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Dispositivi medici, l’industria chiede una strategia e la politica apre al superamento del payback

All’assemblea di Confindustria Dispositivi Medici industria e istituzioni convergono su innovazione, governance e revisione del payback, tra competitività globale e sostenibilità del SSN.
Sanità pubblica

Il settore dei dispositivi medici chiede una strategia industriale e sanitaria capace di tenere insieme innovazione, sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e competitività. È questa la sintesi degli interventi emersi durante l’assemblea pubblica di Confindustria Dispositivi Medici, che ha riunito rappresentanti dell’industria, delle istituzioni e del mondo politico.

A delineare le priorità è stato il presidente Fabio Faltoni, secondo cui "economia, industria e sanità non possono più essere considerate ambiti separati, ma parti di un unico sistema da governare in modo integrato".

In uno scenario globale "sempre più complesso e imprevedibile", ha avvertito Faltoni, l’Europa rischia di perdere terreno rispetto a Stati Uniti e Cina, penalizzata da rigidità normative e da modelli di acquisto pubblici poco orientati all’innovazione.

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Innovazione, procurement e nodo payback

La richiesta degli industriali è duplice: modernizzare il procurement pubblico e superare definitivamente il meccanismo del payback, premiando qualità, innovazione e sostenibilità e non solo il prezzo. Il payback – sistema che obbliga le aziende a restituire una quota della spesa sanitaria eccedente i tetti programmati – viene indicato come uno dei principali fattori di incertezza per gli investimenti e la competitività del settore.

Sul tema è intervenuto Francesco Saverio Mennini, capo dipartimento della Programmazione del Ministero della Salute, sottolineando che "innanzitutto va definito il fabbisogno reale" e che occorre chiarire in che cosa consista "il concetto di innovazione per i dispositivi medici, in modo analogo a quanto avviene per i farmaci", anche attraverso l’ipotesi di creazione di un fondo dedicato ai dispositivi innovativi, inserito in una cornice di programmazione più chiara e rigorosa.

Ancora più netta la posizione politica. Per Ylenja Lucaselli, capogruppo in Commissione Bilancio alla Camera, "il payback è un meccanismo perverso che va eliminato, perché impedisce alle aziende italiane di essere concorrenziali con il resto d’Europa e del mondo".

Il peso economico e strategico del settore

Il settore dei dispositivi medici rappresenta oggi il terzo mercato europeo, con oltre 4.600 aziende, circa 130 mila addetti e un valore superiore ai 19 miliardi di euro. Numeri richiamati anche dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha definito il comparto "non solo essenziale per l’economia nazionale, ma centrale per la tutela della salute dei cittadini".

Secondo Schillaci, le sfide legate all’invecchiamento della popolazione e alla crescita delle cronicità impongono di percorrere con decisione la strada che porta alla modernizzazione e alla digitalizzazione dell’assistenza. In questo quadro si inserisce la revisione dei regolamenti europei sui dispositivi medici e sui diagnostici in vitro, considerata "un passaggio cruciale" per garantire un accesso più rapido a tecnologie sicure e innovative, riducendo così le barriere per le Pmi.

Dal governo segnali di apertura

Un messaggio di sostegno è arrivato anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha riconosciuto come la filiera italiana dei dispositivi medici sia stata "frenata negli ultimi decenni da un quadro normativo che ha messo a repentaglio la competitività del settore". Criticità ereditate dal passato, che il governo dichiara di voler affrontare attraverso semplificazione normativa e avviano una revisione delle regole europee.

Sul fronte del payback, Meloni ha ricordato l’intervento da 1,4 miliardi di euro per ridurre del 75% il contributo richiesto alle aziende per il quadriennio 2015-2018 e l’innalzamento, con la nuova legge di bilancio, del tetto di spesa per i dispositivi medici dal 4,4% al 4,6%, pari a circa 280 milioni di euro aggiuntivi.

Il confronto tra industria e politica restituisce così un sostanziale accordo per riportare al centro del dibattito un settore strategico della politica industriale nazionale, così strettamente connessa alla sostenibilità del SSN e alla capacità dell’Italia di fare innovazione anche in settori ad alto valore tecnologico.

Sanità pubblica
Commenti
FB
Fiorella De Berardinis
I dispositivi medici non sono farmaci. la valutazione dell'efficacia, dell'econonomicità, la prescrizione e le procedure d'acquisto (gare o altre etc) devono essere appannaggio dei medici e non dei Dirigenti farmacisti di Regioni e Aziende Sanitarie. Vedi il famoso (tristemente) caso di Vibo Valentia dove Il Direttore Farmacia ha sospeso la continuità terapeutica di dispositivi salvavita rifiutando la fornitura del consumabile perchè uscito fuorigara per un errore formale della Ditta fornitrice (non errore clinico-terapeutico) e tentato di pretendere dai medici specialistici la prescrizione per l'acquisto di altri modelli di dispositivi non indicati per que i pazienti in sostituzione dei dispositivi già pagati dall'ASP, facendo lievitare la spesa di oltre il doppio (due dispositivi per paziente comprato in 4 anni anzichè uno oltre alla spesa per l'addestramento all'uso del secondo dispositivo. D.ssa F. De Berardinis
Rispondi
15/01/2026 19:19

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