di mappatura e monitoraggio sistematico delle tecnologie in uso.

Ma il problema più profondo, secondo l’Aiic, è di natura strategica e organizzativa. "Si percepisce un netto disallineamento tra i reali bisogni tecnologici e le scelte aziendali", ha spiegato Bergamasco. "Spesso il bisogno espresso da clinici e professionisti della tecnologia healthcare non si traduce in una decisione di acquisto, determinando uno scollamento concreto tra esigenza clinica e investimenti".

Uno scollamento che rischia di accentuare ulteriormente le disuguaglianze tra le strutture e l’omogeneità delle prestazioni sanitarie. Per gli ingegneri clinici, il tema dell’anzianità delle tecnologie medio-piccole dovrebbe quindi entrare a pieno titolo nella programmazione sanitaria nazionale e regionale, affiancando gli interventi già avviati sulle grandi apparecchiature, per evitare che il rinnovamento del sistema resti parziale e disomogeneo.

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