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Retribuzioni nel SSN: fino a 5 mila euro di differenza annua tra Nord e Sud

Sanità pubblica Redazione DottNet | 29/12/2025 17:47

ARAN: differenze territoriali contenute grazie al contratto nazionale. Perché uno scarto di 4–5 mila euro non è considerato elevato.

Nel Servizio sanitario nazionale esistono differenze retributive, ma non assumono le dimensioni che ci si potrebbe attendere osservando il Paese da Nord a Sud. Secondo l’ultimo rapporto dell’ARAN (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni), gli scarti annui tra le buste paga del personale sanitario si collocano mediamente tra i 4.000 e i 5.000 euro. Una cifra che, a prima vista, può certamente sembrare elevata, ma che viene definita "non particolarmente alta" se letta nel quadro della contrattazione pubblica.

I numeri: differenze territoriali contenute

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Il Rapporto semestrale sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti (n. 1/2025) analizza per la prima volta in modo sistematico le differenze territoriali nel comparto Sanità, con un focus sul personale non dirigente.
I dati mostrano retribuzioni medie annue intorno ai 36.000 euro per gli infermieri, circa 29.500 euro per gli assistenti amministrativi e 28.100 euro per gli operatori sociosanitari. Le differenze tra i livelli retributivi più bassi e quelli più alti, a parità di ruolo, restano nell’ordine di poche migliaia di euro all’anno.

Perché 5 mila euro non vengono considerati "tanti"

Il punto chiave non è l’importo in sé, ma il modello retributivo del SSN. Nel pubblico impiego sanitario, la parte largamente prevalente dello stipendio è definita dal contratto collettivo nazionale, che fissa livelli salariali uniformi su tutto il territorio. Questo meccanismo riduce drasticamente la possibilità di divergenze regionali ampie.

Le differenze territoriali osservate non derivano quindi da veri e propri "salari diversi", ma da una somma di elementi accessori: indennità, turnazioni, organizzazione dei servizi, scelte gestionali delle singole aziende sanitarie. In termini percentuali, uno scarto di 4–5 mila euro su una retribuzione annua che oscilla tra i 28 e i 36 mila euro rappresenta una variazione contenuta, soprattutto se confrontata con quanto avviene nel settore privato.

Il ruolo del contratto nazionale

Secondo l’ARAN, è proprio il contratto nazionale a svolgere una funzione di livellamento, garantendo una sostanziale uniformità di trattamento economico a parità di ruolo. Il rapporto sottolinea come, in assenza di marcate fratture regionali, si sviluppino piuttosto modelli di "contiguità territoriale": aziende sanitarie geograficamente vicine tendono ad allineare spontaneamente i trattamenti economici.

Questo non elimina le differenze, ma ne impedisce l’amplificazione, rendendo strutturalmente difficile la presenza di forti divari retributivi tra Nord e Sud all’interno del SSN.

Stili gestionali e margini locali

Un altro elemento che contribuisce agli scarti osservati riguarda gli "stili gestionali" delle aziende sanitarie. Alcune scelgono di valorizzare maggiormente il personale attraverso strumenti consentiti dal contratto, altre adottano politiche più conservative. Anche in questo caso, però, i margini di manovra restano limitati dal quadro contrattuale nazionale.

È in questo spazio ristretto che si collocano le differenze retributive rilevate dal rapporto, più legate all’organizzazione del lavoro che a una vera disuguaglianza salariale territoriale.

Una lettura di sistema

Nel complesso, il rapporto evidenzia una crescita degli stipendi pubblici, trainata dai recenti rinnovi contrattuali e dalla nuova Indennità di vacanza contrattuale per il triennio 2025–2027. La dinamica retributiva del settore pubblico sanitario appare quindi più stabile e regolata rispetto ad altri comparti dell’economia.

Da qui la conclusione dell’ARAN: nel contesto del SSN, differenze di 4–5 mila euro annui non indicano una frattura territoriale, ma riflettono il funzionamento di un sistema centralizzato, che privilegia l’uniformità salariale rispetto alla competizione tra territori.

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