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Virus emergenti e clima: nuove diagnosi anche per i medici di famiglia

Infettivologia Redazione DottNet | 19/12/2025 13:26

Dengue, West Nile e Chikungunya non sono più solo materia da infettivologi. Il cambiamento climatico impone anche ai MMG di riconoscere nuovi quadri clinici.

Le malattie trasmesse da zanzare e zecche non sono più un evento eccezionale né un problema confinato all’estate o ai viaggi nei Paesi tropicali. Il cambiamento climatico sta modificando la geografia di alcune patologie attraverso la diffusione di vettori e la circolazione dei virus, rendendo alcune infezioni una presenza stabile anche in Italia e, in parte, destagionalizzata. Uno scenario che pone nuove sfide agli specialisti infettivologi, ma anche ai medici di medicina generale, il primo punto di contatto tra cittadino e sistema sanitario.

Il tema è al centro del XXIV Congresso della Società italiana di malattie infettive e tropicali, in corso a Riccione, dove dati epidemiologici ed esperienza clinica spiegano chiaramente come la distinzione tra malattie "importate" e quelle "autoctone" si sta progressivamente assottigliando.

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Arbovirosi: un rischio non più stagionale

I dati della sorveglianza nazionale coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità confermano l’evoluzione. Dal 1° gennaio al 9 dicembre 2025 sono stati notificati in Italia 463 casi di Chikungunya, in larga parte autoctoni, 204 casi di Dengue, 113 infezioni da Toscana virus, 58 casi di encefalite da zecche (TBE) e casi di Zika legati ai viaggi. Numeri che indicano come queste infezioni non possano più essere considerate rare o occasionali.

"Con il cambiamento climatico le stagioni fredde sono più brevi e meno intense, e questo riduce la mortalità di zanzare e zecche durante l’inverno", spiega Massimo Crapis, membro del comitato di presidenza del congresso SIMIT. "I vettori sopravvivono più a lungo e alcuni virus hanno ormai trovato le condizioni per circolare stabilmente. Malattie che fino a pochi anni fa associavamo quasi esclusivamente ai viaggi oggi devono entrare nella diagnostica differenziale anche in Italia".

Cambia la geografia e muta anche la stagionalità: le arbovirosi restano più frequenti tra giugno e settembre, ma non possono più essere escluse nemmeno nei mesi invernali, soprattutto in presenza di sintomi febbrili atipici.

Un segnale per la medicina generale

È qui che il messaggio si allarga oltre l’ambito specialistico. Febbre, cefalea, mialgie, rash cutanei o disturbi neurologici lievi, soprattutto in aree dove i vettori sono ormai presenti, non possono più essere letti solo con le categorie tradizionali delle infezioni respiratorie stagionali.

"Questi dati indicano chiaramente che non possiamo più considerare le arbovirosi come eventi sporadici", sottolinea Crapis. "Servono attenzione clinica, sorveglianza continua e consapevolezza diffusa". Un richiamo che riguarda in modo diretto anche i medici di famiglia, chiamati a intercettare precocemente quadri clinici inediti in un contesto di crescente pressione sul territorio.

Emilia-Romagna, laboratorio a cielo aperto

Quanto sta avvenendo in Emilia-Romagna è il paradigma di questo cambiamento epidemiologico. Il West Nile virus è ormai endemico in ampie aree della Pianura Padana. Il Toscana virus registra qui il maggior numero di casi autoctoni mentre la Chikungunya ha contato oltre 300 casi locali, configurandosi anch’essa come endemica. Anche la TBE, inizialmente circoscritta al Nord-Est, è oggi presente stabilmente in regione, con numerosi casi segnalati soprattutto nell’area di Modena.

Un contesto che rende sempre meno teorica la necessità, per la medicina del territorio, di aggiornare competenze e sospetti diagnostici.

Uno sguardo oltreconfine

L’Italia, dunque, deve guardare alla dimensione globale del fenomeno, che emerge anche dai dati internazionali. A Cuba il bilancio dei decessi legati all’attuale epidemia di arbovirosi è salito a 52, con 34 vittime attribuite alla chikungunya e 18 al dengue. Le autorità sanitarie segnalano oltre 47 mila casi di chikungunya e una diffusione ormai estesa a tutte le province dell’isola, con numerosi pazienti - in larga parte minori - ricoverati in condizioni gravi. Un’epidemia che, secondo le stime ufficiali, resterà attiva anche nei prossimi mesi.

Uno scenario che deve spingere a rafforzare l’attenzione anche per i sistemi sanitari europei, dove la presenza ormai stabile dei vettori aumenta il rischio di catene di trasmissione locali.

Prevenzione, viaggi e responsabilità collettiva

Per rimanere in cronaca, in vista delle vacanze natalizie, gli infettivologi richiamano l’importanza della pianificazione dei viaggi. "Rivolgersi al medico di medicina generale o agli ambulatori di medicina dei viaggi consente di valutare vaccinazioni e profilassi che richiedono settimane per essere efficaci", spiega Crapis.

Accanto alle vaccinazioni tradizionali e alla profilassi antimalarica, oggi è disponibile anche il vaccino contro la Dengue, che consente di ridurre il rischio delle forme più gravi. Restano centrali le misure di protezione individuale dalle punture di zanzara.

"Queste precauzioni non proteggono solo il singolo viaggiatore", conclude Crapis, "ma hanno un valore di sanità pubblica. In presenza di vettori diffusi sul territorio, prevenire significa proteggere sé stessi e la collettività".

Il cambiamento climatico sta quindi ridefinendo non solo la mappa delle infezioni, ma anche il perimetro della pratica clinica quotidiana. Un passaggio che chiama in causa, sempre più, la medicina generale come primo presidio di riconoscimento e risposta.

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