
Il picco influenzale mette sotto pressione pronto soccorso e rete territoriale: la Sicilia come caso emblematico.
Dopo l’allarme lanciato sul sovraccarico delle centrali operative del 118 e sull’aumento dei pazienti costretti a stazionare in barella nei pronto soccorso, il quadro che arriva dalla Sicilia conferma come il picco influenzale stia agendo da vero e proprio stress test per l’organizzazione sanitaria territoriale e ospedaliera.
Non si tratta solo di un aumento stagionale degli accessi, quanto del venire al pettine di una serie di nodi strutturali non risolti: difficoltà nel filtro territoriale, rallentamento delle dimissioni, carenza di posti letto e debolezza delle politiche di prevenzione.
Pronto soccorso in sofferenza: numeri da Covid
Nelle ultime due settimane l’impennata delle sindromi influenzali ha messo sotto pressione l’intero sistema ospedaliero regionale, con indici di sovraffollamento che in alcuni presidi superano il 300%. Al Civico di Palermo, ad esempio, l’indice ha raggiunto il 192%, con oltre ottanta pazienti presenti a fronte di poco più di quaranta postazioni operative.
Il dato più critico riguarda la permanenza prolungata in pronto soccorso: decine di pazienti restano in barella per 24, 48 o più ore in attesa di un ricovero, segnalando quindi un blocco a valle del percorso assistenziale. Ciò rallenta l’accesso di nuovi pazienti e peggiora la qualità dell’assistenza.
Influenza come detonatore, non come causa unica
L’epidemia influenzale in corso, caratterizzata da un’elevata incidenza di complicanze respiratorie, sta allungando le degenze e riducendo il turnover dei posti letto. Una situazione preventivatile ma che, nell’attualità, rappresenta un detonatore per un sistema alle prese con difficoltà strutturali.
La combinazione tra pazienti più anziani e fragili, carenze nella medicina territoriale e difficoltà organizzative ospedaliere fa sì che l’urto stagionale non possa essere assorbito, traducendosi invece in una rapida congestione delle strutture.
Prevenzione e rete ospedaliera: i nodi irrisolti
Secondo i rappresentanti dei medici ospedalieri siciliani, il quadro attuale è aggravato da una scarsa adesione alla campagna vaccinale antinfluenzale e dal ritardo nell’aggiornamento della rete ospedaliera regionale. Un tema che emerge ormai ogni inverno, contestualmente al sopraggiungere dell’ondata influenzale.
La prevenzione, in questo contesto, non va considerata quindi una protezione individuale, ma un atto per la tenuta complessiva del sistema. Meno vaccinazioni significano più complicanze, più ospedalizzazioni, degenze più lunghe e pressione elevata sui pronto soccorso.
Un problema di programmazione sanitaria
Il caso siciliano non va stigmatizzato come caso a sé, ma è il paradigma di un quadro nazionale che va ridisegnato nel coordinamento tra territorio, emergenza-urgenza e ospedale. L’influenza non crea il problema, ma ne evidenzia gli effetti, richiamando così il tema della programmazione sanitaria, della distribuzione dei posti letto e dell’integrazione tra prevenzione e assistenza.
In questo senso, l’andamento dell’attuale stagione influenzale conferma che senza reti territoriali solide e politiche preventive efficaci, ogni picco stagionale rischia di trasformarsi in un periodo emergenziale.
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Con il picco influenzale aumentano gli accessi e i pazienti fragili fermi in barella. Ma il problema è strutturale e riguarda l’organizzazione complessiva delle reti assistenziali.
Aumentano le chiamate al sistema di emergenza durante l’inverno, ma oltre il 60% riguarda casi non urgenti. Per gli esperti il problema riguarda l’organizzazione delle reti territoriali.
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