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Aggressioni agli infermieri, oltre 130mila episodi nel 2025 tra denunce e sommerso

Secondo il sindacato Nursing Up gli infermieri sono tra i professionisti più esposti alla violenza nei luoghi di cura. Servono sicurezza reale, organici adeguati e norme più efficaci.
Professione

Nel 2025 gli episodi di aggressione ai danni degli infermieri hanno superato quota 130mila tra denunce ufficiali e casi sommersi. Il dato emerge da un’analisi realizzata dal sindacato Nursing Up in occasione della Giornata nazionale contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari.

"Gli infermieri sono tra i lavoratori più colpiti dalle aggressioni sul luogo di lavoro. Gli episodi sono aumentati del 4% rispetto all’anno precedente, confermando una drammatica emergenza sociale", afferma Antonio De Palma.

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L’analisi del sindacato si basa su dati INAIL, sullo studio Cease-It dell’Università di Genova e sui più recenti report regionali.

In sanità fino al 73% degli infortuni legati alla violenza

Secondo i dati raccolti, il settore sanitario concentra fino al 73% degli infortuni non mortali legati a episodi di violenza sul lavoro. Il personale infermieristico risulta coinvolto nel 76,6% dei casi, confermando il forte impatto del fenomeno sulla professione.

Le aree più a rischio restano i reparti psichiatrici, dove si registra il 36% degli episodi, seguiti dai pronto soccorso con il 28% e dai servizi di emergenza territoriale, in particolare il 118, con il 14%.

Il rischio aumenta soprattutto nelle ore notturne, quando gli organici sono ridotti e la presenza delle forze dell’ordine è più limitata.

Aggressioni più frequenti in Italia rispetto ad altri Paesi europei

Il confronto internazionale mostra un quadro critico per l’Italia. Secondo l’analisi del sindacato, i tassi di aggressione agli infermieri superano il 27%, più del doppio rispetto a Francia (12%), Germania (10-12%), Regno Unito (15%) e Paesi Bassi (7%).

A livello globale, World Health Organization e International Labour Organization stimano che fino al 38% degli operatori sanitari subisca violenze fisiche durante la propria attività lavorativa. Se si includono minacce e aggressioni verbali, la percentuale può arrivare fino al 70%.

Molti episodi, sottolinea Nursing Up, non vengono denunciati per paura di conseguenze, sfiducia nelle istituzioni o rassegnazione.

Più sicurezza negli ospedali e interventi strutturali

Per Luigi Baldini, presidente di ENPAPI, la crescita delle aggressioni rappresenta anche il segnale di un sistema sanitario sotto pressione.

"Bisogna mettere in campo interventi concreti nei pronto soccorso, come nuovi posti di polizia negli ospedali e un rafforzamento delle misure di controllo del territorio", afferma Baldini.

Secondo De Palma, inoltre, le misure introdotte negli ultimi anni, tra cui la legge 113 del 2020 che ha inasprito le pene per le aggressioni ai sanitari, non sono sufficienti se non accompagnate da interventi organizzativi.

"Pulsanti antipanico, videosorveglianza e vigilanza privata non risolvono le cause strutturali del problema. Servono sicurezza reale nei reparti, organici adeguati e norme che tutelino davvero chi lavora ogni giorno per curare i cittadini", conclude il presidente di Nursing Up.

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