
Secondo il ministro Schillaci il Servizio sanitario nazionale deve puntare su prevenzione, personale e digitalizzazione per restare universale ed equo.
Il Servizio sanitario nazionale deve rimanere "un bene di tutti e un modello riconosciuto a livello mondiale» ma per affrontare le sfide dei prossimi anni «ha bisogno di riforme strutturali e di una profonda modernizzazione". È la sintesi programmatica del ministro della Salute Orazio Schillaci intervenendo alla trasmissione Elisir su Rai 3.
Punto di partenza è l’assetto demografico. L’Italia è tornata a essere tra i Paesi più longevi al mondo e prima in Europa per aspettativa di vita. Un’ottima notizia in assoluto ma che va gestita in termini di organizzazione sanitaria: "Il Ssn è nato nel 1978, oggi il mondo è cambiato e siamo un Paese che invecchia: questo ci pone nuove sfide", ha spiegato il ministro.
Prevenzione e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale
La parola chiave per la riorganizzazione del sistema è prevenzione: "dobbiamo passare da un sistema che cura gli italiani a uno che li aiuta a non ammalarsi, se vogliamo garantire sostenibilità e universalità", ha affermato Schillaci, richiamando la necessità di intervenire prima sull’insorgenza delle patologie.
In questo quadro rientra quindi il rafforzamento degli screening oncologici, con l’abbassamento dell’età di accesso per mammella e colon-retto, fino agli investimenti per arrivare allo screening gratuito del tumore del polmone, oltre a vaccinazioni e promozione di corretti stili di vita. "Non basta vivere più a lungo, dobbiamo vivere meglio", ha sottolineato il ministro, evidenziando il peso crescente delle cronicità sul sistema.
Personale sanitario e organizzazione dei servizi
Un altro snodo centrale riguarda il personale, tema molto caldo in questo periodo. "Le performance del nostro Servizio sanitario nazionale sono riconosciute in tutto il mondo soprattutto grazie alla qualità degli operatori sanitari", ha detto Schillaci. Le risorse aggiuntive previste dalla manovra, quantificabili in oltre 6,5 miliardi in più rispetto all’anno precedente - e quasi 15 miliardi nei primi tre anni di governo - saranno destinate per lo più a incrementi retributivi e nuove assunzioni, soprattutto di infermieri.
Sul piano organizzativo, il ministro ha annunciato l’adozione, dopo tredici anni, di un nuovo Piano nazionale per la salute mentale, con un’attenzione specifica ai giovani, segnalando la necessità di rafforzare risposte pubbliche a un disagio in crescita.
Equità territoriale e digitalizzazione
Liste d’attesa e disuguaglianze territoriali restano ancora nodi insoluti: "È inaccettabile che l’aspettativa di vita dipenda dal luogo di residenza", ha affermato Schillaci, ricordando il divario presente tra Nord e Sud. L’obiettivo dichiarato è quello di raggiungere l’omogeneità dell’offerta sanitaria: "È impensabile che domani esistano ospedali di serie A e di serie B".
Proprio per ridurre le disuguaglianze e modernizzare il sistema, il ministro ha indicato digitalizzazione, telemedicina e intelligenza artificiale come strumenti chiave. "La digitalizzazione è come la costruzione delle autostrade nel dopoguerra: tutti devono avere le stesse possibilità, indipendentemente da dove vivono", ha dichiarato, ricordando gli oltre 3,5 miliardi del Pnrr destinati a alla digitalizzazione e al rafforzamento dell’assistenza domiciliare.
La sfida, ha concluso, è fare in modo che il Servizio sanitario nazionale unisca la sua vocazione universalistica alla sostenibilità, in una società sempre più longeva e consapevole del valore della salute.
La Commissione Bilancio approva l’emendamento Cantù che introduce un programma nazionale sulla prevenzione reumatologica e riapre il dossier sul Ddl 946.
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